Alle ore 8.15 di quel lontano agosto "little boy"(ragazzino-il nome della boma) piombò sulla cittadina giapponese di Hiroshima segnando così l'inizio di una nuova era. Accadde qualcosa che nessuno avrebbe potuto mai nemmeno immaginare. Un nuovo sole si accese in un istante, un immenso calore e poi solo il silenzio. Il "pikadon" (Lampo-Tuono parola creata dai giapponesi per descrivere il fenomeno) colse tutti di sorpesa quella tranquilla mattina di agosto.
Era la conclusione del famoso "progetto Manhattan" ovvero una ricerca che vide impegnati migliaia di scienziati per lo studio e la realizzazione di un nuovo timpo di bomba, ottenuta mediante la disintegrazione a catena dell'atomo.
Un progetto nato negli USA nei primi anni '40 e sviluppatosi nel segreto più assoluto, e che, portò alla costruzione della prima bomba atomica, nel luglio 1945, a Los Alamos(New Mexico) sotto la direzione di Robert Oppenheimer e a cui diede un grosso contributo l'italiano Enrico Fermi.
Il risultato fu così impressionante che il pool di scienziati si divise sull'utilizzo o meno della bomba.
In quei giorni. il Giappone, era ormai stato messo in ginocchio, e stava trattando con gli Americani per una resa che gli permettesse di "salvare la faccia". Come molti sapranno, per la tradizione e la cultura nipponica, la sconfitta è un atto di profondo disonore, senza contare che si doveva fare i conti con la figura dell'imperatore(Tenno) considerato dai giapponesi come un semidio. E' evidente che si sarebbe stato necessario studiare una resa che permettesse al Giappone di uscire sconfitto ma "a testa alta".
Nel frattempo le forze armate USA, avevano occupato l'isola di Okinawa e si trovavano a soli 500 km dalle coste giapponesi. Se il Giappone non si fosse arreso sarebbe stato necessario invaderlo dal mare, e probabilmente i nipponici avrebbero combattutto fino all'ultimo uomo. Lo sbarco si sarebbe trasformato in una carneficina da ambo le parti.
Fu per questo che iniziarono febbrili trattative per la firma di una resa, anche perchè era ciò che effettivamente i giapponesi volevano.
Ma a Washington, il presidente Harry S. Truman ed i suoi consiglieri, non erano dello stesso avviso. Lo sbarco(mai avvenuto, ne progettato) era da eviatare assolutamente, ed inoltre, si doveva "dare una lezione" al Giappone prima che l'URSS decidesse un invasione autonomamente. Una lezione, non solo al paese del "sol levante", ma a tutto il mondo. Tutti dovevano aver ben chiaro quale fosse la potenza degli Stati Uniti. Con il beneplacito degli scienziati "interventisti" tra cui lo stesso Oppenheimer, e gli alti comandi militari, il presidente decise di sperimentare questo nuovo potente ordigno.
La missione venne studiata nei minimi particolari. Ogni dato ed ogni informazione sarebbero stati raccolti, analizzati e studiati.
La parte principale fu affidata al colonnelo Paul W.Tibbets (29 anni) ed all'equipaggio del bombardiere B-29 "Enola Gay". Altri due B-29 avrebbero affiancato quello di Tibbets con il compito di portare apparecchi fotografici e di misurazione.
Il 6 agosto 1945, alle 2,45 l' Enola Gay decollò dall'isola di Tinian con la bomba. "Little Boy" era lungo 3 mt, largo 71 cm e pesante 4000 kg. Al suo interno i 60 kg di Uranio 235 che avrebbero innescato la reazione a catena. Il suo potenziale era di 15 kilotoni. (equivalenti a 15.000 kg di esplosivo convenzionale, TNT)
Alle ore 8,15 avvenne lo sgancio della bomba che esploderà a 550 metri da suolo (per incrementare il potere distruttivo). "Dio mio, che cosa abbiamo fatto" fu udito esclamare dal mitragliere di coda.
Subito ci fu un lampo che cancellò ogni ombra. Poi l'onda d'urto, impressionate, che spazzò via qualsiasi cosa. Ed infine il calore, 7000 gradi centigradi. Tutte questo nel silenzio più assoluto. Il boato fu udibile solo a 40 km da Hiroshima. Coloro che si trovavano in prossimità dell'epicentro furono letterlamente polverizzati o consumati dal calore. Di loro restarono solamente le ombre impresse sui muti o sul terreno. Fino 3 km, ed olte, dall'epicentro la pelle nuda si staccava a brani dal corpo o restava penzolante dalle punta delle dita. Coloro che non si volatilizzarono all'istante, vagavano ora come zombie, pesantemente feriti ed ustionati in cerca di acqua. Ma lo stesso fiume Ohta, che attraversa la città, era pieno di cadaveri. E poi venne la pioggia. Enormi gocce color pece, prodotte dalla vaporizzazione dell'umidità e rese nere dalla polvere radioattiva e dalla cenere. Ai sopravvisuti si presentò uno spettacolo agghiacciante. La quasi totalità degli edifici era stata rasa al suolo, ovunque vi erano pile di cadaveri, e migliaia di moribondi orrbilmente ustionati, con la pelle penzolante, buchi al posto dei nasi, senza arti...la confusione, lo smarrimento, il terrore.
Ma per coloro che sono sopravvisuti, la morte è solo questione di tempo. Ciò che non ha fatto l'esplosione lo faranno le radiazioni.(Che ancora oggi, a 60 anni di distanza mietono vittime).
Un comunicato ufficiale del 5 settembe '45 di un inviato Reuters, Peter Burchett, segnala che: "quanti sono vivi, senza nessuna ragione apparente, vedono la loro salutre declinare rapidamente. Perdono l'appetito, i loro capelli cadono, il loro corpo si cosparge di macchie azzurrognole, sanguinano da orecchie, bocca e naso, e poi muoiono.
Tre giorni dopo, il 9 agosto, venne sganciata su Nagasaki, una bomba al plutonio (chiamata Fat Man-Grassone) più potente della precedente e che causò morte e distruzione analoghi a quelli di Hiroshima. Se sembra assurdo l'utilizzo della prima bomba, quello della seconda è ancora più odioso, poichè è evidente che fu fatto solo per provare la differenza che c'era tra la bomba all'uranio(quella di Hiroshima) e quella al plutonio(Nagasaki).
Si stima che 70.000 persone morirono all'istante, altrettante fuorno quelle pesantemente ferite ed è ancora in crescita il numero delle persone morte a causa del "fallout" radioattivo che portò malattie e deformazioni. Una lista a cui quest'anno sono stati aggiunti altri 5.000 nomi che portano il totale delle vittime a 242.437.
In pochi secondi, si scatenò una forza distruttrice mai vista prima. L'uomo aveva imbrigliato il potere dell'atomo e con esso la possibilità di annientare intere popolazioni e addirittura farle regredire all'età della pietra segnando così l'inizio dell'era nucleare. Anni che vedranno una corsa agli armamenti (migliaia di ordigni nuclari prodotti, con potenze fino a 20 Megatoni, 20 milioni di tonnellate di TNT)ed il mondo diviso in blocchi in equilibrio sul concetto della distruzione reciproca assicurata (o MAD-Mutually Assured Destruction).
Ancora una volta, l'uomo decise di seguire la propria sete di potere e di potenza, nascondendola sotto il nome di "progresso". Al giorni d'oggi, le migliaia di morti di quel fatidico giorno, lasciano l'amaro in bocca, facendo intendere che ben poco è giunto a noi come monito per il presente e per il futuro. Morti per cui nessuno ha ancora chiesto perdono.
Era la conclusione del famoso "progetto Manhattan" ovvero una ricerca che vide impegnati migliaia di scienziati per lo studio e la realizzazione di un nuovo timpo di bomba, ottenuta mediante la disintegrazione a catena dell'atomo.
Un progetto nato negli USA nei primi anni '40 e sviluppatosi nel segreto più assoluto, e che, portò alla costruzione della prima bomba atomica, nel luglio 1945, a Los Alamos(New Mexico) sotto la direzione di Robert Oppenheimer e a cui diede un grosso contributo l'italiano Enrico Fermi.
Il risultato fu così impressionante che il pool di scienziati si divise sull'utilizzo o meno della bomba.
In quei giorni. il Giappone, era ormai stato messo in ginocchio, e stava trattando con gli Americani per una resa che gli permettesse di "salvare la faccia". Come molti sapranno, per la tradizione e la cultura nipponica, la sconfitta è un atto di profondo disonore, senza contare che si doveva fare i conti con la figura dell'imperatore(Tenno) considerato dai giapponesi come un semidio. E' evidente che si sarebbe stato necessario studiare una resa che permettesse al Giappone di uscire sconfitto ma "a testa alta".
Nel frattempo le forze armate USA, avevano occupato l'isola di Okinawa e si trovavano a soli 500 km dalle coste giapponesi. Se il Giappone non si fosse arreso sarebbe stato necessario invaderlo dal mare, e probabilmente i nipponici avrebbero combattutto fino all'ultimo uomo. Lo sbarco si sarebbe trasformato in una carneficina da ambo le parti.
Fu per questo che iniziarono febbrili trattative per la firma di una resa, anche perchè era ciò che effettivamente i giapponesi volevano.
Ma a Washington, il presidente Harry S. Truman ed i suoi consiglieri, non erano dello stesso avviso. Lo sbarco(mai avvenuto, ne progettato) era da eviatare assolutamente, ed inoltre, si doveva "dare una lezione" al Giappone prima che l'URSS decidesse un invasione autonomamente. Una lezione, non solo al paese del "sol levante", ma a tutto il mondo. Tutti dovevano aver ben chiaro quale fosse la potenza degli Stati Uniti. Con il beneplacito degli scienziati "interventisti" tra cui lo stesso Oppenheimer, e gli alti comandi militari, il presidente decise di sperimentare questo nuovo potente ordigno.
La missione venne studiata nei minimi particolari. Ogni dato ed ogni informazione sarebbero stati raccolti, analizzati e studiati.
La parte principale fu affidata al colonnelo Paul W.Tibbets (29 anni) ed all'equipaggio del bombardiere B-29 "Enola Gay". Altri due B-29 avrebbero affiancato quello di Tibbets con il compito di portare apparecchi fotografici e di misurazione.
Il 6 agosto 1945, alle 2,45 l' Enola Gay decollò dall'isola di Tinian con la bomba. "Little Boy" era lungo 3 mt, largo 71 cm e pesante 4000 kg. Al suo interno i 60 kg di Uranio 235 che avrebbero innescato la reazione a catena. Il suo potenziale era di 15 kilotoni. (equivalenti a 15.000 kg di esplosivo convenzionale, TNT)
Alle ore 8,15 avvenne lo sgancio della bomba che esploderà a 550 metri da suolo (per incrementare il potere distruttivo). "Dio mio, che cosa abbiamo fatto" fu udito esclamare dal mitragliere di coda.
Subito ci fu un lampo che cancellò ogni ombra. Poi l'onda d'urto, impressionate, che spazzò via qualsiasi cosa. Ed infine il calore, 7000 gradi centigradi. Tutte questo nel silenzio più assoluto. Il boato fu udibile solo a 40 km da Hiroshima. Coloro che si trovavano in prossimità dell'epicentro furono letterlamente polverizzati o consumati dal calore. Di loro restarono solamente le ombre impresse sui muti o sul terreno. Fino 3 km, ed olte, dall'epicentro la pelle nuda si staccava a brani dal corpo o restava penzolante dalle punta delle dita. Coloro che non si volatilizzarono all'istante, vagavano ora come zombie, pesantemente feriti ed ustionati in cerca di acqua. Ma lo stesso fiume Ohta, che attraversa la città, era pieno di cadaveri. E poi venne la pioggia. Enormi gocce color pece, prodotte dalla vaporizzazione dell'umidità e rese nere dalla polvere radioattiva e dalla cenere. Ai sopravvisuti si presentò uno spettacolo agghiacciante. La quasi totalità degli edifici era stata rasa al suolo, ovunque vi erano pile di cadaveri, e migliaia di moribondi orrbilmente ustionati, con la pelle penzolante, buchi al posto dei nasi, senza arti...la confusione, lo smarrimento, il terrore.
Ma per coloro che sono sopravvisuti, la morte è solo questione di tempo. Ciò che non ha fatto l'esplosione lo faranno le radiazioni.(Che ancora oggi, a 60 anni di distanza mietono vittime).
Un comunicato ufficiale del 5 settembe '45 di un inviato Reuters, Peter Burchett, segnala che: "quanti sono vivi, senza nessuna ragione apparente, vedono la loro salutre declinare rapidamente. Perdono l'appetito, i loro capelli cadono, il loro corpo si cosparge di macchie azzurrognole, sanguinano da orecchie, bocca e naso, e poi muoiono.
Tre giorni dopo, il 9 agosto, venne sganciata su Nagasaki, una bomba al plutonio (chiamata Fat Man-Grassone) più potente della precedente e che causò morte e distruzione analoghi a quelli di Hiroshima. Se sembra assurdo l'utilizzo della prima bomba, quello della seconda è ancora più odioso, poichè è evidente che fu fatto solo per provare la differenza che c'era tra la bomba all'uranio(quella di Hiroshima) e quella al plutonio(Nagasaki).
Si stima che 70.000 persone morirono all'istante, altrettante fuorno quelle pesantemente ferite ed è ancora in crescita il numero delle persone morte a causa del "fallout" radioattivo che portò malattie e deformazioni. Una lista a cui quest'anno sono stati aggiunti altri 5.000 nomi che portano il totale delle vittime a 242.437.
In pochi secondi, si scatenò una forza distruttrice mai vista prima. L'uomo aveva imbrigliato il potere dell'atomo e con esso la possibilità di annientare intere popolazioni e addirittura farle regredire all'età della pietra segnando così l'inizio dell'era nucleare. Anni che vedranno una corsa agli armamenti (migliaia di ordigni nuclari prodotti, con potenze fino a 20 Megatoni, 20 milioni di tonnellate di TNT)ed il mondo diviso in blocchi in equilibrio sul concetto della distruzione reciproca assicurata (o MAD-Mutually Assured Destruction).
Ancora una volta, l'uomo decise di seguire la propria sete di potere e di potenza, nascondendola sotto il nome di "progresso". Al giorni d'oggi, le migliaia di morti di quel fatidico giorno, lasciano l'amaro in bocca, facendo intendere che ben poco è giunto a noi come monito per il presente e per il futuro. Morti per cui nessuno ha ancora chiesto perdono.
