Salve, come va?
Ieri ho mancato allappuntamento perché troppo scosso dalle immagini e le notizie che riportavano le sofferenze del prete eroe.
Non voglio sembrare fuori luogo, o scontato, nel trattare un argomento di interesse mondiale, che sta riempiendo intere pagine e spazi giornalistici.
Ma permettetemi una considerazione a voce alta, su questo uomo.
Io, in passato, ero in forte disaccordo con la figura del papa. Lho sempre identificato come una forma emblematica ed impotente, messa lì per volontà altrui.
Una sorta di bamboccio (passatemi il termine) che deve mostrare la grandezza e magnificenza della chiesa e nullaltro.
Ho sempre condannato la sua inoperosità nei riguardi della sofferenza vera, che non ha bisogno di vestiti bardati e di sgargianti rossi cardinali, ma di aiuti e presenze reali nelle stanze della sofferenza perenne e irrimediabile.
Ma questo Giovanni, papa dei giovani, mi ha fatto ricredere.
Giovanni (è bello chiamarlo per nome, come si fa con un padre, un figlio o lo stesso Gesù) ha saputo partecipare e convivere i disagi del mondo (leggete un po delle sue encicliche e capirete il perché delle mie considerazioni).
Una serie infinita di viaggi e spedizioni di pace e misericordia che saranno ricordati a lungo. Una tenacia unica ed irreprensibile che ha commosso.
Una compattezza ed una volontà estrema di avvicinare la chiesa ai giovani, che ha disarmato tutti.
Lo state osservando anche voi, in immagini di repertorio, questomino, geniale propulsore di generosità, che nella sua missione si è spinto nelle terre Sante, nei luoghi di enorme sofferenza e di radicali cambiamenti.
Luomo che ha diviso il mondo ed il pensiero ideologico dei non cattolici.
Luomo che, con la sola forza della parola, ha contribuito ad abbattere muri e benedire terre promesse, o rimanere in silenzio davanti ai muri inzuppati di pianto e sofferenza.
Questo uomo tanto testardo, da scrivere sui giovani e depositargli le speranze del futuro.
Ed è proprio di questa compattezza che mi piace parlare per un istante.
E sorprendente assistere allo spettacolo naturale, spinto solo dalla riconoscenza, che ci mostrano le tivù di tutto il mondo, che si accaniscono a parlare delluomo più famoso e conosciuto della terra.
Vedere migliaia di giovani che vegliano sulla sua sofferenza o pregano e piangono, sono unimmagine di assoluto riguardo. Lasciano riflettere e convincono che... non è vero che Dio non è nei giovani di oggi.
Qualsiasi notizia mozzafiato ci verrà comunicata nei prossimi giorni, su questo mirabile prete Giovanni dovremo saperlo ringraziare per averci insegnato LA SPERANZA.
Basta non aggiungo altro.
Dovrei continuare ad accodarmi ai rotocalchi per parlare del caso Terri Schiavo ma non lo faccio.
Chi mi segue da tempo conosce gia il mio pensiero sulleutanasia.
Non sono nelle condizioni di poter comprendere dove è stata collocata la linea di separazione che divide lomicidio dalla coscienza umana, se trattiamo largomento morte volontaria.
Io penso, però, che tutti quanti noi abbiamo un diritto sacrosanto da salvaguardare: la propria dignità!
Si! Anche in casi estremi, e vicini alla morte.
Anche una sofferenza, tanto muta, quanto impossibile da guarire, dovrebbe far riflettere più a lungo, prima di sparare sentenze.
E una posizione di comodo quella assunta dagli accusatori di omicidio, se non restano a riflettere su quanta sofferenza si moltiplica restando accanto ad un malato inguaribile, che non chiede nulla ma solo perché non gli è permesso e che, forse invece, se potesse per un solo istante dire la sua, sulla sua vita... CHISSA!
Quelle persone che stanno compattando reclute per promuovere sempre più corposi movimenti di protesta, vorrei chiedergli dove sono stati nei 15 anni di sofferenza di Terri . quanti di loro si sono sostituiti al marito, o quanti altri gli sono stati accanto per lenire le sofferenze silenziose ma inumani e, forse, indegne di una ragazza che ha continuato a vivere per mezzo di una macchina!
Forse commetto unimprudenza a considerare che senza quel macchinario Terri sarebbe salita al cielo 15 anni fa, portandosi dietro i presagi di possibili lunghe sofferenze ed inutili proteste che non servono a niente.
Se, per ognuno di quei manifestanti, si fosse creata una lista di disponibilità ad accudire le grida silenziose di Terri forse vivrebbe per decenni ancora ma chissà il perché, sono venuti fuori soltanto adesso.
Chiedo scusa dello sfogo e del mio pensiero, completamente personale, ma Vi racconto di un accaduto, molto personale, che chiude questo editoriale e lo riconduce allinizio dellargomento trattato.
Il 5 maggio di due anni fa, ero in un grande ospedale di Napoli, sbattuto in una corsia affollata di lettini di emergenza, tra spintoni, pianti, urla e imprecazioni.
Ero lì... da solo con me stesso, per provare ad assistere gli ultimi sospiri affannosi e malati di mio padre.
La gente continuava ad arrembare ed assaltare ogni spazio disponibile, dimenticando il rispetto per quel luogo di sofferenza e per chi chiedeva solo silenzio attorno a se.
Io ero lì in mezzo a quella folla chiassosa, a stringere la mano di mio padre sofferente e muto, allo stremo delle forze.
Ero li mano nella mano, con quelluomo buono, che si è lasciato ricordare come una persona dolce, gentile, sensibile e senza nessuna accusa di cattiveria, superbia o violenza da perpetrargli contro.
Un uomo che ha dedicato lintera esistenza per la moglie e suo figlio.
Un uomo che ho amato, e ancora lo porto con me, quotidianamente nel cuore, a cui gli ho scorto sottilissime lacrime di dolore, da occhi semichiusi dal rumore e dalle luci irriguardose di quel corridoio anticamera di un Inferno irriverente e irrispettoso.
Ero lì ho chiuso gli occhi ho annullato lo spazio attorno a me, e in silenzio ho pregato Dio perché fermasse la sua sofferenza e lo accogliesse nel suo MONDO... ETERNO è più silenzioso!
Era mio padre era in fin di vita e per rispetto suo, in riconoscenza di una vita generosa e sacrificata al dovere, che non meritava il chiasso frenetico del mondo che continuava a muoversi attorno a noi ho chiesto di lasciarlo morire in fretta, se non ci potesse essere alcuna possibilità di guarigione.
Se quello era il suo ultimo spezzone di vita doveva essere accorciato il più possibilmente.
Non meritava una sofferenza lunga e non era giusto, per me, umiliare la sua dignità, lasciandolo in quella barella, in un corridoio, con un filo di fiato... senza poterlo aiutare!
Anche quella è una specie di eutanasia richiesta anche quello è un modello di omicidio sperato anche quella è una forma irriguardosa di allontanarsi dalla sofferenza altrui ma ho creduto giusto, in rispetto della sua grande generosità dimostrata in vita, chiedere un regalo a Dio e stroncare ogni sofferenza ingiusta e irriguardosa.
Se ho sbagliato ne pagherò le conseguenze ma non mi pento di quanto ho chiesto a Dio, e confessato a Voi: non ho chiesto la morte ma LA LIBERAZIONE!
Ciao buon fine settimana a tutti
- Gianco-
Ieri ho mancato allappuntamento perché troppo scosso dalle immagini e le notizie che riportavano le sofferenze del prete eroe.
Non voglio sembrare fuori luogo, o scontato, nel trattare un argomento di interesse mondiale, che sta riempiendo intere pagine e spazi giornalistici.
Ma permettetemi una considerazione a voce alta, su questo uomo.
Io, in passato, ero in forte disaccordo con la figura del papa. Lho sempre identificato come una forma emblematica ed impotente, messa lì per volontà altrui.
Una sorta di bamboccio (passatemi il termine) che deve mostrare la grandezza e magnificenza della chiesa e nullaltro.
Ho sempre condannato la sua inoperosità nei riguardi della sofferenza vera, che non ha bisogno di vestiti bardati e di sgargianti rossi cardinali, ma di aiuti e presenze reali nelle stanze della sofferenza perenne e irrimediabile.
Ma questo Giovanni, papa dei giovani, mi ha fatto ricredere.
Giovanni (è bello chiamarlo per nome, come si fa con un padre, un figlio o lo stesso Gesù) ha saputo partecipare e convivere i disagi del mondo (leggete un po delle sue encicliche e capirete il perché delle mie considerazioni).
Una serie infinita di viaggi e spedizioni di pace e misericordia che saranno ricordati a lungo. Una tenacia unica ed irreprensibile che ha commosso.
Una compattezza ed una volontà estrema di avvicinare la chiesa ai giovani, che ha disarmato tutti.
Lo state osservando anche voi, in immagini di repertorio, questomino, geniale propulsore di generosità, che nella sua missione si è spinto nelle terre Sante, nei luoghi di enorme sofferenza e di radicali cambiamenti.
Luomo che ha diviso il mondo ed il pensiero ideologico dei non cattolici.
Luomo che, con la sola forza della parola, ha contribuito ad abbattere muri e benedire terre promesse, o rimanere in silenzio davanti ai muri inzuppati di pianto e sofferenza.
Questo uomo tanto testardo, da scrivere sui giovani e depositargli le speranze del futuro.
Ed è proprio di questa compattezza che mi piace parlare per un istante.
E sorprendente assistere allo spettacolo naturale, spinto solo dalla riconoscenza, che ci mostrano le tivù di tutto il mondo, che si accaniscono a parlare delluomo più famoso e conosciuto della terra.
Vedere migliaia di giovani che vegliano sulla sua sofferenza o pregano e piangono, sono unimmagine di assoluto riguardo. Lasciano riflettere e convincono che... non è vero che Dio non è nei giovani di oggi.
Qualsiasi notizia mozzafiato ci verrà comunicata nei prossimi giorni, su questo mirabile prete Giovanni dovremo saperlo ringraziare per averci insegnato LA SPERANZA.
Basta non aggiungo altro.
Dovrei continuare ad accodarmi ai rotocalchi per parlare del caso Terri Schiavo ma non lo faccio.
Chi mi segue da tempo conosce gia il mio pensiero sulleutanasia.
Non sono nelle condizioni di poter comprendere dove è stata collocata la linea di separazione che divide lomicidio dalla coscienza umana, se trattiamo largomento morte volontaria.
Io penso, però, che tutti quanti noi abbiamo un diritto sacrosanto da salvaguardare: la propria dignità!
Si! Anche in casi estremi, e vicini alla morte.
Anche una sofferenza, tanto muta, quanto impossibile da guarire, dovrebbe far riflettere più a lungo, prima di sparare sentenze.
E una posizione di comodo quella assunta dagli accusatori di omicidio, se non restano a riflettere su quanta sofferenza si moltiplica restando accanto ad un malato inguaribile, che non chiede nulla ma solo perché non gli è permesso e che, forse invece, se potesse per un solo istante dire la sua, sulla sua vita... CHISSA!
Quelle persone che stanno compattando reclute per promuovere sempre più corposi movimenti di protesta, vorrei chiedergli dove sono stati nei 15 anni di sofferenza di Terri . quanti di loro si sono sostituiti al marito, o quanti altri gli sono stati accanto per lenire le sofferenze silenziose ma inumani e, forse, indegne di una ragazza che ha continuato a vivere per mezzo di una macchina!
Forse commetto unimprudenza a considerare che senza quel macchinario Terri sarebbe salita al cielo 15 anni fa, portandosi dietro i presagi di possibili lunghe sofferenze ed inutili proteste che non servono a niente.
Se, per ognuno di quei manifestanti, si fosse creata una lista di disponibilità ad accudire le grida silenziose di Terri forse vivrebbe per decenni ancora ma chissà il perché, sono venuti fuori soltanto adesso.
Chiedo scusa dello sfogo e del mio pensiero, completamente personale, ma Vi racconto di un accaduto, molto personale, che chiude questo editoriale e lo riconduce allinizio dellargomento trattato.
Il 5 maggio di due anni fa, ero in un grande ospedale di Napoli, sbattuto in una corsia affollata di lettini di emergenza, tra spintoni, pianti, urla e imprecazioni.
Ero lì... da solo con me stesso, per provare ad assistere gli ultimi sospiri affannosi e malati di mio padre.
La gente continuava ad arrembare ed assaltare ogni spazio disponibile, dimenticando il rispetto per quel luogo di sofferenza e per chi chiedeva solo silenzio attorno a se.
Io ero lì in mezzo a quella folla chiassosa, a stringere la mano di mio padre sofferente e muto, allo stremo delle forze.
Ero li mano nella mano, con quelluomo buono, che si è lasciato ricordare come una persona dolce, gentile, sensibile e senza nessuna accusa di cattiveria, superbia o violenza da perpetrargli contro.
Un uomo che ha dedicato lintera esistenza per la moglie e suo figlio.
Un uomo che ho amato, e ancora lo porto con me, quotidianamente nel cuore, a cui gli ho scorto sottilissime lacrime di dolore, da occhi semichiusi dal rumore e dalle luci irriguardose di quel corridoio anticamera di un Inferno irriverente e irrispettoso.
Ero lì ho chiuso gli occhi ho annullato lo spazio attorno a me, e in silenzio ho pregato Dio perché fermasse la sua sofferenza e lo accogliesse nel suo MONDO... ETERNO è più silenzioso!
Era mio padre era in fin di vita e per rispetto suo, in riconoscenza di una vita generosa e sacrificata al dovere, che non meritava il chiasso frenetico del mondo che continuava a muoversi attorno a noi ho chiesto di lasciarlo morire in fretta, se non ci potesse essere alcuna possibilità di guarigione.
Se quello era il suo ultimo spezzone di vita doveva essere accorciato il più possibilmente.
Non meritava una sofferenza lunga e non era giusto, per me, umiliare la sua dignità, lasciandolo in quella barella, in un corridoio, con un filo di fiato... senza poterlo aiutare!
Anche quella è una specie di eutanasia richiesta anche quello è un modello di omicidio sperato anche quella è una forma irriguardosa di allontanarsi dalla sofferenza altrui ma ho creduto giusto, in rispetto della sua grande generosità dimostrata in vita, chiedere un regalo a Dio e stroncare ogni sofferenza ingiusta e irriguardosa.
Se ho sbagliato ne pagherò le conseguenze ma non mi pento di quanto ho chiesto a Dio, e confessato a Voi: non ho chiesto la morte ma LA LIBERAZIONE!
Ciao buon fine settimana a tutti
- Gianco-
