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Storia d'amore e di riffa

Steve · 20/10/2004 15:50 · #1
Penso che questa storia sia adatta al vostro canale... :)
La sta pubblicando Gabriele Romagnoli su La Repubblica, sezione "Navi in Bottiglia" (http://www.repubblica.it/indici/rubriche/naviinbottiglia/naviinbottiglia.htm)

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Storia d'amore e di riffa
prima parte: la fulgida

Roma. Rione Monti. Piazza degli Zingari. Sabato pomeriggio d'ottobre. Grandi preparativi per la festa di quartiere. Cartelloni annunciano la presenza sul palco di Don Backy. Per i più giovani: non è un prete, ma uno che cantava con Celentano. Il banco che manderà al rogo salsicce è ancora deserto. A quello che vende i biglietti della riffa (in palio: televisore, dvd, ferro da stiro e altro) siede un'anziana in gramaglie. Un cartello annuncia misteriosamente. "Coppie 2 euro". La fontana fa il suo mestiere. Oggi non ci sono ucraine in cerca di un qualunque lavoro. Ha chiuso anche il giornalaio che prima di incartare il femminile di Repubblica si accerta: "Chellavòladonna?". Nun so, dipende.

Quella che si lascia andare sulla sedia accanto alla panchina dove sto ha ottant'anni ben portati (questo lo scoprirò poi), capelli tinti senza eccessi, occhiali, pizzetto e una giacca marron che le va larga. E' gentile, al punto da chiedere: "Posso stare qui?"
La piazza è di tutti.
Mostra il biglietto della riffa. Dice: "Non ho mai vinto niente, ma..."
Dico: "Io porto fortuna, stavolta vincerà qualcosa"
Dice: "Davvero?"
Signò, ho portato in finale l'Italia del basket e all'oro un arciere miope, per dire. Ma non glielo dico. Dico invece: "Vincerà il ferro da stiro"
Dice: "Ne ho già tre"
Preferisce niente?
Dice: "Pensavo che dessero dei soldi"
No, danno il ferro da stiro: prendere o lasciare.
Alza le spalle.
Dice: "Mio marito le voleva stirate senza amido le camicie. E' morto trentatre anni fa".
Starei per alzarmi, ma ha già estratto dalla borsa il "ricordino". E' quel biglietto ripiegato in 4 parti che si dà ai funerali. A pagina due il signor Izzo (1910-1971), "che era tanto fine", guarda serio nel suo completo scuro con camicia bianca. A pagine tre si viene informati che "fu onesto ed ebbe il segreto di farsi amare da tutti". La vedova conferma. La circostanza risulterà alla fine inaspettatamente provata.
"E come l'ha conosciuto?".
S'illumina.
Dice: "Mia sorella era venuta a Roma per prima. Faceva le pulizie per un'impresa: La Fulgida. Lavorava nei ministeri. C'era bisogno di aiuto e mi fece venire dal paese per lavorare con lei. Si cominciava alle cinque e mezza, si finiva la sera, poi il tram , cena, a letto e via di nuovo, con La Fulgida era così"
E Izzo quando arriva?
"E' che eravamo povere. La Fulgida pagava poco. Non avevamo i soldi per le scarpe. Mia sorella me ne fece un paio con le lenzuola vecchie e un sughero per tacco. Sì, che nun ce crede? Bastava una suola, il resto lenzuola e sughero. Ma una sera mentre che torno a casa si sfasciano. Allora vedo un calzolaio, entro e chiedo se può ripararle. Quello le guarda male, poi chiama il ragazzo di bottega e gli dice: fai quel che puoi. Quel ragazzo..."
Era Izzo.
"Sì, lui. Io m'innamoro e le scarpe continuano a rompersi. E il padrone del negozio dice: mi sa che a 'sta ragazza jè devi sistemà pure er core. E lui fa de sì"
(continua)
Steve · 20/10/2004 15:52 · #2
Storia di Amore e di riffa
Parte seconda: li zozzoni

E fu così che, finita la guerra, nel '46 l'onesto e da tutti amato signor Izzo sistemò er core alla sua fulgida Cenerentola conducendola all'altare. Andarono a vivere a via del Boschetto.
"Che a quei tempi, mi creda, non era come oggi".
Questo lo so. Il mio falegname mi ha detto: "Dottò, 'sta strada un tempo era 'na bellezza: a ogni portone c'era un casino. Belle ragazze, eh? Cambiavano ogni quindici giorni, ma sempre carine, pulite, italiane. Poi è arivata 'sta stronza da Merlin ha fatto chiudere tutto io me sò sposato, perché, lei me po' capì, uno nun è che la sera po' stà con l'incertezza..."
Le certezze il signor Izzo ebbero due conseguenze in forma di figlie.
Come lui: povere, ma oneste.
"Io ce lo dicevo: ma queste regazzine le portiamo in chiesa con i vestiti tutti lisi. Poi un giorno sono alla finestra, mi fija gioca per strada e ariva uno de 'sti zozzoni che giravano per Monti e le fa: se vieni da me ti faccio un vestitino. E lei: me lo fanno già mamma e papà. Poi io sono scesa e gli ho detto allo zozzone: che ti pensavi che veniva a fare da te, zozzone? Siamo sempre stati così, poveri, ma onesti, fino alla morte"
Quanti anni è rimasta sposata con il signor Izzo?
"Dal quarantasei al settantuno. Quanto fa? Ventuno?"
"Venticinque. Nozze d'argento"
"Ecco, sì, mo' me ricordo. Era il giorno ch'è morto. Facevamo le nozze d'argento e lui era in ospedale. Mio genero lavorava fino alle cinque. Lui e mia figlia sono venuti alle sei. Avevano portato una bottiglia di spumante per festeggiare. Mio marito era morto nel pomeriggio. Hanno dato la bottiglia al vicino di letto. S'è sentito il tappo nel mentre ch'andavamo alla camera mortuaria"

(continua)
Steve · 21/10/2004 08:01 · #3
Storia d'amore e di riffa
Parte terza: i sogni son desideri

E fu così che la signora diventò la vedova Izzo.
Mai pensato di risposarsi?
"No, mai. Un marito m'è bastato per tutta la vita. Non che siano mancate proposte, i bigliettini, le ambasciate. Monti è piena di vedovi. Che poi sono li zozzoni invecchiati, che non me li ricordo? No, no, sto da sola. Ho due televisori, tre ferri da stiro, quattro nipoti, che mi manca? C'ho pure una nipote carina che viene sempre a trovarmi. Anzi, quando suo marito è via per lavoro lei viene a stare da me. E' siciliana. Suo padre le telefona e poi mi dice: ma perché questa figliola sta sempre in casa, ma che esca, le dica di uscire. Ma io dico: te pare? Con tutti li zozzoni che girano quello invece di essere contento che sta in casa... Che poi è pure siciliano, che una volta loro erano quelli che proprio... lei è siciliano?"
"No"
"Eh, allora una volta quelli le donne le chiudevano e le coprivano e adesso lui mi dice di farla uscire, magari con tutta la panza de fora, come ecco vede quella lì che passa, mah, io dico che non va bene. Lei che cosa dice?"
"Dipende"
"Eh, però. Ma quando lo dicono chi ha vinto?"
"Domani sera alla festa, cerdo"
"Uh, io me credevo ch'era adesso. Allora devo tornare"
"Sì"
"Tanto non vinco"
"Abbia fede"
"No, no. E' destino. Pensi che quando mio marito è morto, trentatre anni fa, poverino, io l'ho sognato subito, ma lui non mi ha detto niente, nel sogno. Poi, la settimana dopo, l'ha sognato la mia amica e lui le ha dato i numeri e lei ha vinto al lotto. E' destino, o no?"