Vi siete mai chiesti perché è tanto difficile spiegare un amore???
Amare vuol dire: possedere, dentro di se, la forza esaltatrice di un sentimento assoluto, limpido e totalitario, che non ammette mascheramenti o inganni, anche se non riesce ad essere raccontato MAI con semplicità e naturalezza.
Se ci proviamo andiamo alla ricerca di termini inusuali e risonanti, cosi da dare maggiore risalto e spessore a quellemozione del cuore, oppure preferiamo restare muti, avvolti dal silenzio, in contemplazione sublimante di quell'inspiegabile gioia!
Di solito, accade che gli innamorati preferiscano tenersi per se le felicità e le sensazioni inenarrabili di un grande amore, quasi in forma gelosa e possessiva, piuttosto che sbandierarne la sua imperiosità ai 4 venti. E un bene troppo personale, a cui non viene dato libero accesso a nessuno mentre, invece, se ne accusiamo la sua assenza irrecuperabile, ci trasformiamo in mendicanti in cerca di conforti e sostegni. Addirittura, capita spesso che ci immergiamo in letture d'amore solo quando ne accusiamo la sua mancanza, facendoci ancora più male. Ostentiamo cinismo e dissenso... ma continuiamo a leggere dell'amore.
La letteratura antica, soprattutto dindirizzo romantico, ci ha insegnato che le migliori liriche siano state prodotte proprio da animi irrequieti, che hanno riportato, integralmente e con amabile maestria, squarci di dolore e tristezza, che gli incupivano i pensieri di nostalgico risentimento. Quanto più è rimarcato il disagio, tanto più scava solchi nei nostri cuori, intenerendoli alla lettura di tanto vuoto desolante.
Ma lamore, credo, sia soprattutto gioia da condividere ed esprimere. Invece, chissà il perché, cerchiamo segnali rincuoranti e risposte accomodanti solo quando ci sentiamo poveri damore.
Ci inventiamo stratagemmi assurdi o proviamo ad ancorarci a palliativi poco attendibili e del tutto effimeri. Contattiamo maghe dellamore, curatori di rubriche del cuore o ci leghiamo a telenovele strappalacrime. Diventiamo teneri e indifesi, in cerca di comprensione, compassione e speranza per riuscire a vincere quello sconforto e venir fuori dalle galere di una sofferenza incurabile.
Ma poi chissà il perché, superata la crisi ci dimentichiamo anche di quei tristi momenti. Non ci interessa più tornare indietro a riesumare antichi fantasmi o vecchi amuleti; non contattiamo più le veggenti o le rubriche del cuore per informarli sugli sviluppi della crisi superata e malediciamo chi ancora si ostina a restare incollato alla tivù, per non perdersi un solo attimo di una nuova telenovela sullamore perduto. VERO?
Ma la domanda iniziale era unaltra: perché non riusciamo a spiegare mai con semplicità cosè per noi un amore.
Provateci anche voi, in questo preciso istante, a porvela questa domanda.
Se vi sentite innamorati di qualcuno, in modo intenso, chiedetevi il PERCHE LO AMATE?
Vi immagino, disorientati e sorpresi, a capo chino, per cercare di mascherare il disagio che avanza sul volto. Sentite il bisogno di maggiore tempo, da ricercare nella protezione di un silenzio, durante il quale tentare di concentrare le idee e rendere pubbliche una serie di scontate risposte, del tipo: perché è unico; sa essere dolce con me, attento; tenero ed affidabile; riempie i miei vuoi; completa la mia felicità E LA VITA MIA!
Ma può bastare questa serie di sentenze per saldare il conto con chi ci ha chiesto spiegazioni al riguardo ed è "povero d'amore"? Non credo. Non può, e non deve, essere tanto scontata la risposta. Troppo opinabile, a mio parere.
Se domani, per una serie infinita di circostanze nefaste, ci venisse a mancare quel sostegno vitale cosa potrebbe accaderci? Ne resteremmo atterriti, feriti a vita ma non si muore! (continueremmo a vivere comunque, ed ecco che quellamore che abbiamo tanto magnificato, è importante, fondamentale ma non è la vita nostra! Viviamo comunque, anche senza di lui purtroppo!)
Forse dovremmo immaginare, per un solo istante, che davvero potesse sfuggirci di mano quel basamento, per riuscire a dare risposte ad effetto. Perderne improvvisamente il controllo e ritrovarci SOLI! Solo cosi, forse, potremmo assaporare il disagio di una assenza che, altrimenti, non siamo in grado di spiegare fino in fondo.
Senza di LUI ci sentiremmo vuoti, solitari, defraudati di un qualcosa di nostro, di personale, di assolutamente privato ci sapremmo più poveri ed inutili.
Da quella simulazione si potrebbe trarre insegnamento, per costruire una risposta che possa racchiudere il senso dellamabilità di una presenza accanto: LO AMO PERCHE NON POSSO FARNE A MENO
Che ne dite, va bene come risposta? Forse chissà?
Ma poi dobbiamo per forza rispondere a chi ci chiede perchè amiamo? O, basterebbe il silenzio, dentro al quale far risplendere solo lintensità di una luce irraggiungibile quella del sorriso, per dimostrare come la felicità si può manifestare anche senza doverla esprimere, spiegare o raccontare.
Basta il ricordo di un nome, un volto, una carezza, una presenza fondamentale ed ecco che si spiega lamore in tutta la sua grandezza
E meglio amare, e non saper dare risposte che non correre il rischio di questa domanda ma sapersi senza luce sulle labbra!
Tamo
senza saper nè come,
né quando, né da dove
tamo direttamente
senza problemi né orgoglio
Così ti amo
perché non so amare altrimenti che cosi
in questo modo in cui non sono e non sei
cosi vicino
che la tua mano sul mio petto è mia
cosi vicino che
si chiudono i tuoi occhi
col sonno mio
Pablo Neruda
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- Gianco - http://www.speakers.diablogando.it/ (http://www.speakers.diablogando.it/) (Iovino)
Amare vuol dire: possedere, dentro di se, la forza esaltatrice di un sentimento assoluto, limpido e totalitario, che non ammette mascheramenti o inganni, anche se non riesce ad essere raccontato MAI con semplicità e naturalezza.
Se ci proviamo andiamo alla ricerca di termini inusuali e risonanti, cosi da dare maggiore risalto e spessore a quellemozione del cuore, oppure preferiamo restare muti, avvolti dal silenzio, in contemplazione sublimante di quell'inspiegabile gioia!
Di solito, accade che gli innamorati preferiscano tenersi per se le felicità e le sensazioni inenarrabili di un grande amore, quasi in forma gelosa e possessiva, piuttosto che sbandierarne la sua imperiosità ai 4 venti. E un bene troppo personale, a cui non viene dato libero accesso a nessuno mentre, invece, se ne accusiamo la sua assenza irrecuperabile, ci trasformiamo in mendicanti in cerca di conforti e sostegni. Addirittura, capita spesso che ci immergiamo in letture d'amore solo quando ne accusiamo la sua mancanza, facendoci ancora più male. Ostentiamo cinismo e dissenso... ma continuiamo a leggere dell'amore.
La letteratura antica, soprattutto dindirizzo romantico, ci ha insegnato che le migliori liriche siano state prodotte proprio da animi irrequieti, che hanno riportato, integralmente e con amabile maestria, squarci di dolore e tristezza, che gli incupivano i pensieri di nostalgico risentimento. Quanto più è rimarcato il disagio, tanto più scava solchi nei nostri cuori, intenerendoli alla lettura di tanto vuoto desolante.
Ma lamore, credo, sia soprattutto gioia da condividere ed esprimere. Invece, chissà il perché, cerchiamo segnali rincuoranti e risposte accomodanti solo quando ci sentiamo poveri damore.
Ci inventiamo stratagemmi assurdi o proviamo ad ancorarci a palliativi poco attendibili e del tutto effimeri. Contattiamo maghe dellamore, curatori di rubriche del cuore o ci leghiamo a telenovele strappalacrime. Diventiamo teneri e indifesi, in cerca di comprensione, compassione e speranza per riuscire a vincere quello sconforto e venir fuori dalle galere di una sofferenza incurabile.
Ma poi chissà il perché, superata la crisi ci dimentichiamo anche di quei tristi momenti. Non ci interessa più tornare indietro a riesumare antichi fantasmi o vecchi amuleti; non contattiamo più le veggenti o le rubriche del cuore per informarli sugli sviluppi della crisi superata e malediciamo chi ancora si ostina a restare incollato alla tivù, per non perdersi un solo attimo di una nuova telenovela sullamore perduto. VERO?
Ma la domanda iniziale era unaltra: perché non riusciamo a spiegare mai con semplicità cosè per noi un amore.
Provateci anche voi, in questo preciso istante, a porvela questa domanda.
Se vi sentite innamorati di qualcuno, in modo intenso, chiedetevi il PERCHE LO AMATE?
Vi immagino, disorientati e sorpresi, a capo chino, per cercare di mascherare il disagio che avanza sul volto. Sentite il bisogno di maggiore tempo, da ricercare nella protezione di un silenzio, durante il quale tentare di concentrare le idee e rendere pubbliche una serie di scontate risposte, del tipo: perché è unico; sa essere dolce con me, attento; tenero ed affidabile; riempie i miei vuoi; completa la mia felicità E LA VITA MIA!
Ma può bastare questa serie di sentenze per saldare il conto con chi ci ha chiesto spiegazioni al riguardo ed è "povero d'amore"? Non credo. Non può, e non deve, essere tanto scontata la risposta. Troppo opinabile, a mio parere.
Se domani, per una serie infinita di circostanze nefaste, ci venisse a mancare quel sostegno vitale cosa potrebbe accaderci? Ne resteremmo atterriti, feriti a vita ma non si muore! (continueremmo a vivere comunque, ed ecco che quellamore che abbiamo tanto magnificato, è importante, fondamentale ma non è la vita nostra! Viviamo comunque, anche senza di lui purtroppo!)
Forse dovremmo immaginare, per un solo istante, che davvero potesse sfuggirci di mano quel basamento, per riuscire a dare risposte ad effetto. Perderne improvvisamente il controllo e ritrovarci SOLI! Solo cosi, forse, potremmo assaporare il disagio di una assenza che, altrimenti, non siamo in grado di spiegare fino in fondo.
Senza di LUI ci sentiremmo vuoti, solitari, defraudati di un qualcosa di nostro, di personale, di assolutamente privato ci sapremmo più poveri ed inutili.
Da quella simulazione si potrebbe trarre insegnamento, per costruire una risposta che possa racchiudere il senso dellamabilità di una presenza accanto: LO AMO PERCHE NON POSSO FARNE A MENO
Che ne dite, va bene come risposta? Forse chissà?
Ma poi dobbiamo per forza rispondere a chi ci chiede perchè amiamo? O, basterebbe il silenzio, dentro al quale far risplendere solo lintensità di una luce irraggiungibile quella del sorriso, per dimostrare come la felicità si può manifestare anche senza doverla esprimere, spiegare o raccontare.
Basta il ricordo di un nome, un volto, una carezza, una presenza fondamentale ed ecco che si spiega lamore in tutta la sua grandezza
E meglio amare, e non saper dare risposte che non correre il rischio di questa domanda ma sapersi senza luce sulle labbra!
Tamo
senza saper nè come,
né quando, né da dove
tamo direttamente
senza problemi né orgoglio
Così ti amo
perché non so amare altrimenti che cosi
in questo modo in cui non sono e non sei
cosi vicino
che la tua mano sul mio petto è mia
cosi vicino che
si chiudono i tuoi occhi
col sonno mio
Pablo Neruda
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