dalla mailing di cuori del 06/06/03
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L'editoriale di questa settimana è figlio legittimo di uno stato d'animo venutosi a manifestare in me questa mattina, che mi ha molto intenerito.
Ho incontrato una cara amica, con la quale ci siamo soffermati il tempo breve di un caffè, a parlare un po' di noi.
E' stato un bel tuffo al cuore vederla accanto a me sorridente e "forzatamente" serena, fin quando non è stato trattato l'argomento cuore!
In quel preciso istante è calata d'improvviso la notte su noi e, prepotente l'angoscia, che ristagna nel fondo dell'anima, ha ottenuto il proscenio assoluto, fino a rendere insopportabile la continuazione di quel dialogo.
Mi ha avvilito molto a vederla cosi arrendevole e fragile.
Lei, donna molto affascinante, dolce e con una voglia di vivere addosso da dover emulare, tanto riesce a trascinare, che si è arresa stamattina, dinanzi allo spiegamento in parata di gala, di tutti i suoi disagi; celati e immanifestabili ai più, ma che sono incessantemente presenti e vivi in lei e... le stanno mortificando l'interiorità e l'esistenza.
Il continuare a domandarsi se quanto di improponibile e sbagliato gli capiti di assistere passivamente, non sia frutto di una sua errata impostazione di base; una forte paura che sia proprio dentro di lei la bruma che offusca gli orizzonti e le impone il fallimento totale per ogni sua reazione.
Si è parlato dei "problemi della vita" ed ho creduto che bastasse incitarla a sapersi ricredere e motivarsi con la convinzione di doverli prendere di petto, uno ad uno, per cercare di risolverne quanti più è possibile, ma non è bastato per frenare le lacrime che gli hanno inumidito i suoi occhi da stella, che a vederli luccicare cosi tristemente, fanno un gran male dentro.
Mi sono illuso che sarebbe bastato farle capire che "per un problema c'è sempre dietro una causa e davanti una soluzione" per farle tornare il sorriso sulle labbra ma... non è servito a spazzare via quello stato deprimente in cui versa il suo cuore perennemente.
Mi ha accennato soltanto alla paura di doversi confrontare con se stessa, al buio della vita e nel silenzio dei suoi respiri, per rendersi conto, forse, che è "lei sbagliata".
Lei, che non riesce ad allineare le conseguenze che determina il vivere la vita in modo totale, sapendosi accontentare di quanto ci è proposto quotidianamente.
Chissà perchè le donne, quando giungono ad un'età matura, od hanno fatto incetta di fallimenti del cuore, hanno paura di ricominciare. Lo scoramento vince sulla determinazione di provare ancora a stupire se stesse.
L'incubo di doversi nuovamente riproporre ad altre braccia, altri visi e nuove labbra da baciare le svilisce e le fa apparire rassegnate al peggio. Paura di cadere nuovamente in un altro errore... domani, con la errata convinzione di non sapersi mai più riprendere da un nuovo ulteriore fallimento!
Ed è cosi che ci lasciamo pervadere dalle rassegnazioni. Crediamo che quanto abbiamo fatto nella vita sia stato soltanto frutto di un'abile mistificazione che ci ha voluto segnare, in modo ir
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L'editoriale di questa settimana è figlio legittimo di uno stato d'animo venutosi a manifestare in me questa mattina, che mi ha molto intenerito.
Ho incontrato una cara amica, con la quale ci siamo soffermati il tempo breve di un caffè, a parlare un po' di noi.
E' stato un bel tuffo al cuore vederla accanto a me sorridente e "forzatamente" serena, fin quando non è stato trattato l'argomento cuore!
In quel preciso istante è calata d'improvviso la notte su noi e, prepotente l'angoscia, che ristagna nel fondo dell'anima, ha ottenuto il proscenio assoluto, fino a rendere insopportabile la continuazione di quel dialogo.
Mi ha avvilito molto a vederla cosi arrendevole e fragile.
Lei, donna molto affascinante, dolce e con una voglia di vivere addosso da dover emulare, tanto riesce a trascinare, che si è arresa stamattina, dinanzi allo spiegamento in parata di gala, di tutti i suoi disagi; celati e immanifestabili ai più, ma che sono incessantemente presenti e vivi in lei e... le stanno mortificando l'interiorità e l'esistenza.
Il continuare a domandarsi se quanto di improponibile e sbagliato gli capiti di assistere passivamente, non sia frutto di una sua errata impostazione di base; una forte paura che sia proprio dentro di lei la bruma che offusca gli orizzonti e le impone il fallimento totale per ogni sua reazione.
Si è parlato dei "problemi della vita" ed ho creduto che bastasse incitarla a sapersi ricredere e motivarsi con la convinzione di doverli prendere di petto, uno ad uno, per cercare di risolverne quanti più è possibile, ma non è bastato per frenare le lacrime che gli hanno inumidito i suoi occhi da stella, che a vederli luccicare cosi tristemente, fanno un gran male dentro.
Mi sono illuso che sarebbe bastato farle capire che "per un problema c'è sempre dietro una causa e davanti una soluzione" per farle tornare il sorriso sulle labbra ma... non è servito a spazzare via quello stato deprimente in cui versa il suo cuore perennemente.
Mi ha accennato soltanto alla paura di doversi confrontare con se stessa, al buio della vita e nel silenzio dei suoi respiri, per rendersi conto, forse, che è "lei sbagliata".
Lei, che non riesce ad allineare le conseguenze che determina il vivere la vita in modo totale, sapendosi accontentare di quanto ci è proposto quotidianamente.
Chissà perchè le donne, quando giungono ad un'età matura, od hanno fatto incetta di fallimenti del cuore, hanno paura di ricominciare. Lo scoramento vince sulla determinazione di provare ancora a stupire se stesse.
L'incubo di doversi nuovamente riproporre ad altre braccia, altri visi e nuove labbra da baciare le svilisce e le fa apparire rassegnate al peggio. Paura di cadere nuovamente in un altro errore... domani, con la errata convinzione di non sapersi mai più riprendere da un nuovo ulteriore fallimento!
Ed è cosi che ci lasciamo pervadere dalle rassegnazioni. Crediamo che quanto abbiamo fatto nella vita sia stato soltanto frutto di un'abile mistificazione che ci ha voluto segnare, in modo ir
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