Penso che questa storia sia adatta al vostro canale... :)
La sta pubblicando Gabriele Romagnoli su La Repubblica, sezione "Navi in Bottiglia" (http://www.repubblica.it/indici/rubriche/naviinbottiglia/naviinbottiglia.htm)
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Storia d'amore e di riffa
prima parte: la fulgida
Roma. Rione Monti. Piazza degli Zingari. Sabato pomeriggio d'ottobre. Grandi preparativi per la festa di quartiere. Cartelloni annunciano la presenza sul palco di Don Backy. Per i più giovani: non è un prete, ma uno che cantava con Celentano. Il banco che manderà al rogo salsicce è ancora deserto. A quello che vende i biglietti della riffa (in palio: televisore, dvd, ferro da stiro e altro) siede un'anziana in gramaglie. Un cartello annuncia misteriosamente. "Coppie 2 euro". La fontana fa il suo mestiere. Oggi non ci sono ucraine in cerca di un qualunque lavoro. Ha chiuso anche il giornalaio che prima di incartare il femminile di Repubblica si accerta: "Chellavòladonna?". Nun so, dipende.
Quella che si lascia andare sulla sedia accanto alla panchina dove sto ha ottant'anni ben portati (questo lo scoprirò poi), capelli tinti senza eccessi, occhiali, pizzetto e una giacca marron che le va larga. E' gentile, al punto da chiedere: "Posso stare qui?"
La piazza è di tutti.
Mostra il biglietto della riffa. Dice: "Non ho mai vinto niente, ma..."
Dico: "Io porto fortuna, stavolta vincerà qualcosa"
Dice: "Davvero?"
Signò, ho portato in finale l'Italia del basket e all'oro un arciere miope, per dire. Ma non glielo dico. Dico invece: "Vincerà il ferro da stiro"
Dice: "Ne ho già tre"
Preferisce niente?
Dice: "Pensavo che dessero dei soldi"
No, danno il ferro da stiro: prendere o lasciare.
Alza le spalle.
Dice: "Mio marito le voleva stirate senza amido le camicie. E' morto trentatre anni fa".
Starei per alzarmi, ma ha già estratto dalla borsa il "ricordino". E' quel biglietto ripiegato in 4 parti che si dà ai funerali. A pagina due il signor Izzo (1910-1971), "che era tanto fine", guarda serio nel suo completo scuro con camicia bianca. A pagine tre si viene informati che "fu onesto ed ebbe il segreto di farsi amare da tutti". La vedova conferma. La circostanza risulterà alla fine inaspettatamente provata.
"E come l'ha conosciuto?".
S'illumina.
Dice: "Mia sorella era venuta a Roma per prima. Faceva le pulizie per un'impresa: La Fulgida. Lavorava nei ministeri. C'era bisogno di aiuto e mi fece venire dal paese per lavorare con lei. Si cominciava alle cinque e mezza, si finiva la sera, poi il tram , cena, a letto e via di nuovo, con La Fulgida era così"
E Izzo quando arriva?
"E' che eravamo povere. La Fulgida pagava poco. Non avevamo i soldi per le scarpe. Mia sorella me ne fece un paio con le lenzuola vecchie e un sughero per tacco. Sì, che nun ce crede? Bastava una suola, il resto lenzuola e sughero. Ma una sera mentre che torno a casa si sfasciano. Allora vedo un calzolaio, entro e chiedo se può ripararle. Quello le guarda male, poi chiama il ragazzo di bottega e gli dice: fai quel che puoi. Quel ragazzo..."
Era Izzo.
"Sì, lui. Io m'innamoro e le scarpe continuano a rompersi. E il padrone del negozio dice: mi sa che a 'sta ragazza jè devi sistemà pure er core. E lui fa de sì"
(continua)
La sta pubblicando Gabriele Romagnoli su La Repubblica, sezione "Navi in Bottiglia" (http://www.repubblica.it/indici/rubriche/naviinbottiglia/naviinbottiglia.htm)
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Storia d'amore e di riffa
prima parte: la fulgida
Roma. Rione Monti. Piazza degli Zingari. Sabato pomeriggio d'ottobre. Grandi preparativi per la festa di quartiere. Cartelloni annunciano la presenza sul palco di Don Backy. Per i più giovani: non è un prete, ma uno che cantava con Celentano. Il banco che manderà al rogo salsicce è ancora deserto. A quello che vende i biglietti della riffa (in palio: televisore, dvd, ferro da stiro e altro) siede un'anziana in gramaglie. Un cartello annuncia misteriosamente. "Coppie 2 euro". La fontana fa il suo mestiere. Oggi non ci sono ucraine in cerca di un qualunque lavoro. Ha chiuso anche il giornalaio che prima di incartare il femminile di Repubblica si accerta: "Chellavòladonna?". Nun so, dipende.
Quella che si lascia andare sulla sedia accanto alla panchina dove sto ha ottant'anni ben portati (questo lo scoprirò poi), capelli tinti senza eccessi, occhiali, pizzetto e una giacca marron che le va larga. E' gentile, al punto da chiedere: "Posso stare qui?"
La piazza è di tutti.
Mostra il biglietto della riffa. Dice: "Non ho mai vinto niente, ma..."
Dico: "Io porto fortuna, stavolta vincerà qualcosa"
Dice: "Davvero?"
Signò, ho portato in finale l'Italia del basket e all'oro un arciere miope, per dire. Ma non glielo dico. Dico invece: "Vincerà il ferro da stiro"
Dice: "Ne ho già tre"
Preferisce niente?
Dice: "Pensavo che dessero dei soldi"
No, danno il ferro da stiro: prendere o lasciare.
Alza le spalle.
Dice: "Mio marito le voleva stirate senza amido le camicie. E' morto trentatre anni fa".
Starei per alzarmi, ma ha già estratto dalla borsa il "ricordino". E' quel biglietto ripiegato in 4 parti che si dà ai funerali. A pagina due il signor Izzo (1910-1971), "che era tanto fine", guarda serio nel suo completo scuro con camicia bianca. A pagine tre si viene informati che "fu onesto ed ebbe il segreto di farsi amare da tutti". La vedova conferma. La circostanza risulterà alla fine inaspettatamente provata.
"E come l'ha conosciuto?".
S'illumina.
Dice: "Mia sorella era venuta a Roma per prima. Faceva le pulizie per un'impresa: La Fulgida. Lavorava nei ministeri. C'era bisogno di aiuto e mi fece venire dal paese per lavorare con lei. Si cominciava alle cinque e mezza, si finiva la sera, poi il tram , cena, a letto e via di nuovo, con La Fulgida era così"
E Izzo quando arriva?
"E' che eravamo povere. La Fulgida pagava poco. Non avevamo i soldi per le scarpe. Mia sorella me ne fece un paio con le lenzuola vecchie e un sughero per tacco. Sì, che nun ce crede? Bastava una suola, il resto lenzuola e sughero. Ma una sera mentre che torno a casa si sfasciano. Allora vedo un calzolaio, entro e chiedo se può ripararle. Quello le guarda male, poi chiama il ragazzo di bottega e gli dice: fai quel che puoi. Quel ragazzo..."
Era Izzo.
"Sì, lui. Io m'innamoro e le scarpe continuano a rompersi. E il padrone del negozio dice: mi sa che a 'sta ragazza jè devi sistemà pure er core. E lui fa de sì"
(continua)
