E' un tranquillo sabato di meta' marzo, praticamente ieri. Come capita alle volte, compro "La Stampa" (http://www.lastampa.it/), storico quotidiano torinese, che appunto al sabato ha l'inserto "ttL, tuttoLibritempolibero" (scritto proprio cosi', con le maiuscole, la virgola e i grassetti piazzati strategicamente). Articolo di prima pagina: "Di tutto un Blog", a firma di Giancluca Nicoletti (http://www.archivio.raiuno.rai.it/schede/9018/901861.htm).
Mi incuriosisce, ed inizio a leggere i due riassuntini in rosso maiuscolo ai lati dell'immagine a centro pagina. Primo intervento: "La blogosfera italiana e' universo piramidale elitario, altro che liberta' espressiva e letteratura spontanea. A dettar legge e' qualche decina di fighetti ben vellicati da amici con addentellati old mediatici". Gia' mi tocca rileggerlo tre-quattro volte per cogliere il senso di queste due frasi, poi passo al secondo riassuntino: "Citandosi e track-backandosi moltiplicano le loro perle di saggezza, arguzia e antagonismo tarocco nell'ipercubo multimediale, ma se non ne parla qualche bel giornalone si ha l'impressione di aver perso tempo".
Come Neo in Matrix quando si e' trovato davanti la pillola rossa e quella blu, potete a questo punto prendere due strade: chiudere tutto e spostare il vostro mouse da qualche altra parte (magari in qualche altro blog?), o leggere cosa penso io di tutto questo (magari leggendo l'articolo originale (http://www.jojofc.it/LJ/blogosfera.pdf), anche!).
Ancor prima di iniziare a leggere l'articolo, quei due riassuntini rossi mihanno lasciato abbastanza perplesso. Amcor prima di vederne i contenuti, percepivo quel linguaggio (...questo si'!) fighetto: e va detto che questo e' il parere di chi non ha mai usato il verbo track-backare in una frase italiana, e nemmeno in una frase inglese. Per non parlar poi dell'ipercubo multimediale, che proprio non riesco a capire cosa sia: l'ipercubo lo conosco (e' un cubo a quattro dimensioni, piu' o meno descrivibile come un cubo inserito al centro di un altro cubo piu' grande), ma con la multimedialita' non so proprio cosa ci azzecchi. Ma continuiamo, per fortuna o per sventura, ed addentriamoci nell'articolo, leggendo definizioni di "bittume superfluo" e chiedendosi "perche' alle nostre latitudini essere blogger sia assimilato all'appartenenza ad una compagnia di giro che si rafforza di dibattito in dibattito", magari "linkandosi e rilinkandosi a vicenda".
Si parla, in quest'ultimo caso, di "cento astri splendenti (sempre gli stessi)" che sarebbero poi le colonne della cosiddetta blogosfera. Quel che mi vien da pensare e' che i blog siano crudelmente troppi, sia per essere letti che per essere recensiti da un giornalista, e men che meno da questo giornalista; ne' possonoe ssere giudicati, in quanto spazio di opinioni personali che, fino a prova contraria, mi sento pur libero di esprimere.
I Cento di prima sono una "famiglia Auditel cyberfighetta", e gli altri sono "reietti che nascono e muoiono". C'e' la palese affermazione che il blog possa essere "qualcosa di piu' che un limbo artificiale in attesa di un editore vero". Ma stiamo scherzando?? Se io intervengo nel mio blog e' perche' ho voglia di scriverci qualcosa, non perche' voglio trovarmi un editore che me lo pubblichi... e penso che la stessa cosa valga anche per molte altre persone, generalizzare non e' quasi mai un bene e questo articolo non rappresenta un'eccezione.
Ma diventa tutto piu' chiaro (forse...) nel momento in cui Nicoletti afferma che "una costante che aleggia sottile in tutto l'universo blog e' quella della depressione". Ora, non so voi come vi sentite ma io non penso di essere cosi' depresso mentre scrivo: d'accordo, ci sara' quel giorno in cui c'e' uno sconforto, una delusione, una crisi mistica che fa vedere il mondo in modo nero e inutile, ma da questo a dire che tutto quanta la blogosfera e' depressa... beh, ce ne corre. Ma continuiamo a leggere: "Perche' il blog deprime? Forse perche' e' il vizio solitario per la maggior parte di quanti ne coltivino la pratica. Forse perche' si e' soli, introversi, isolati dal mondo quando si blogga. Forse perche' alla fine non si ha bisogno di nessuno quando si blogga. Forse perche' chi blogga vorrebbe qualcosa di piu' per esprimersi. Non so forse tutta la rete e' deprimente, ma il blog ha un'accezione saturnina piu' radicale."
Ah, adesso siamo saturnini, lunatici, volitivi, ed anche molto depressi e solitari: mi chiedo a questo punto (e per questo giornalista) dove stia di casa la felicita', se tutto questo male e' rannicchiato nella semplice espressione di una mia opinione (il blog, appunto). Lo dice anche in modo esplicito: "Il blog tipo [...] e' un diario tristerrimo dove il logorio del quotidiano distrugge irrimediabilmente la voglia di vivere." Come dire: siamo blogger, quindi suicidiamoci!
Saro' strano, ma io lo vedo come un argomento francamente senza senso: ognuno vede il blog a modo suo, racconta quel che gli pare e piace. Ci sara' chi racconta di se', della sua vita, di quel che ha fatto oggi o ieri o magari quel che fara' domani... come c'e' anche chi fa del blog una propria raccolta di immagini, di pezzettini di mondo che vengono messi li', in fila indiana e rigorosamente sparsa, come tanti piccoli pezzi di un puzzle francamente piu' grande di noi. Ma nulla ci vieta di godere anche solo dell'infinitesima parte di quel puzzle, in quella seimiliardesima parte del mondo che e', alla fine, la nostra piccola vita.
Devo forse accettare il consiglio di questo giornalista, che trarrebbe giovamento da un distributore di Prozac messo di fianco all'editor html? Certo ha ragione Nicoletti quando dice che e' "facile riempire spazio con veloce cut paste della risulta sollevata dallo tsunami grafomane dei blogger conosciuti": perche' puo' succedere, di vedere una bella cosa sul blog di qualcuno e prendere l'idea a prestito anche per ilproprio spazio. Beh, succede, e' parte del gioco, non ne farei un gran dramma: semmai credo siano dei falliti quelli che fanno del proprio blog un'esclusiva monarchia del copia-incolla: cribbio, hai la possibilita' di dire le tue opinioni su quel che ti pare, o stai zitto oppure usi il cervello e dici quel che pensi te, e non quello che hanno gia' pensato gli altri!
Non e' mai un male leggere un libro, un giornale o anche solo un singolo articolo, e poi accendere il cervello e farsi una propria idea critica, un proprio parere intellettuale. E' l'unica difesa che abbiamo contro la massificazione del pensiero, l'instupidimento che porta a masse enormi di persone che la pensano tutte allo stesso modo. Alla fine, credo che il vero valore di una persona dipenda anche da questo: dalla capacita' di avere un'idea personale, e una sana voglia di esprimerla senza per questo dover puntare a convertire il prossimo alla propria ortodossia intellettuale.
Mi incuriosisce, ed inizio a leggere i due riassuntini in rosso maiuscolo ai lati dell'immagine a centro pagina. Primo intervento: "La blogosfera italiana e' universo piramidale elitario, altro che liberta' espressiva e letteratura spontanea. A dettar legge e' qualche decina di fighetti ben vellicati da amici con addentellati old mediatici". Gia' mi tocca rileggerlo tre-quattro volte per cogliere il senso di queste due frasi, poi passo al secondo riassuntino: "Citandosi e track-backandosi moltiplicano le loro perle di saggezza, arguzia e antagonismo tarocco nell'ipercubo multimediale, ma se non ne parla qualche bel giornalone si ha l'impressione di aver perso tempo".
Come Neo in Matrix quando si e' trovato davanti la pillola rossa e quella blu, potete a questo punto prendere due strade: chiudere tutto e spostare il vostro mouse da qualche altra parte (magari in qualche altro blog?), o leggere cosa penso io di tutto questo (magari leggendo l'articolo originale (http://www.jojofc.it/LJ/blogosfera.pdf), anche!).
Ancor prima di iniziare a leggere l'articolo, quei due riassuntini rossi mihanno lasciato abbastanza perplesso. Amcor prima di vederne i contenuti, percepivo quel linguaggio (...questo si'!) fighetto: e va detto che questo e' il parere di chi non ha mai usato il verbo track-backare in una frase italiana, e nemmeno in una frase inglese. Per non parlar poi dell'ipercubo multimediale, che proprio non riesco a capire cosa sia: l'ipercubo lo conosco (e' un cubo a quattro dimensioni, piu' o meno descrivibile come un cubo inserito al centro di un altro cubo piu' grande), ma con la multimedialita' non so proprio cosa ci azzecchi. Ma continuiamo, per fortuna o per sventura, ed addentriamoci nell'articolo, leggendo definizioni di "bittume superfluo" e chiedendosi "perche' alle nostre latitudini essere blogger sia assimilato all'appartenenza ad una compagnia di giro che si rafforza di dibattito in dibattito", magari "linkandosi e rilinkandosi a vicenda".
Si parla, in quest'ultimo caso, di "cento astri splendenti (sempre gli stessi)" che sarebbero poi le colonne della cosiddetta blogosfera. Quel che mi vien da pensare e' che i blog siano crudelmente troppi, sia per essere letti che per essere recensiti da un giornalista, e men che meno da questo giornalista; ne' possonoe ssere giudicati, in quanto spazio di opinioni personali che, fino a prova contraria, mi sento pur libero di esprimere.
I Cento di prima sono una "famiglia Auditel cyberfighetta", e gli altri sono "reietti che nascono e muoiono". C'e' la palese affermazione che il blog possa essere "qualcosa di piu' che un limbo artificiale in attesa di un editore vero". Ma stiamo scherzando?? Se io intervengo nel mio blog e' perche' ho voglia di scriverci qualcosa, non perche' voglio trovarmi un editore che me lo pubblichi... e penso che la stessa cosa valga anche per molte altre persone, generalizzare non e' quasi mai un bene e questo articolo non rappresenta un'eccezione.
Ma diventa tutto piu' chiaro (forse...) nel momento in cui Nicoletti afferma che "una costante che aleggia sottile in tutto l'universo blog e' quella della depressione". Ora, non so voi come vi sentite ma io non penso di essere cosi' depresso mentre scrivo: d'accordo, ci sara' quel giorno in cui c'e' uno sconforto, una delusione, una crisi mistica che fa vedere il mondo in modo nero e inutile, ma da questo a dire che tutto quanta la blogosfera e' depressa... beh, ce ne corre. Ma continuiamo a leggere: "Perche' il blog deprime? Forse perche' e' il vizio solitario per la maggior parte di quanti ne coltivino la pratica. Forse perche' si e' soli, introversi, isolati dal mondo quando si blogga. Forse perche' alla fine non si ha bisogno di nessuno quando si blogga. Forse perche' chi blogga vorrebbe qualcosa di piu' per esprimersi. Non so forse tutta la rete e' deprimente, ma il blog ha un'accezione saturnina piu' radicale."
Ah, adesso siamo saturnini, lunatici, volitivi, ed anche molto depressi e solitari: mi chiedo a questo punto (e per questo giornalista) dove stia di casa la felicita', se tutto questo male e' rannicchiato nella semplice espressione di una mia opinione (il blog, appunto). Lo dice anche in modo esplicito: "Il blog tipo [...] e' un diario tristerrimo dove il logorio del quotidiano distrugge irrimediabilmente la voglia di vivere." Come dire: siamo blogger, quindi suicidiamoci!
Saro' strano, ma io lo vedo come un argomento francamente senza senso: ognuno vede il blog a modo suo, racconta quel che gli pare e piace. Ci sara' chi racconta di se', della sua vita, di quel che ha fatto oggi o ieri o magari quel che fara' domani... come c'e' anche chi fa del blog una propria raccolta di immagini, di pezzettini di mondo che vengono messi li', in fila indiana e rigorosamente sparsa, come tanti piccoli pezzi di un puzzle francamente piu' grande di noi. Ma nulla ci vieta di godere anche solo dell'infinitesima parte di quel puzzle, in quella seimiliardesima parte del mondo che e', alla fine, la nostra piccola vita.
Devo forse accettare il consiglio di questo giornalista, che trarrebbe giovamento da un distributore di Prozac messo di fianco all'editor html? Certo ha ragione Nicoletti quando dice che e' "facile riempire spazio con veloce cut paste della risulta sollevata dallo tsunami grafomane dei blogger conosciuti": perche' puo' succedere, di vedere una bella cosa sul blog di qualcuno e prendere l'idea a prestito anche per ilproprio spazio. Beh, succede, e' parte del gioco, non ne farei un gran dramma: semmai credo siano dei falliti quelli che fanno del proprio blog un'esclusiva monarchia del copia-incolla: cribbio, hai la possibilita' di dire le tue opinioni su quel che ti pare, o stai zitto oppure usi il cervello e dici quel che pensi te, e non quello che hanno gia' pensato gli altri!
Non e' mai un male leggere un libro, un giornale o anche solo un singolo articolo, e poi accendere il cervello e farsi una propria idea critica, un proprio parere intellettuale. E' l'unica difesa che abbiamo contro la massificazione del pensiero, l'instupidimento che porta a masse enormi di persone che la pensano tutte allo stesso modo. Alla fine, credo che il vero valore di una persona dipenda anche da questo: dalla capacita' di avere un'idea personale, e una sana voglia di esprimerla senza per questo dover puntare a convertire il prossimo alla propria ortodossia intellettuale.

