http://www.cuorinellatormenta.it/index/cuoriintrecciati.gifwww.cuorinellatormenta.it
Non vorrei sembrare approfittatore o, peggio ancora, il solito scontato e prevedibile analizzatore, ma ho la vaga impressione che anche questa settimana mi toccherà affrontare argomenti dattualità.
Su tutti, perchè sulla bocca di tutti, cè la diatriba relativa al crocifisso.
Non mi fermerò a trattare questo argomento (risulterei troppo di parte e rabbioso), ma mi piace sottolineare un punto: cè il rischio che da questa storia bizzarra ne venga fuori una nuova moda da emulare. Limmagine della sofferenza rischia di esser confusa per loggetto da portarsi a spasso, come corrente di movimento e di pensiero.
Dapprima limmagine triste di Cristo in croce la trovavamo nelle aule scolastiche, i luoghi di sofferenza e le case della gente oggi, invece, si rischia di ritrovarsi accerchiati da croci e cristi sparsi ovunque, fin anche al supermercato.
Io credo che non bisognerebbe estremizzare il concetto e permettere la strumentalizzazione di un SEGNO cosi inequivocabilmente importante per milioni di persone.
Che possa influenzare le coscienze religiose di altri ideologismi credo sia impossibile, ma è giusto dare spazio anche alle cosiddette correnti alternative, purché non creino disordine ed indignazione.
Sarebbe impensabile di entrare domani in unaula di scuola e vedersi sul muro una collezione smisurata di segnali ed effigi per ogni singola etnia religiosa. Ci si perderebbe la ragione e faremmo di un luogo di insegnamento un locale di ASSOLUTO sperdimento!
Per antonomasia, il simbolo della cristianità è rappresentato dal Cristo crocifisso e, se è vero che lItalia resta, per sua indole demografica e storica, una nazione cattolic
Non vorrei sembrare approfittatore o, peggio ancora, il solito scontato e prevedibile analizzatore, ma ho la vaga impressione che anche questa settimana mi toccherà affrontare argomenti dattualità.
Su tutti, perchè sulla bocca di tutti, cè la diatriba relativa al crocifisso.
Non mi fermerò a trattare questo argomento (risulterei troppo di parte e rabbioso), ma mi piace sottolineare un punto: cè il rischio che da questa storia bizzarra ne venga fuori una nuova moda da emulare. Limmagine della sofferenza rischia di esser confusa per loggetto da portarsi a spasso, come corrente di movimento e di pensiero.
Dapprima limmagine triste di Cristo in croce la trovavamo nelle aule scolastiche, i luoghi di sofferenza e le case della gente oggi, invece, si rischia di ritrovarsi accerchiati da croci e cristi sparsi ovunque, fin anche al supermercato.
Io credo che non bisognerebbe estremizzare il concetto e permettere la strumentalizzazione di un SEGNO cosi inequivocabilmente importante per milioni di persone.
Che possa influenzare le coscienze religiose di altri ideologismi credo sia impossibile, ma è giusto dare spazio anche alle cosiddette correnti alternative, purché non creino disordine ed indignazione.
Sarebbe impensabile di entrare domani in unaula di scuola e vedersi sul muro una collezione smisurata di segnali ed effigi per ogni singola etnia religiosa. Ci si perderebbe la ragione e faremmo di un luogo di insegnamento un locale di ASSOLUTO sperdimento!
Per antonomasia, il simbolo della cristianità è rappresentato dal Cristo crocifisso e, se è vero che lItalia resta, per sua indole demografica e storica, una nazione cattolic
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