Azzurra IRC Network Forum

PERSONAGGI NELLA STORIA

Lilliput · 28/10/2003 18:31 · #1
Quali sono le persone che secondo voi hanno avuto un'importanza nella vita del nostro paese oppure a livello mondiale?
Non parlo solo di personaggi in positivo, perchè la storia si può fare anche in negativo (ad esempio Hitler). Perchè è importante? Perchè lo ammirate o non lo ammirate? Parlateci di lui/lei.
Lilliput · 28/10/2003 18:45 · #2
GIUSEPPE (PEPPINO) IMPASTATO 1948-1978
Nato a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso con una Giulietta al tritolo nel 1963). Ancora ragazzo, rompe con il padre, che lo caccia via di casa, e avvia un’attività politico-culturale antimafiosa.
Nel 1965 fonda il giornalino "L'Idea socialista" e aderisce al Psiup. Dal 1968 in poi partecipa alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1975 costituisce il gruppo “Musica e cultura”, che svolge attività culturali; nel 1976 fonda “Radio Aut”, radio privata autofinanziata, con cui denuncia quotidianamente i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che aveva un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali.
Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia.
Gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo al Consiglio comunale. Stampa, forze dell'ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto vittima e, dopo la scoperta di una lettera scritta molti mesi prima, di suicidio.
Grazie all’attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta Impastato, che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa, dei compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione di Palermo, nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato a Giuseppe Impastato, viene individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l’inchiesta giudiziaria.
Il 9 maggio del 1979 il Centro siciliano di documentazione organizza, con Democrazia Proletaria, la prima manifestazione nazionale contro la mafia della storia d’Italia. Nel maggio del 1984 l’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, sulla base delle indicazioni del Consigliere Istruttore Rocco Chinnici, che aveva avviato il lavoro del primo pool antimafia ed era stato assassinato nel luglio del 1983, emette una sentenza in cui si riconosce la matrice mafiosa del delitto, attribuito però ad ignoti. Il Centro Impastato pubblica nel 1986 la storia di vita della madre di Giuseppe Impastato, e il dossier Notissimi ignoti, indicando come mandante del delitto il boss Gaetano Badalamenti, nel frattempo condannato a 45 anni di reclusione per traffico di droga dalla Corte di New York, nel processo alla “Pizza Connection”. Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti.
Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decide l’archiviazione del “caso Impastato”, ribadendo la matrice mafiosa del delitto ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei “corleonesi”.
Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi.
Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto.
Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta viene formalmente riaperta.
Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto.
Il 10 marzo 1999 si svolge l’udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata. I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta.
Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia alla udienza preliminare e chiede il giudizio immediato. Nell’udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza.
Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti.
Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.
Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione.
L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo.

La storia di Impastato è stata raccontata nel film "I cento passi" che si consiglio vivamente di guardare.
Una persona da ammirare e da non dimenticare, un conbattente senza armi che dava fastidio ed ha pagato per questo. Ma non aveva paura a farlo.
Lilliput · 01/11/2003 14:36 · #3
Perchè lo sport ha perso un suo mito. Perchè se non fosse finita così la storia della F1 sarebbe stata diversa. Perchè dopo il 1 Maggio 1994 non ho guardato un GP per anni. Perchè era bello vederlo gareggiare. Per il suo inconfondibile casco giallo verde e blu.

AYRTON SENNA DA SILVA (1960-1994)
L'uomo
Dell'Ayrton Senna uomo si sa molto poco, non che sia difficile parlare con il brasiliano, ma piuttosto la lontanaza dai suoi amici più cari e soprattutto dalla famiglia, a causa della stagione di F.1, faceva si che Senna passasse i tre mesi di vacanza in tutta tranquillità accanto ad amici e accanto alla famiglia. Bisogna tuttavia dire che Senna durante quei tre mesi si preparava, dal punto di vista fisico, anche per la seguente stagione di F.1, seguendo insieme ad un preparatore atletico un intenso programma di allenamento. Lontano dalla capitale, Ayrton aveva acquistato una villa ad Angra dos Reis e ne aveva fatta una seconda casa, oltre a quella, grandiosa, che già aveva a San Paolo. In questa nuova oasi, Ayrton, come diceva lui stesso, "riequilibrava a contatto con la natura la mente, il corpo i pensieri." I luoghi di riposo, quindi, ci consegnano uno sportivo vero anche fuori dalla pista. Di fisico gracile, Senna si potenziava dedicando parecchio tempo alla corsa, circa 20 km. al giorno, e al potenziamento muscolare in palestra, per rafforzare i muscoli delle braccia, delle spalle e della schiena, le parti che durante un Gran Premio sono soggette a stress. E' questo un lavoro che assorbe parecchie ore della giornata, ma che Ayrton considerava indispensabile, come lui stesso affermava: "Costa sacrificio, ma serve". Il tempo passato ad allenarsi non impediva a Senna di dedicarsi alla sua seconda passione: gli aereomodelli che egli stesso costruiva, di praticare lo sci acquatico, di esibirsi sulle moto d'acqua e soprattutto di dedicarsi alla famiglia, infatti Senna era legatissimo alla madre Neide. Della fede di Ayrton si è parlato moltissimo, ed il brasiliano era un vero credente; questo dichiarò in un intervista sull'argomento: "Deus controlla tutti da lassù, ed è lui che in questo momento equilibra tutte le cose." Quindi si capisce che credeva fortemente nella fede, tanto da mischiarla alle sue imprese, ecco che quindi si scopriva il misticismo del brasiliano. Disse ancora Senna in proposito: "L'importante è essere in pace con se stessi, e il modo di trovare questo equilibrio, passa attraverso la fede in Dio." Durante gli anni trascorsi in Formula 1, Ayrton aveva avuto la capacità di costruirsi un vero impero economico in Brasile, dedicandosi a moltissime attività. Dopo la conquista del primo titolo iridato nel 1988, la ASPE (Ayrton Senna Promoçoes e Empreendimentos) aveva una casa a piano unico come sede e circa dieci dipendenti, e l'unica attività che si praticava era divulgare le notizie alla stampa e rispondere ai fan di Ayrton. Nel 1993, invece, quella casa diventò il fan-club di Senna, mentre la ASPE si tresferì in un palazzo a sette piani, il Palazzo Vari, di cui Ayrton era propietario e lì trenta persone lavoravano per le pubbliche relazioni del brasiliano. A portare avanti l'azienda quando Ayrton non era in Brasile per ovvi motivi, contribuiva suo fratello minore Leonardo, che aveva l'incarico di sviluppare la Ayrton Senna Licensing, ditta create nel 1990 che portava il marchio della "S" di Senna ispirata alla "curva do S" di Interlagos. Una delle attività maggiori delle licensing era ricercare prodotti di alto livello per commercializzarli sul mercato internazionale, tuttò però in compatibilità con lo stile di Senna. Il primo prodotto che fu lanciato sul mercato fu il "Senna 417", una imbaracazione cabinata di 42 piedi del costo di circa 400 milioni. Altro prodotto lanciato sul mercato e fino ad oggi in commercio è la "Ducati 916 Senna". Sul settore automobilistico, fu aquistata in principio una delle maggiori concessionarie Ford di San Paola e dopo fu immessa sul mercato la Audi, impresa difficile, visto che la casa tedesca era restìa ad approdare in Brasile. All'inizio del 1994, anno fatale purtroppo per il campione, Senna si apprestava alla conquista del suo quarto titolo mondiale, ma il Senna uomo non ce l'ha fatta a superare il Senna campione, si è unito ad esso ed ha viaggiato con lui fino all'ultima curva che gli è costata la vita.

Il campione
Il 21 marzo del 1960 nasce a San Paolo Ayrton Senna da Silva. Come tutti i piloti di Formula 1, Ayrton comincia a correre nei kart in Brasile, ma più avanti volle correre in Europa, e fu accontentato, andò a milano in una casa di karting molto famosa, la DAP, ma a quei tempi c'era già un noto campione del mondo di karting Fullerton, quindi per Senna non c'era molto spazio, all'inizio infatti rodava i motori proprio peper Fullerton, ma al primo giorno vero di prova, Senna già girava sui tempi del campione del mondo e fu una cosa sorprendente per i tecnici della DAP. Tutta via Ayrton non si fregiò mai del titolo iridato, vuoi perchè correva in una maniera tale che mai, pur avendo il massimo vantaggio, amministrava la corsa, vuoi perchè in alcuni anni i regolamenti kartistici gli negarono il titolo. Ma già da allora si vedeva che Senna era una spanna superiore a tutti, sia come guida, sia come tecnica, ma il suo vero cruccio era il carattere veramente difficile da gestire di voler dimostrare a tutti di essere sempre il migliore. Proprio questo suo carattere lo portò spesso a non andare mai daccordo con il proprio compagno di squadra, e successo nei kart con Fullerton e poi succederà più avanti con Prost. All'inizio della sua carriera Ayrton spese moltissimo, ma veniva da una famiglia ricca che gli consentì di tirare avanti fino a quando non arrivò in Formula Ford, dato che suo padre pagava si tutte le spese, ma solo per i karts. Dopo la gavetta nei kart, Senna si affermò con molta facilità nella formula Ford e in Formula 3 fino ad arrivare all'agognata meta, cioè alla Formula 1, nel 1984. La sua macchina iniziale, una Toleman, non era granchè, ma per fare esperienza era ottima, inoltre non lo privò di grandi soddisfazioni, basti ricordare per tutte la splendida gara a Montecarlo sotto la pioggia dove arrivò addirittura a sfiorare la vittoria che sarebbe senz'altro giunta se l'allora direttore di gara Icky Ickx, non avesse interrotto la corsa proprio mentre ormai la McLaren di Prost era nel mirino di Senna; in quell'anno concluse 9° il mondiale. L'anno successivo Senna passò alla Lotus-Renault, macchina senz'altro competitiva, ma non ancora al livello delle migliori, tuttavia in quell'anno arrivarono le prime due vittorie nel mondiale, la prima sotto l'acqua dell'Estoril in Portogallo, la seconda a Spa in Belgio. Alla Lotus, Senna rimase fino al 1984, vincendo altre quattro volte (due in USA, Spagna, e Monaco) e si classifica nel mondiale 4° nel 1985 e nel 1986 e 3° nel 1987, che sarà l'ultimo anno alla Lotus. Il 1988 è l'anno in cui Senna passa alla McLaren ed è anche l'anno del primo titolo mondiale, coglie in quell'anno 8 vittorie. Il 1989 è l'anno della grande battaglia con Prost che sfocerà nell'incidente provocato dal pilota francese a Suzuka che costò inoltre ad Ayrton il titolo mondiale, che gli venne tolto a tavolino per squalifica. Ayrton si rifà l'anno dopo rendendo la pariglia al nemico Prost, sempre a Suzuka incidente tra la Ferrari del francese e la McLaren del brasiliano, stavolta il titolo va a Senna, ed è il secondo alloro. Nel 1991 Ayrton si aggiudica il suo terzo titolo mondiale. Quello sarà l'anno delle belle battaglie con Nigel Mansell. Nel 1992 la McLaren è inferiore rispetto alla Williams per Senna non c'è possibilità di vincere il mondiale, ma nonostante tutto rimangono leggendarie le lotte con Mansell e la vittoria a Montecarlo sempre sul rivale Nigel. Senna si classifica 4° al mondiale. Nel 1993 la McLaren non è assolutamente competitiva, ma tutta via Senna riesce a vincere cinque gare contro tutto e contro tutti, leggendarie le vittorie a Donington sotto la pioggia, e in Brasile ad Interlagos. Importante fu quell'anno perchè segno la fine di una vecchia ruggine tra Senna e Prost proprio all'ultima gara ad Adelaide; è la fine di un era. Il 1994 segna il passaggio di Ayrton alla Williams, la migliore monoposto in circolazione. Senna, quindi, può disporre di una macchina superiore alla concorrenza, ma lo stesso Senna all'inizio delle prove smentisce tutti e avverte di incontrare difficoltà nella gestione della nuova monoposto, ed infatti, per Ayrton è come ricomiciare daccapo, deve conoscere i tecnici, la gestione della squadra, e i primi risulatati gli danno ragione, la Williams è indietro rispetto alla concorrenza, in quell'anno rappresentata dalla Benetton di Michael Schumacher, giovane talento tedesco, poi futuro campione 1994 e 1995. Alle prime tre gare Senna conquista la Pole Position, quasi a dover ribadire una superiorità indiscussa in qualifica, ma alla prima gara in Brasile finisce in testacoda, nella seconda ad Adelaide si ritira per un incidente alla partenza e nella terza ad Imola, nel Gran Premio maledetto di San Marino, esce fuori di pista alla curva del Tamburello per la probabile rottura del piantone delle sterzo, terribile lo schianto della Williams contro il muretto della curva, il campione Brasiliano venne subito soccorso e portato all'ospedale di Bologna in elicottero, ma nonostante lo sforzo dei medici, nel tentativo di salvarlo, Senna muore alle 18.30 per le gravi ferite riportate al capo, è il 1° maggio 1994, così si spense un mito, un grande campione, orgoglio di un intero paese.

NB Quanto scritto non è farina del mio sacco. Ho riportato quanto scritto nel sito supereva.
Mr.BadGuy · 01/11/2003 14:42 · #4
FREDDIE MERCURY

Il re dei Queen nacque il 5 settembre 1946, col nome di Farookh Bulsara, nell'isola di Zanzibar, paradiso tropicale al largo della costa orientale dell'Africa. Un inizio perfettamente adatto all'uomo che sarebbe diventato uno dei cantanti più stravaganti e la cui vita sarebbe stata abbondantemente speziata di sesso ed eccessi. I suoi genitori erano iraniani.
Il padre era un pubblico funzionario presso la magistratura dell'isola. Freddie assaporò per la prima volta il gusto della celebrità quando aveva solo un anno. Un fotografo locale aveva scattato una foto del bimbo, che vinse il primo premio in un locale concorso di bellezza per bambini.
A cinque anni iniziò a frequentare la "Zanzibar Missionary School" e siccome il lavoro del padre comportava continui viaggi in India, la famiglia di Farookh si dovette trasferire a Pachgani vicino a Bombay.Quando Farookh compì otto anni fu mandato a scuola a Bombay, dove frequentò il collegio inglese di St. Peter, poco dopo fuori città. Furono i suoi compagni di scuola a ribattezzarlo Freddie, nome che venne poi adottato anche dalla sua famiglia. A scuola Freddie praticava diverse discipline sportive (boxe, hockey e ping pong), ma non era solo uno sportivo, a dodici anni vinse il premio di studente più versatile.Oltre ad essere un ottimo sportivo era anche un ottimo studente dotato di eccezionale talento artistico per le arti figurative. Fra i suoi talenti, infatti, c'erano l'arte e, naturalmente, la musica.Il suo passatempo preferito era quello di ritrarre amici e parenti ma anche la sua passione per la musica non tardò nel farsi sentire. Tutto questo venne notato dai suoi insegnanti che proposero ai suoi genitori di iscriverlo ad un corso di pianoforte.Dopo poco tempo fondò il suo primo gruppo musicale (coro), gli "Hectics",i quali suonavano in occasione dei balli e delle feste scolastiche e con i quali potè sfoggiare il suo innato gusto estetico e teatrale.
Cominciò anche a sviluppare quello stile teatrale che avrebbe fatto di lui un grande artista, partecipando alle produzioni teatrali della scuola. Per Freddie i giorni della scuola a Bombay furono tra i più felici della sua vita. Uscito da St. Peters tornò nella sua casa di Zazibar, ma a 18 anni fu ancora una volta strappato alle sue radici. Nel 1964, la maggioranza africana di Zanzibar diede il via ad una rivolta contro la minoranza araba.
I Bulsara fuggirono alla violenza e dai disordini e approdarono in Inghilterra, dove si stabilirono nel sobborgo londinese di Feltham, nel Middlesex, in una casetta bifamiliare che si trovava sulla traiettoria di volo dell'aeroporto di Heathrow, e a pochi passi dall' abitazione di Brian May.I suoi genitori sarebbero poi rimasti in quella casa anche quando Freddie era già diventato una superstar. Per Freddie la grigia e tetra Feltham rappresentò un brusco distacco dai paesaggi esotici della sua gioventù.Il 1964 era un periodo eccitante in Gran Bretagna. Gli "scatenati" anni '60 stavano per esplodere. Freddie, dopo aver conseguito il diploma in arte, venne ammesso nel 1966 al "Ealing College of Art",una specie di fucina di talenti musicali , dove iniziò un corso di illustrazione grafica.
La sua passione per la musica non fu per questo dimenticata. In quel periodo incontrò Tim Staffel, un bassista che frequentava il suo stesso college e Freddie spesso cantava accompagnato dalla chitarra
di Tim nei bagni della scuola.
I suoi compagni di corso ricordano un ragazzo coi denti sporgenti che afferrava la riga o la squadra e faceva finta che fosse una chitarra, cantando le canzoni di Jim Hendrix, i suoi compagni, però, non potevano ancora vedere la futura superstar in quel giovane ossuto. Ma tutto sarebbe cambiato di li a poco. Nel 1968 uno studente di fisica dell' Imperial College dell'Università di Londra, Brian May, formò un gruppo con un ex studente di odontoiatria di nome Roger Taylor e con uno studente d'arte Tim Staffel. Il nome del gruppo
era Smile.
Staffel, che già faceva parte degli Smile lo presentò a Roger e a Brian, e fu proprio la bravura di quest’ultimo a fare colpo su Freddie e a fargli crescere il desiderio di far parte di quel gruppo.
Fu così che nel 1969, una volta aver completato i suoi studi che gli valsero l’equivalente ad una laurea in disegno ed arte grafica, Freddie cominciò a suonare la chitarra da autodidatta ma, soprattutto, a comporre canzoni. Intanto venne presentato ad un gruppo di Liverpool, gli "Ibex", ed incominciò a sostituire, di
tanto in tanto, il cantante.
Fu proprio mentre si esibiva con gli Ibex che Freddie cominciò a lavorare alle sue apparizioni sul palcoscenico. Dopo l'esperienza con gli Ibex, Freddie cantò per un pò con un gruppo chiamato Sour Milk Sea, e quando questo si sciolse fondò un suo gruppo, i Wreckage. Anche questo però non ebbe vita lunga. Freddie passava molto tempo col batterista degli Ibex, Roger Taylor, col quale aveva aperto una bancarella nel mercatino di Kensington.Avevano cominciato vendendo quadri regalati da amici, ma poco dopo decisero
che avrebbero guadagnato di più vendendo abiti.
Sia i componenti degli Ibex che gli Smile si conoscevano, anzi Tim Staffel abitò per un certo periodo
insieme e Freddie.
Era il 1969, il tempo delle grandi amicizie e dei primi concerti e i due gruppi si incoraggiavano l’un l’altro.
Ma, nonostante i primi successi ottenuti prevalentemente dalle performances di Freddie sul palcoscenico,
gli Ibex non decollavano e, ad uno ad uno, i componenti presero un’altra strada.
Rimasto solo Freddie continuò a frequentare più assiduamente gli Smile e, dopo una breve pausa con un altro gruppo, i Wreckage, cominciò a "corteggiarli", infatti, il suo desiderio era di entrarne a far parte.
L’occasione buona si presentò all’inizio del 1970, quando Tim Staffel decise di lasciare il gruppo. Brian e Roger manifestarono all’inizio qualche perplessità all’ingresso di Freddie nella band: la sua esagerata teatralità, il suo sfrenato edonismo e soprattutto il suo modo di apparire e muoversi in pubblico lasciavano loro qualche dubbio. Ma davanti a quell’estensione vocale, a quell’entusiasmo, a quell’infinità di idee grandiose che Freddie possedeva, non seppero tirarsi indietro.
I tre avevano, adesso, bisogno di un nuovo nome e, dopo molte proposte, fu accettata quella di Freddie. Nell’aprire del 1970 nascevano i Queen.
Il 27 giugno 1970 può considerarsi la data del primo concerto dei Queen. Si presentarono su un palco della città di Truro, in Cornovaglia, già con una loro marcata personalità. Ai tempi in cui tutti i gruppi indossavano jeans e magliette i Queen si distinguevano per il loro look appariscente, ricco di pellicce, gioielli e
vistosi abiti di seta.
Mike Grose, che in quel periodo li aveva accompagnati come bassista decise di prendere un’altra strada.
Una sera in una discoteca qualcuno presentò loro un bassista: era John Deacon.
Nel 1971, con l'arrivo di John Deacon al basso, lo schieramento fu completo.Il nome "Queen" (Regina) fu un'idea di Freddie. Brian pensava fosse troppo stravagante, ma Freddie insisteva "E' solo un nome", disse, "ma è molto regale, ovviamente, e suona benissimo. E' un nome forte, estremamente universale ed immediato". Decise che anche lui aveva bisogno di un nuovo nome, e Freddie Bulsara diventò Freddie Mercury. Mercurio era il mitico messaggero degli dei romani, e Freddie probabilmente credeva che le sue canzoni avessero un'ispirazione divina. Molti fans dei Queen sarebbero stati d'accordo con lui. Fu sempre Freddie ad inventare il logo del gruppo, basando il disegno sui segni zodiacali dei quattro membri della band. Brian May era del Cancro, John Deacon e Roger Taylor entrambi del Leone e Freddie era della Vergine. Così il logo definitivo rappresentava due leoni che sorreggevano una "Q"intorno ad una corona. In alto c'era un granchio e in basso due fate (per la vergine) che giocavano. Sullo sfondo si alzava una fenice forse a simboleggiare il successo dei Queen che risorgeva dalle ceneri degli Ibex, Smile, Sour Milk Sea e Wreckage.
Naturalmente buona parte del merito di aver fatto dei Queen il gruppo che era, va a Freddie Mercury. Fu lui a scrivere molti dei più folgoranti successi della band, e sua è "Bohemian Rhapsody", un successo senza precedenti, come pure il classico da stadio "We are the champions". Ma in misura ancor più importante del suo contributo alla musica del gruppo, Freddie era il fulcro degli spettacoli "LIVE" della band. Freddie adorava trovarsi sul palco di fronte a migliaia di fans. Si pavoneggiava per tutto il palco, roteando selvaggiamente il suo microfono ad asta senza base o fingendo di suonarlo come un pazzo, come
se fosse una chitarra.
Una volta David Bowie disse"Era una star che riusciva a tenere il pubblico nel palmo della mano". Freddie era famoso nel mondo del rock per la sua teatralità e per le sue pose, e i Queen furono una delle attrattive maggiori di uno dei più grandi concerti mai organizzati: lo spettacolo di beneficenza voluto e organizzato da Bob Geldof nel 1985 per raccogliere fondi contro la fame nel mondo. Dopo lo show Geldof defini i Queen il più grande gruppo musicale del pianeta.Fuori dalla scena, la vita di Freddie era altrettanto sopra le righe. Una volta disse ad un giornalista: "L'eccesso fa parte della mia natura. Per me la monotonia è una malattia". Freddie era anche uno "shoppingomane" dichiarato, le tournèes del gruppo in Giappone erano per lui l'occasione per dare sfogo alla sua mania.
Acquistava sete meravigliose e interi fasci di kimono, mise insieme anche una favolosa collezione d'arte giapponese, comprava anche enormi e costosissime carpe "koi" da mettere nel laghetto della sua casa di Kensinghton, aveva accumulato anche una tra le più importanti collezioni private della Gran Bretagna. Freddie amava l'arte, comprava tele di pittori impressionisti, xilografie giapponesi e opere di maestri vittoriani. Uno dei suo artisti preferiti era il pittore russo Marc Chagall. La casa di Kensinghton era un altro dei suoi grandi e costosissimi lussi, l'aveva pagata cinquecentomila sterline in contanti.
Benchè Freddie sia ricordato come lo stravagante ed eccessivo simbolo dei Queen, c'era anche un altro lato della sua personalità. Nell'intimo, l'istrione era in realtà un uomo solo ed angosciato, e non sorprende che uno dei suoi maggiori successi personali fosse una versione di "The great pretender" (Il grande simulatore). Molti suoi amici dicevano che il suo stile di vita selvaggio e gay era solo un aspetto superficiale della sua vita . La sua relazione sentimentale più lunga non fu con un uomo ma con una donna : Mary Austin. Anche se Freddie non annunciò mai in pubblico di essere gay, visse una vita di promiscua sessualità, oscillando però sempre tra rapporti di una sola notte e relazioni prolungate e domestiche. Diceva spesso che la sua promiscuità era un modo per sfuggire alla solitudine, gli amici più intimi pensano che avrebbe desiderato una famiglia, altri sostengono che non ha mai del tutto superato lo shock di aver lasciato Bombay per Feltham.Nel 1986, Freddie aveva ormai abbandonato la sua vita di eccessi. Non voleva ammettere pubblicamente di avere l'AIDS, ma la gente cominciava a sospettare che qualcosa non andasse, le sue apparizioni in pubblico si fecero sempre più rare, e Freddie visse sempre più recluso nella sua casa di Kensinghton. Freddie nascose il terribile segreto della sua malattia anche agli altri membri dei Queen. E solo 24 ore prima della fine ammise al mondo di avere l'AIDS. Rilasciò un breve comunicato "Desidero confermare che sono risultato HIV-positivo e ho l'AIDS . Ho ritenuto opportuno tenere riservata questa informazione fino a questo momento allo scopo di proteggere la privacy di quanti mi stanno intorno.Tuttavia, è arrivato il momento che i miei amici e i miei fans di tutto il mondo conoscano la verità. Spero che tutti si uniranno a me, ai miei dottori e a quelli del mondo intero, nella lotta contro questa tremenda malattia". La fine arrivò improvvisa. Alle 7 della gelida sera di domenica 24 novembre 1991, il regno di Freddie Mercury, re dei Queen, ebbe termine. Aveva solo 45 anni, tragica prova del fatto che la candela che diffonde più luce brucia meno a lungo. Il suo funerale ebbe luogo in forma privata tranne per il fatto che ci vollero quattro carri funebri solo per trasportare i fiori. La cerimonia fu celebrata secondo il rito zoroastriano.L'ultimo singolo lanciato dai Queen prima della morte di Freddie, però, era "The show must go on" (Lo spettacolo deve andare avanti). E anche se andrà avanti, come è giusto che sia, senza il più grande showman del mondo sarà molto più monotono e meno pittoresco.
Lilliput · 22/08/2004 19:27 · #5
NADIA COMANECI

Le Olimpiadi del 1976 passeranno alla storia come i Giochi di Nadia Comaneci, la giovane ginnasta rumena. La fenomenale atleta vinse in quell'occasione tre ori, un'impresa che quasi replicò quattro anni dopo a Mosca con due vittorie. Nadia era una libellula, capace di incantare il pubblico per la sua classe innata. Forgiata da un allenatore-padrone, la ginnasta ne rimase a lungo succube. Con i suoi successi si ingraziò il regime di Ceausescu, ma, diventata l'amante del figlio del "Conducator", fu costretta a subire atroci soprusi che non volle mai ammettere. Un mese prima della caduta del regime fuggi negli Stati Uniti. Oggi vive a Montreal, nella città che l'ha glorificata, dove dirige una scuola di ginnastica. Leggiamo insieme alcuni passi tratti da un articolo che Carlo Gobbi scrisse per la Gazzetta il 20 marzo 1992. "...Naturalmente il regime del dittatore Ceausescu non poteva lasciarsi scappare un boccone così prelibato come la ginnasta più adorata nel mondo intero. Perciò fin dal '76 i rapporti fra la Comaneci e la famiglia Ceausescu diventarono molto stretti. Nadia venne colmata di onori, invitata più volte a palazzo, insignita delle maggiori onorificenze romene. Qualche favore come la casa, poi una villetta a Bucarest, poi una Fiat 127, l'iscrizione all'Università nella scuola di educazione fisica e la carriera di giudice internazionale. E viaggi, ovunque, un pacco postale da esibire a ogni occasione. Fu il periodo di maggior popolarità di Nadia. Nel mondo le palestre di ginnastica si affollavano di adolescenti, portate dalla mamma, nella speranza di trovare la nuova Nadia nella loro figlioletta. In Romania, tutte le bambine giocavano "a Nadia".
RiDGe_FoRReSTeR · 22/08/2004 21:04 · #6
Colui che mi ha avvicinato al cinema...
Colui che è una spanna sopra a tutti...
Colui che ha trasformato il cinema in arte, emozione e sperimentazione
l'immenso
STANLEY KUBRICK

"Kubrick sapeva controllare tutto della sua visione senza mai scendere a compromessi, fatto molto raro. Non ne vedremo altri così. Era ferocemente individualista, non faceva nessuna concessione. I suoi film sono delle grandi opere, che dureranno per sempre", Robert Altman.

Tre mogli alle spalle, esperto giocatore di scacchi, buon batterista jazz e fotografo professionista, è riconosciuto dalla critica, dal pubblico e dai suoi colleghi come il più grande regista degli ultimi quarant'anni! Dopo aver realizzato solo tre film Stanley Kubrick (USA, 1928 - Gran Bretagna, 1999), fu definito nel 1958 da Orson Welles come il cineasta americano più dotato.

A soli venticinque anni, in occasione del secondo film "Il bacio dell'assassino" è autore non solo della regia, ma anche di fotografia, montaggio, soggetto, sceneggiatura e produzione! Già dagli esordi, quindi, ha stupito la cinematografia mondiale per quella capacità di controllare pienamente e rendere perfette le sue opere, ognuna di esse è un capolavoro; tredici pellicole in quasi cinquant'anni sono la testimonianza della sbalorditiva, personalissima e mai eguagliata «facilità» della libertà d'espressione. Il seguente "Rapina a mano armata" è stato, per l'epoca, un funambolico esercizio di stile dove il tutto si incastra a perfezione.

Ossessivo e nevrotico nella richiesta ai suoi collaboratori della perfezione sia tecnica che formale, ha però sempre saputo interessare il pubblico e il costante successo gli ha permesso di disporre di produzioni illimitate nei costi e il completo controllo dei film. Tutte le storie, mai autobiografiche, pur sembrando completamente slegate ed autonome, ruotano intorno ad una pessimistica visione del mondo e della società, nella quale l'uomo si evolve con la prospettiva del dominio sui più deboli e attraverso la violenza; i suoi film sono una visione allucinata della realtà, certamente non sono terreno nè di rassegnazione, nè di condanna ma di profonda riflessione. Kubrick estremizza in modo personale ed avveniristico la tecnica cinematografica, il marketing e l'uso degli attori. Per pochi secondi di inquadratura ha preteso l'invenzione e la costruzione di alcuni obiettivi inusuali, fino ad allora inesistenti, con cui realizzare riprese particolari come nel caso di "Barry Lindon". La ricerca della perfezione, lo hanno condotto a continui miglioramenti nell'uso della Steadicam ed è il caso di "Shining"; la Steadicam è un particolare e tecnologico sistema di contrappesi che permette alla telecamera a spalla una linearità di ripresa perfetta e senza tremolii e che ha rivoluzionato totalmente sia il cinema che la televisione.

Dunque una ricerca della perfezione ossessiva al punto che ha preteso dalla Warner Bros, a proposito dal suo primo film "Fear and Desire" che diramasse, anni dopo la realizzazione, il seguente comunicato stampa: "Il regista non lo considera niente di più che un «esercizio cinematografico goffo e dilettantesco» scritto da un poeta mancato e realizzato da una squadra di pochi amici, è «una stravaganza assolutamente sciocca, noiosa e pretensiosa»"; pellicola che invece rivela già molteplici elementi della cinematografia kubrickiana. Ma le novità tecniche sono sempre e solo al servizio delle forme artistiche, dalle Steadicam dell'Overlook Hotel in "Shining", a quelle di "Eyes Wide Shut", ma anche alle strepitose carrellate di "Orizzonti di gloria". Ogni singolo progetto è stato studiato, discusso e realizzato nell'arco di diversi anni: ha personalmente diretto il montaggio, il missaggio e la stampa delle copie e, incredibile, è arrivato a scegliere la grafica e la disposizione dei manifesti pubblicitari, ha ritardato la distribuzione italiana di "Full Metal Jacket" perchè le voci del doppiaggio non erano di suo gradimento e ha controllato personalmente anche le uscite tv! Dunque preciso e puntiglioso fino alla fine.

In "Orizzonti di gloria" e "Full Metal Jacket", la scelta di attori poco conosciuti e di ambienti metropolitani distanti anni luce da giungle vietnamite e eroici combattimenti, è motivata dalla ricerca di un'analisi oggettiva della guerra, mai raccontata attraverso le singole storie o le emozioni degli interpreti: in entrambi l'avventura e l'eroismo sono inesistenti, o comunque insignificanti, mentre si mette in discussione la crudeltà ingiustificata della lotta tra i popoli. Due pellicole distanti tra loro trent'anni, sulla guerra... non di guerra. "Orizzonti di gloria" è stato girato in Germania: straordinarie le carrellate sulle trincee e sul campo di battaglia, ha filmato in mezzo all'acqua e al fango, sia la troupe che il cast sono stati messi a dura prova; il risultato è così verosimigliante da meritare i complimenti di Churchill. Un capolavoro difficile, commovente e... impietoso! In Francia proibito per diversi anni, in Belgio responsabile di disordini tra reduci e pacifisti. In "Full Metal Jacket" si racconta di un gruppo di marines addestrati per diventare "non dei robot, ma dei killers". Il soldato Joker, alias Matthew Modine, incarna l'aggressività e la violenza senza senso di cui gli esseri umani sono capaci; è un commovente viaggio, soprattutto nel secondo tempo, nelle sventure e le ripercussioni sull'uomo della guerra. E ancora, per comprendere la «guerra» di Kubrick, "Il Dottor Stranamore": una cinica, grottesca e crudele ironia sulla guerra fredda, in cui un incredibile Peter Sellers interpreta tre parti diverse.

Per "Spartacus" (quattro premi Oscar: miglior attore non protagonista, scenografie, costumi e fotografia), Kubrick rilevò alla regia Anthony Mann, licenziato in tronco all'inizio della lavorazione dal produttore nonché attore protagonista Kirk Douglas. Il giovane Kubrick, poco più che trentenne, e con un solo film famoso alle spalle ("Orizzonti di gloria"), diresse questo colossal storico; nelle scene di guerra si usarono più di diecimila comparse! Prodotto con dodici milioni di dollari (nel '7icon_smile_cool.gif, fu grande successo al botteghino e, con i guadagni, poté finanziare tutti i film successivi. "Spartacus" peraltro è l'unica pellicola su cui non ha avuto il pieno controllo; ne esiste una versione restaurata con alcune scene inedite.

Per girare "Lolita", il film di Kubrick più discusso e meno apprezzato, a causa della censura americana che ne vietò la realizzazione, il regista si trasferì in Inghilterra e da allora non è tornato più in patria. Dal romanzo di Vladimir Nabokov, racconta dell'amore scandaloso tra il professor Humbert, interpretato da James Mason, e la dodicenne Lolita, da Sue Lyon. Kubrick racconta molto più di una seduzione e la storia diventa un vortice incestuoso e impietoso che coinvolge irreparabilmente tutti i personaggi tra cui spicca il solito camaleontico Peter Sellers nella parte di Guilty.

In "2001: Odissea nello spazio" (Premio Oscar per gli effetti speciali), la vera odissea sono i quattro anni di lavorazione: un anno per la preparazione del soggetto, sei mesi per l'organizzazione del film, cinque mesi di riprese con gli attori, un anno e mezzo di lavoro per gli effetti speciali, costati sei milioni e mezzo di dollari per una spesa totale di dieci. Il risultato è uno dei più incredibili film di fantascienza girati finora, che a distanza di oltre trent'anni è ancora oggetto di libri e discussioni. Ha raccontato il regista di aver sottoposto se stesso alla sperimentazione con gli allucinogeni per creare nuove soluzioni percettive; geniale e innovativa del resto anche la scelta degli arredi: ha, suo malgrado, creato un genere anche nell'arredamento; inoltre ha stimolato i collaboratori ad inventare di sana pianta congegni supertecnologici da impiegare nei film (atteggiamento che nel futuro verrà portato ai massimi livelli soprattutto da James Cameron). "2001: Odissea nello spazio" racconta di una spedizione spaziale su Giove alla ricerca di un monolite nero; durante il viaggio il computer di bordo HAL 9000 uccide tutto l'equipaggio ad esclusione del comandante che, dopo averlo disattivato, finisce in una nuova dimensione spazio-temporale. Pretesto per un'approfondita indagine filosofica, a tratti volutamente ambigua, sul futuro dell'uomo, si presta alle più svariate interpretazioni ma, tra metafore e allegorie, resta comunque il capolavoro.

Del 1971 "Arancia Meccanica"; nella trama: il governo cerca di controllare e modificare la personalità del protagonista, un violento teppista, Alex, interpretato da un impareggiabile Malcom McDowell. Costato pochissimo, girato con una piccola troupe con tantissimo impiego di macchina a mano, tutta l'opera è un prontuario di tecnica e trucchi cinematografici e Kubrick, insoddisfatto di alcune cose, stampò personalmente con cura maniacale le prime quindici copie. Ancora oggi, agli occhi dello spettatore è un film altamente spettacolare e con una forza emotiva sbalorditiva. Scandalizzò le platee a tal punto da avere grossi problemi nella distribuzione francese e soprattutto inglese. Certamente uno dei film più discussi degli anni settanta, dove paradossalmente la violenza delle immagini viene commentata dalle musiche di Beethoven e Rossini, resta indimenticabile per il montaggio, per il messaggio ma soprattutto per l'inventiva tecnico-narrativa.

In "Barry Lindon" (quattro premi Oscar: migliore fotografia, musica, scenografie, costumi), il protagonista, Redmond Barry interpretato da Ryan O'Neal, tenta inutilmente di controllare i casi della vita per il suo passaggio indenne attraverso la Storia. Stupefacente esercizio di stile, i dialoghi sono essenziali, tutto il superfluo è tralasciato. Costato circa dodici milioni di dollari, il film è accompagnato da un libretto istruzioni per la proiezione sul formato, sulla luminosità, sulla durata degli intervalli in sala, ecc. Gli interni sono infatti girati senza illuminazione artificiale, a luce naturale, a lume di candela! Giustificato allora l'impiego di macchine da presa, pellicole speciali fornite dalla Nasa e obiettivi appositamente fabbricati. Ricordiamo il direttore della fotografia John Alcott. "Arancia Meccanica" e "Barry Lindon" pur diversi tra loro, si completano a vicenda e celebrano il pessimismo kubrickiano verso la vita sociale.

"Shining" è uno stupendo film sul paranormale girato soltanto con tre attori, tratto da un libro di Stephen King, dove paura e ossessione la fanno da padrone; i protagonisti lavorano come custodi in un albergo, l'Overlook Hotel sulle Montagne Rocciose, isolato per tutto l'inverno e del quale si raccontano fatti strani sul passato. Jack Nicholson è Jack, Shelley Duvall è Wendy e Danny Lloyd è Danny. Le loro interpretazioni sono a dir poco sorprendenti e il regista dimostra ancora una volta di sentirsi a suo agio con chiunque e in qualsiasi occasione. Tecnicamente i soliti eccessi: ha seguito di persona il doppiaggio nelle lingue straniere facendosi tradurre in inglese i sottotitoli e scegliendone le voci; per l'inquadratura della macchina da scrivere, dove si legge un proverbio, ha voluto che in ogni nazione, dove la pellicola è stata distribuita, apparisse nella lingua originale; infine ha scelto personalmente le sale per le prime.

Nel film mai realizzato su Napoleone, Kubrick ha studiato lungamente come organizzare e spostare le cinquantamila comparse previste sul campo, come se fosse un generale, magari lo stesso Napoleone. Il film avrebbe dovuto sancire la totalità del controllo in tutte le sue componenti, come per "Quarto Potere" di Orson Welles ma è rimasto più di venti anni nella testa dell'autore e la smisuratezza delle ambizioni non ne ha permesso la realizzazione. Ricordiamo tra i lavori non realizzati "A. I. Artificial Intelligence" di cui restano alcune scene preparatorie girate da Kubrick prima di morire, È un vecchio progetto tenuto nel cassetto in attesa che migliorassero gli effetti speciali affinché il film fosse credibile. Dopo aver visto "Jurassic Park" ha rispolverato il progetto che ora probabilmente verrà girato da Steven Spielberg. Ricordiamo inoltre un film sull'olocausto: "Wartime Lies/Aryan Papers", e un film pornografico... quasi a volersi cimentare esaurientemente in ogni genere per esporre il proprio punto di vista.

La ricerca della perfezione è così esasperata che alcuni attori rinunciano ai suoi progetti. Per "Eyes Wide Shut", Harvey Keitel (sostituito da Sydney Pollack) ha abbandonato il set, per forti contrasti con il regista dovuti soprattutto all'ossessività di Kubrick. Jennifer Jason Leigh fu richiamata a riprese finite per rigirare alcune sequenze, ma era già impegnata nelle riprese di "eXistenZ" di David Cronenberg; Kubrick rigirò da capo tutte le sequenze sostituendola con Marie Richardson! A proposito di "Eyes Wide Shut" sostiene Nicole Kidman: "Certo in tutto quel tempo Tom ed io avremmo potuto fare tre film e guadagnare un sacco di soldi. Ma lui è Kubrick. Lavorare per lui è un onore, un privilegio". Si racconta che Tom Cruise (impersona un medico che in un veloce percorso, che lo porterà dalla padella alla brace, in un attimo vede dissolversi tutte le certezze sociali), abbia dovuto ripetere una scena 93 volte! Per quest'ultimo lavoro del grande maestro ricordiamo l'eccezionale fotografia dai colori sbalorditivi; le luci vengono fuori dallo schermo, direttamente dalla scena e mai dal set! L'impronta di Kubrick è così evidente in tutte le sue opere da lasciare una zona di riflessione e di studio perennemente aperta nel corso degli anni. L'uso particolare delle tecnologie cinematografiche e il linguaggio raffinato dell'autore sono state e saranno lungamente studiate per ricercare quel «quid» nuovo e creativo, per isolarlo e analizzarlo. Numerosi testi sono stati scritti sui suoi film e sulle interpretazioni filosofiche e culturali che hanno via via suscitato.

Sostiene Martin Scorsese: "Ho visto e dissezionato i suoi film parecchie volte in tutti questi anni. Eppure, ogni volta che ho rivisto 2001, Barry Lindon o Lolita, ci ho scoperto invariabilmente un livello che non mi era ancora apparso. Con ogni film, Kubrick si è ridefinito e ha ridefinito il cinema e la vastità delle sue possibilità". Emblematico per "Eyes Wide Shut" lo studio in corso sul movimento nel biliardo delle palle, soprattutto della rossa, nella sequenza con Tom Cruise e Sydney Pollack. Questo film come gli altri ha una struttura metaforica stratificata dove i vari livelli vengono via via rivelati ma mai completamente e pienamente.

Nel 1997 Kubrick ha ricevuto il Leone d'Oro della Mostra di Venezia alla carriera, più, dal Director's Guide of America, il maggior riconoscimento americano per un cineasta, il Premio D. W. Griffith.
Stanley Kubrick, il demiurgo della cinematografia!




Filmografia:

Cortometraggi:
"Day of the Fight" (tl: Il giorno del combattimento), 1949;
"Flying Padre" (tl: Il padre volante), 1951;
"The Seafarers" (tl: I marinai), 1952;

Lungometraggi:
"Fear and Desire", (tl: Paura e desiderio), 1953;
"Il bacio dell'assassino", 1955;
"Rapina a mano armata", 1956;
"Orizzonti di gloria", 1957;
"Spartacus", 1960;
"Lolita", 1962;
"Il Dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba", 1963;
"2001: Odissea nello spazio", 1968;
"Arancia Meccanica", 1971;
"Barry Lindon", 1975;
"Shining", 1980;
"Full Metal Jacket", 1987;
"Eyes Wide Shut", 1999.
anonimo · 23/08/2004 16:42 · #7
GIACOMO LEOPARDI

-----Un genio della letteratura italiana,per me uno dei più grandi poeti,oltre a Pirandello,mai esistiti.Leopardi ha da sempre e subito suscitato in me un grandissimo interesse non solo come letterato ma anche e soprattutto come uomo...un uomo del quale probabilmente me ne sarei "innamorata" se solo fosse esistito in un'epoca diversa e se solo,ovviamente, avessi avuto la possibilità fisica di poterlo conoscere.Ritengo che la grandezza delle sue opere stia nell'intensità espressiva e nella carica emotiva che avvolge ogni singolo verso,emozioni reali perchè vere e soprattutto tangibili.
E' stato oggetto del mio esame di maturità,mi ha avvicinato mai come prima alla letteratua tanto da pensare di voler iscrivermi alla facoltà di lettere ma poi...il destino mi ha riservato tutt'altroicon_smile.gif--------


Giacomo Leopardi nacque a Recanati, una piccola città di provincia dell'entroterra marchigiano, il 29 giugno 1798.
Sua madre, Adelaide dei marchesi Antici, era famosa per un'esagerata parsimonia, al punto (si dice) da rallegrarsi della morte di un figlio neonato, in prospettiva del risparmio che ne sarebbe derivato. Forse per reazione, suo padre, il conte Monaldo, nobile conservatore e intellettuale reazionario, si dedicò a dissipare la fortuna di famiglia. In compenso accumulò una vastissima biblioteca.

Cresciuto con una rigida educazione religiosa, Giacomo Leopardi trovò presto la strada dell'accogliente biblioteca paterna che occupò il posto dei giochi dell'infanzia. A 15 anni Giacomo Leopardi conosceva già diverse lingue e aveva letto quasi tutto: lingue classiche, ebraico, lingue moderne, storia, filosofia e filologia (nonché scienze naturali e astronomia). Gli insegnanti che avrebbero dovuto prepararlo al sacerdozio dovettero presto ammettere di non avere molto da insegnargli. Nei sette anni che seguirono, Leopardi si buttò in uno studio «matto e disperatissimo», in cui tradusse i classici, praticò sette lingue, scrisse un dotto testo di astronomia e scrisse un falso poema in greco antico, sufficientemente convincente da ingannare un esperto.

Il culto della gloria modellato sugli eroi antichi generava nel giovane Leopardi un forte desiderio di primeggiare, che lo spingeva a cimentarsi in opere di vario genere. Risalgono a questo periodo le tragedie La virtù indiana e Pompeo in Egitto; La storia dell’astronomia dalla sua origine fino all’anno 1811 (1813); il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi (1815), e infine l’Orazione degli italiani in occasione della liberazione del Piceno (1815), in cui, allontanandosi dall’ideologia reazionaria del padre, traduce in chiave antitirannica l’adesione al cattolicesimo e al legittimismo politico.

Divenne saggista e traduttore, specialmente di classici. Del 1816 fu il suo passaggio «dall'erudizione al bello», ossia dallo studio alla produzione poetica. Tra le prove poetiche più originali, ricordiamo l’idillio Le rimembranze e la cantica Appressamento della morte. Nello stesso anno è da datare la sua missiva alla «Biblioteca italiana», con la quale il Leopardi difendeva le posizioni dei classicisti in risposta a Madame de Stäel. L'anno dopo avviò una fitta corrispondenza con Pietro Giordani — che gli aprì più vasti orizzonti culturali — e iniziò la stesura dello Zibaldone; sempre in questo periodo s’innamorò della cugina del padre, Geltrude Cassi, alla quale dedicò la poesia Diario del primo amore e L’elegia prima.

Non gli fu concesso di uscire di casa da solo finché non compì vent'anni. Le sue ambizioni accademiche furono compromesse dall'insistenza del padre perché diventasse sacerdote. Esasperato dall'ambiente familiare e dalla chiusura, soprattutto culturale, delle Marche, governate dal retrivo Stato Pontificio, cercò di fuggire da casa, ma suo padre riuscì a prevenirlo e a sventare i suoi piani. Cominciò a soffrire di una salute cagionevole, che egli attribuì ai suoi studi sregolati. Aveva una vista debole, soffriva d'asma ed era effetto da una forma di scoliosi. Si autodefiniva un «sepolcro ambulante» ed era consapevole dell'effetto che il suo aspetto provocava sulle persone che incontrava. Ciò nonostante, non cessò di invaghirsi di fanciulle che non ricambiavano il suo affetto o lo ignoravano totalmente.

Del '18 sono le canzoni «civili» All'Italia e Sopra il monumento di Dante, nonché lo scritto Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, testi nei quali è già presente il cosiddetto pessimismo storico, ossia quell’atteggiamento agonistico verso la società contemporanea, considerata come corruttrice dei valori autentici della natura.

Persa la fede, Leopardi rivolse le sue attenzioni alla filosofia sensistica e materialistica (Pascal, Voltaire, Rousseau). Si compì così la sua conversione filosofica. A questo periodo (1819-1823) appartengono anche la composizione degli idilli L'infinito, Alla luna e altre Canzoni (pubblicate poi a Bologna nel 1824) e la sua conversione «dal bello al vero», con il conseguente intensificarsi delle sue elaborazioni filosofiche, tra cui la teoria del piacere.

Quando finalmente, nel 1822, i suoi genitori gli concessero di far visita a un cugino a Roma, la capitale lo deluse e perfino lo disgustò. La vita e l’ambiente letterario romano gli apparvero meschini e mediocri, privi di qualsiasi problematicità. Tuttavia i suoi scritti trovarono numerosi estimatori nei migliori circoli letterari di Roma, molti dei quali egli trovava insopportabili, né si curava di dissimulare il suo fastidio.

Nel 1823 fece ritorno nelle Marche, dove nel 1824 iniziò a comporre le Operette morali. Proprio le Operette segnarono, con il rifiuto dell’impegno agonistico e della partecipazione politica, la piena formulazione del «pessimismo cosmico»: la Natura veniva accusata di essere la fonte delle sventure umane, in quanto instilla nelle persone un continuo desiderio di felicità destinato ad essere sistematicamente frustrato.

Nel 1825 riuscì a lasciare Recanati grazie all'avvio di una collaborazione con l'editore milanese Stella che gli garantì una certa indipendenza economica: fu a Milano, a Bologna (dove conobbe il conte Carlo Pepoli e pubblicò un'edizione di Versi), a Firenze (dove incontrò Manzoni e scrisse altre due operette morali) e a Pisa (dove compose Il risogimento e A Silvia).

Mangiava disordinatamente, prediligendo i dolci, si lavava poco e si cambiava raramente d'abito. Ridicolizzava chi gli stava antipatico, non importa quanto lo ammirassero, e diceva peste e corna sia della visione secolare e liberale del mondo che della consolazione della religione. Costretto a tornare a Recanati nel 1828, proseguì la produzione lirica che aveva iniziato a Pisa con l'approfondimento delle tematiche della «natura matrigna» e della caduta delle illusioni.

Nel 1827 uscirono presso l’editore Stella la prima edizione delle Operette morali e la Crestomazia italiana, un’antologia della prosa d’arte italiana, seguita l’anno successivo dalla Crestomazia poetica italiana.

Nel '30 uno stipendio mensile messogli a disposizione da alcuni amici gli permise di lasciare nuovamente Recanati e di stabilirsi a Firenze, dove iniziò una vita di più intesi rapporti sociali. Qui s'innamorò di Fanny Targioni Tozzetti (la delusione scaturita dall'amore per lei gli ispirerà il ciclo di Aspasia) e strinse amicizia con Antonio Ranieri. Nel 1831 uscì la prima edizione dei Canti e iniziò probabilmente a lavorare ai Pensieri e ai Paralipomeni della Bratacomiomachia (conclusi nel 1835). Sempre più lucida e impetuosa divenne in questi anni la sua critica delle ideologie spiritualistiche e della civiltà borghese contemporanea. Su questo sfondo nacquero nel 1832 le ultime operette il Dialogo di Tristano e di un amico e Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere.

Aggravatasi la sua malattia agli occhi, nel 1833 si trasferì a Napoli con Ranieri. Nel 1835 vennero pubblicati la Palinodia al marchese Gino Capponi e la seconda edizione dei Canti, che l’anno successivo venne sequestrata dalla polizia. Del '36 è La ginestra, del '37 Il tramonto della luna e probabilmente I nuovi credenti, in cui satireggia lo spiritualismo ottimistico degli intellettuali napoletani. Durante questo soggiorno napoletano Leopardi approdò a un nuovo senso della comune sorte degli uomini, ossia a quel senso della solidarietà umana fondata sulla conoscenza del «vero».

Quando la sua salute peggiorò, gli amici e la sorella Paolina lo assistettero con grande affetto. Un attacco d'asma ebbe la meglio su di lui, esaudendo l'unico desiderio che pensava un uomo potesse sinceramente custodire.

Morì a Napoli, dove infuriava il colera, il 14 giugno del 1837. Venne sepolto nella chiesetta di San Vitale e nel 1839 le sue spoglie vennero trasferite presso la cosiddetta «tomba di Virgilio» a Mergellina.
Superfre` · 31/08/2004 18:31 · #8
C'è scritto in qualche biografia che ho visitato casa sua almeno 5 volte? lol