Un film in 3D. La duplice trama
Braxton Bragg · 23/08/2010 18:49 · #1Ho come limpressione che questa storia sia già stata scritta, per quanto in maniera differente.
Ed ho limpressione che possa non risultare, con piena evidenza, che queste parole sono.. un film.
Forse si potrebbe dedurre dal tipo di scrittura, che non dovrebbe scostarsi dalla descrizione di immagini, se non per errore.
Se passi da queste parti, prova a dare unocchiata su questo.. schermo.
Buona visione.
* * *
Una trama oscillante, indefinita, sembra confondere le cose.
Una qualche velatura, chiara e diafana, rende i contorni sfumati, indecifrabili.
Una mano maschile, bruna e nerboruta, scosta la tenda.
Oltre, nitidamente, si scorge una specie di loggiato, largo tre passi circa, e lungo una dozzina.
Luomo scende tre scalini e osserva le cose intorno a se.
Dal lato dello scudo il muro è massiccio, di solido granito. Aperture a mezzaluna si aprono su..
Luomo si china e guarda fuori. Vede la muraglia, quasi verticale e poi, una decina di braccia sotto di se, larida superficie di un declivio. In lontananza, nellabbacinante chiarezza di una luce che sembra schiacciare le cose, si scorgono dei canneti, verdi contro il bianco del deserto, ad indicare un fiume, ed una città chiusa da mura.
Luomo si ritrae e solleva lo sguardo. Travi di legno levigato sostengono un tetto costruito alla maniera dei romani. Da li sotto, le tegole sono appena visibili, tra le rare fessure del fitto cannicciato che le sostiene.
Contro le canne del tetto, dal lato della lancia, cè un ondeggiante riflesso luminoso, azzurrino, che sembra giungere da appena oltre il parapetto. Con andatura strascicata, su gambe arcuate, da cavaliere, luomo avanza nellombra fresca del loggiato, avvicinandosi alla parte da cui proviene il riflesso. Da quel lato Il parapetto è basso e sottile, di mattoni, bordato di marmo bianco. Luomo guarda verso il basso, nel cortile ai piedi dello spalto.
Lo sguardo cangiante della medusa, dal fondo in mosaico di una vasta e limpida piscina, lo fissa negli occhi. Da li giunge il riflesso tremolante. Dellacqua gorgoglia, scorrendo. Alberi di limone e palme riempiono di chiazze dombra e lucido verde il vasto cortile ai piedi della muraglia. Una giovane indaffarata, con una specie di turbante improvvisato sul capo, si arrotola la tunica di tele grezza sulle cosce brune. Poi, con un mastello di legno pieno dacqua, cerca di lavare via qualcosa, aggrumato su un giaciglio di candido marmo. Sembra vomito.
Due ragazzi bruni, lucidi di sudore, anche loro vestiti appena con uno straccio di tela grossolana intorno ai fianchi, cercano di togliere una macchia color rosso scuro, larga quanto il torace di un uomo, dal bordo della piscina.
Luomo è giunto allestremo del loggiato. Tre scalini portano ad una torre la cui apertura è velata da una tenda bianca e leggera. Luomo scosta anche questa , ed entra. Ora si trova in una sorta di vestibolo a pianta rotonda. Una porta avanti a lui si apre su un ambiente oscuro, a cui si accede scendendo tre scalini, mentre ai due lati si aprono degli ambienti velati da tende, oscillanti ad una leggera brezza.
Luomo alza appena le mani, come per mostrare a persona oltre i veli, che non impugna nessuna arma e, con passo lento in maniera ostentata, prosegue nel suo percorso.
Luomo con landatura da cavaliere ha una barba nera e curata ad incorniciare il viso dallo sguardo deciso.
Nellentrare nella sala buia, tuttavia, il suo sguardo per un attimo sembra tradire apprensione.
Chinandosi in segno di rispetto, nellentrare, il cavaliere dice:
Magnifico Signore
Braxton Bragg · 24/08/2010 20:21 · #2"Magnifico Signore…"
dice il cavaliere , nell’entrare, chinandosi in segno di rispetto:
La sala ove entra è piena d’ombra. Le pareti, fino all’altezza di un uomo, sono ricoperte da marmo verde, venato di nero. Da una finestrella aperta nella parete della torre piove, dritta su una specie di leggìo, obliqua e formicolante a causa del vapore che sembra saturare l’aria, una lama di chiarissima luce.
Seduto di spalle rispetto all’entrata, un uomo gigantesco, una sorta di Ercole dalle spalle massicce, con una cascata di riccioli neri in capo, sta seduto su una specie di lettino al bordo di una vasca piena d’acqua, con i gomiti poggiati sulle cosce. Alza appena una mano, come per salutare il cavaliere appena entrato. Una donna alta, snella, statuaria, anche lei di spalle all’ingresso, massaggia i muscoli del gigante. Un cerchio di metallo intorno al collo, qualifica la donna come schiava.
Tuttavia, il metallo è oro, ed il cerchio raffigura una serpe che si morde la coda, finemente cesellata.
La donna sembra nubiana, a giudicare dai tratti. La sua pelle ha un tono bruno e caldo; sembra il colore delle bacche di cui le capre vanno ghiotte, e di cui si beve uno scuro infuso, nella terra dei Sabei. Un drappo di lino bianco, unico indumento, avvolto intorno ai fianchi , spicca contro la pelle scura.
La donna guarda la mano del gigante alzarsi. Allora volge lo sguardo, dagli immensi occhi lucenti, verso l’entrata, salutando il nuovo venuto con un gesto del capo. E' molto bella.
Da una piccola anfora di vetro opaco, la donna trae una gelatina verdazzurra, che spalma sulle pelle stranamente gialla del gigante, i cui muscoli, così massicci, sembrano privi di consistenza sotto i gesti della donna, le cui scure dita sembrano affondare nella carne dell’uomo.
"Magnifico signore, il nuovo cammino di ronda è bello, ben disegnato ma.. se qualcuno lanciasse una freccia incendiaria sulle canne del tetto…
Il gigante alza un dito. Il cavaliere si zittisce e, pur non essendo sotto lo sguardo di quello strano Ercole, si china rispettosamente.
Il gigante indica qualcuno. Nell’ombra, appena oltre la lama di luce, c’è un’altra persona..
Un vecchio consunto, dai tratti etiopi, vestito con una tunica scura, sembra materializzarsi accanto al leggìo, sul quale srotola qualcosa che somiglia ad una pergamena. Come se avesse ricevuto un cenno di assenso, prende a recitare:
" Le zattere portavano la pietra tagliata, dalle montagne. Le navi trainate dai buoi portavano i mattoni, cotti al sole, e la torre, nella città alla confluenza dei fiumi, cresceva e cresceva, seguendo il disegno della spirale, e nuovi terrapieni circolari portavano a nuove altezze, e la gente di Babilonia ammirava l’immensa costruzione. Poi le lingue si confusero, la torre smise di crescere, e, si disse, la superbia trovò la propria punizione.
Le pietre dalla montagna; i mattoni dalle paludi.
Ma la traboccante terra dei terrapieni, da dove giungeva?
Così i sacerdoti di Babilonia, riempendo gli sguardi con l’immensa torre, accecarono le genti, velarono con lingue straniere il segreto, e mantennero occulta la vera direzione della ricerca, non verso l’alto, ma verso il basso; l’immenso scavo sottostante, che nel ventre oscuro della terra, li portò finalmente a raggiungere..."
Il gigante solleva un dito.
Il lettore tace.
Il dito del gigante viene puntato verso la pergamena. Una voce nasale e acuta, quasi infantile, sembra uscire da quelle spalle gigantesche; dice:
"E’ questo l’uomo"
"Non sarebbe meglio se…" accenna appena il cavaliere.
"E’ questo, l’uomo", Ripete la voce nasale.
Il cavaliere allarga le braccia e annuisce, mentre il gigante, senza voltarsi, china il capo da un lato, come a suggerire alla schiava un punto da massaggiare….
"Basilide di Cirene", scandisce il vecchio consunto, dal leggìo.
"Ma Basilide…" sussurra il cavaliere, perplesso… ".. E’…. morto…."
Un risolino silenzioso sembra scuotere le spalle del gigante...
Braxton Bragg · 28/08/2010 11:23 · #3"E noi…?" dice incredula la voce suadente.
In un giardino, circondato da un muro alto almeno cinque braccia, sotto un cielo azzurro, sgombro di nubi.
"E noi…? " domanda ancora la voce suadente, coma a sottolineare il dubbio… .
Il vasto giardino, punteggiato di alberi da frutto e da curati cespugli di mirto, ha ,in un angolo, un ampio pergolato circolare, di un verde fresco e tenero, sostenuto da alte colonne di legno scuro e levigato. Il terreno sotto il pergolato è stato scavato ed un circolo di sedili di marmo bianco circonda quattro lettini ricoperti di stuoie, secondo l’uso dei romani, disposti intorno ad una piccola conca di granito, nella quale gorgoglia una fonte.
" E noi" dice con la voce suadente un uomo dalla barba nera, con una cicatrice verticale sotto l’occhio sinistro,
"Noi..?? " e con le mani fa un gesto come ad abbracciare l’intero giardino:
ad una ventina di passi , nel portico di una sorta di piccolo palazzo, due fanciulle, nella loro tarda adolescenza, si passano l’un l’altra un pettine di piombo nei lunghissimi capelli, neri e lucidi. Si muovono con studiata indolenza, vestite da abiti leggerissimi, quasi dei veli, stretti in vita da sottili fasce rosse, aperti sui fianchi e le anche. Entrambe hanno due ciocche dei capelli, ai lati delle tempie, tinti di un ramato colore rosso.
"Giuda…" dice il Cavaliere, battendo le palpebre e quasi senza muovere le labbra. L’uomo con la voce suadente tace.
Una piccola processione si avvicina ai tre uomini sotto la pergola, camminando sul vialetto coperto di rena bianca.
Dietro una bambina alle soglie della prima adolescenza, camminano tre bambini fra i dieci e gli otto anni, portando vassoi con pesci alla brace, grano cotto col montone, ciotole di salsa, alcune di un bruno grumoso, altre di un verde chiaro. Un vassoio di terracotta è coperto con larghe e molli focacce bianche.
La bambina , con modi cerimoniosi, versa l’acqua sulle mani dei tre uomini, da un anfora, asciugandole poi con un candido panno.
I bambini dispongono le pietanze su un piano di granito accanto alla fonte e fanno un piccolo inchino. Sono anche loro vestiti con le tuniche aperte sui fianchi. Il terzo degli uomini sotto la pergola, uomo dai massicci avambracci, tocca con un dito il costato della bambina. Poi, rabbuiato, prede uno dei "piatti" di terracotta, ci mette grossi pezzi di carne ed una focaccia e porge il piatto alla bambina. Con un gesto circolare della mano indica i piccoli inservienti, come per dire: questo è per voi; poi intima loro il silenzio, con un dito avanti la bocca. Ai piccoli brillano gli occhi, nel ringraziare con inchini.
Allontanatisi i piccoli inservienti, l’uomo con gli avambracci massicci sussurra:
"Con quello che paghiamo, potrebbero almeno dare da mangiare ai bambini…"
"Con quello che pago" Lo corregge il Cavaliere, che domanda:
"Antioco: da quando ti preoccupi dei bambini che ti servono a tavola?"
" I bambini dovrebbero mangiare bene, a quell’età. E giocare quanto vogliono, e crescere all’aria aperta…"
Risponde Antioco, pensoso.
" Solo così, quando saranno cresciuti sani, belli e robusti, " aggiunge l’uomo aggrottando le ciglia, " potrai spuntare un prezzo degno di loro, al mercato degli schiavi. Il commercio è una cosa seria...".
L’uomo con la barba nera e la cicatrice annuisce.
"E noi… " soggiunge a completare la frase, " Dovremmo cercare…. il Messia?!
"Non dovremmo solo cercarlo" dice il cavaliere con la sua voce profonda.
"Noi dovremo… trovarlo"
La parola "trovarlo" risuona invece con una voce nasale e acuta, già sentita in una sala dalle pareti di marmo verde.
"Dovrete .. trovarlo. E’ diverso, Cavaliere"
Nella sala dalle pareti di marmo verde, oscura e piena di vapori, il gigante dalle grandi spalle ha di fronte a sé il Cavaliere, chiaramente intimidito.
"Ma.. Signore… grande e magnifico Erode…"
Domanda incerto…
Erode solleva il capo, come ad attendere una domanda già intuita….
Braxton Bragg · 02/09/2010 18:25 · #4“Il messia è solo un inganno dei sacerdoti di Gerusalemme.... stavi per dire questo?”
Domanda, melliflua, la voce acuta e nasale.
Il cavaliere, come scoperto, smette la propria aria intimidita.
Quasi a malincuore, annuisce.
“Ecco.. “ Aggiunge Erode, Signore della Galilea, “Puoi smettere di recitare; non fingere di aver paura di me..…”
Il cavaliere schiude le labbra, come per parlare, ma nessun suono esce dalla bocca..
“Il mondo è…traboccante di dei” Dice Erode con voce suadente.
“Tu sacrifichi ad Afrodite Siria, io ad Astarte… Caifa, come gran sacerdote del tempio, potrà pur sacrificare al proprio dio.. dato che Lui ne è l’autentico, l’unico l’intermediario verso le genti…”
“ Ma se la smettesse di sacrificare la sua gente ed i suoi signori, per di più a Giove Capitolino…”
Erode si alza dal giaciglio su cui sedeva.. Dalla comparazione col Cavaliere, risulta non essere un gigante. E’ solo un uomo con la parte superiore del corpo troppo grande, sproporzionata rispetto alle gambe.
“Per questo Roma gli da tanto potere” Dice avvicinandosi al cavaliere “Perché sa come sopire gli animi, come tenere buona la gente, con tante difficili e levigate parole, che costano così poco, rispetto alle.. gloriose, ed esose, legioni…”
Erode, con passi indolenti, si porta alle spalle del cavaliere. Posa le sue grandi mani ai lati del collo di questi. Il volto del “gigante” dimostra una ventina d’anni, ed è perfetto. Potrebbe fare da modello per una statua di Apollo.
“Ma se un giorno arrivasse il Messia” sussurra all’orecchio del cavaliere, con quella voce quasi femminile.
” E sbugiardasse Caifa, ed i suoi amici mercanti, e magari lo… ponesse nella condizione di dover scegliere tra Roma e la sua gente, tra Cesare e la Verità… Se, poniamo, il popolo sentisse direttamente la voce del suo dio… che fine farebbe Caifa? Che fine farebbero i sacerdoti?”
Il cavaliere ha il collo tra le mani del “gigante”, mani insieme carezzevoli e minacciose.
Il cavaliere sembra assorto, assorbito da quelle prospettive.
“E così Roma…” Dice titubante il cavaliere, “Senza più il suo alleato, senza il pastore che controlla il gregge, non potrebbe più fare a meno di.. di Te, Grande Signore”
“Potrebbe essere …” risponde Erode, sorridendo per la prima volta. “Io ed i miei fratelli saremmo di nuovo gli alleati irrinunciabili dei padroni del mondo, potenza egemone, certo, ma pur sempre così...lontana.. ed un giorno… “
“Ma… come trovare il Messia?”
“Ogni cosa a suo tempo, cavaliere” Risponde Erode.
“Sapevi che sette pagine dei libri sacri..” Aggiunge il “gigante”, come per cambiare argomento, allontanandosi verso un punto in ombra della sala.
“ Sono in realtà opera autentica di Basilide di Cirene?”
“No… ma perché parlare di un morto?” Domanda il cavaliere.
“Perché “ risponde la voce acuta, dall’oscurità “dovrai andare a prenderlo, dal fondo della sua tomba..”
Braxton Bragg · 06/09/2010 20:08 · #5La gola è stretta fra pareti altissime di roccia bruna, rossiccia e porosa. Il sentiero, al fondo della gola, è di una rena chiara e fine. In alto il cielo è un diafano serpente azzurro. Cinque figure a cavallo procedono al passo, avvolte da mantelli che ne coprono quasi l’intera figura tranne, in parte, il volto e le mani.
Aprono la strada il Cavaliere ed Antioco. Dietro di loro una figura che cavalca alla amazzone, chiusa in un mantello candido. Infine, dietro loro, due cavalieri dall’aria marziale, che volgono spesso lo sguardo in alto e all’indietro.
“’E’ curiosa come storia, e non si sa se sia vera, ma piu’ o meno…” Dice il Cavaliere ad Antioco. Le labbra del cavaliere si schiudono per raccontare una storia…
”Basilide aveva denaro e fortuna, a Cirene…”
Le labbra di un uomo pallido, con occhi azzurri ed una chioma fulva si schiudono per pronunciare le ultime frasi lette dal rotolo di scrittura che tiene fra le mani. Si ferma, abbassa lo sguardo. L’uomo, vestito da una toga bianca, si trova al centro di una sala circolare. Oltre le colonne che circondano la sala, si scorgono piscine e portici, ed il solito oziare delle terme.
Le persone che assistono alla lettura di Basilide, dopo un istante di silenzio, alzano entrambe le mani, con le palme rivolte verso il lettore, e poi le battono, le battono fra loro, rumorosamente, poi le rivolgono verso il lettore e nuovamente, ripetutamente, le battono in segno di grande approvazione.
Basilide, raggiante si schermisce, con piccoli inchini.
“Poi, forse inseguito da creditori, forse dal marito di una amante, giunse in Galilea, giusto al tempo in cui i sacerdoti si accorsero che…”
In una stanza dalle ruvide pareti di tufo, un sacerdote ed un aiutante aprono con grande prudenza una cassa di legno laccato, posata su un tavolo di pietra. Dentro vi sono rotoli coperti di segni neri. Con estrema cautela un rotolo viene posato sulla pietra. Un gomito lo urta. Il rotolo cade e le scritture, decrepite quanto sacre, si trasformano in un cumulo di minute e indecifrabili scaglie, sparse sulla terra bruna.
“ Non mancavano le copie, naturalmente, ma proprio quando si cercò di compararle, si ebbe una sorpresa…”
In una sala piena di leggii e di tavoli di legno scuro, sacerdoti del tempio tacciono, con aria costernata.
Davanti a loro, ciascuna con un cartiglio che ne indica la provenienza ( Alessandria, Cirene, Antiochia, Babel, Tiro..) ci sono le sacre scritture, che differenti mani hanno scritto in modo differente con lingue differenti, su cartapecora, papiro, pergamena, sottili fogli di una scorza d’albero….
Posate sul tavolo, hanno forme e volumi differenti.
“Basilide , oltre ad essere tra i pochi a conoscere tutte le cinque lingue della tradizione, era il migliore calligrafo della citta. Si offrì di lavorare per il semplice piacere. Un lavoro immenso, per un solo copista…
Basilide ed un anziano sacerdote lavorano sui lunghi rotoli. Il sacerdote strizza gli occhi. E’ anziano. Cerca di mettere a fuoco le parole. Un giovane aiutante sembra incerto nel passare da una grafia all’altra. Basilide, umile e sollecito, domanda o suggerisce qualcosa all’anziano sacerdote, che sembra perplesso…
Nel buio della notte, un incendio avvampa nella sala. Giovani sacerdoti ed inservienti accorrono. La luce del mattino svela cenere di antiche scritture sparsa su tavoli trasformati in tizzoni anneriti.
Basilide è accolto come un dono del cielo quando fa portare le pile di pergamena con le scritture già copiate e salvate…
Casse con nuove copie partono per le quattro direzioni del mondo.
“Solo tre anni dopo scoprirono che esistevano delle differenze, e che Basilide aveva aggiunto, si dice, sette palmi di calligrafia, alle sacre scritture…. Ormai era tardi e, dicono, la cosa venne taciuta, più’ che corretta. Così, Basilide venne condannato a scomparire dal mondo” Conclude il Cavaliere.
Le cinque figure a cavallo sono giunte davanti ad una fortezza rupestre, una specie di grande grotta in parte murata, a metà di un’alta parete di roccia, alla quale si accede mediante quattro strette rampe di piatti e bassi scalini.
“E questa è la sua tomba” dice il Cavaliere. “ E se c’è qualcuno che può tirar fuori la sua lurida carcassa da lì…”
E si volta ad osservare la figura che cavalca alla amazzone. Da sotto il cappuccio candido, la nubiana già incontrata nel palazzo di Erode, lancia ai due cavalieri uno sguardo dei suoi grandi umidi occhi.
“se c’è qualcuno.. è Cecilia”.
Il cavaliere smonta e, mostrando di avere nelle mani solo un astuccio cilindrico di cuoio, si avvicina alla base della scalinata.
Due arcieri, coperti da corazze di cuoio, fanno capolino dal portale della fortezza….
Braxton Bragg · 11/09/2010 22:34 · #6Buio assoluto.
Un riflesso rossastro sembra discendere oscillando, dall’alto.
Il riflesso diventa giallastro. Scalpiccio di calzari. Gradini scavati nella roccia si delineano, prendono forma nella luce crescente.
All’altro capo di un lungo e stretto corridoio, sorta di budello nella roccia viva, preceduti dalla luce delle loro torce e lucerne, si scorgono i calzari di persone che scendono i gradini di una scala scavata nella roccia, quindi le loro figure.
Un soldato, vestito con la corazza di cuoio dei mercenari siriani, precede alcune persone. Tiene in pugno due torce e nell’avanzare le pone nei fori che stanno in cavità ai lati del corridoio.
“Non sarà facile. Avreste dovuto avvertire un paio di giorni fa….. Lo avremmo tirato fuori con la sete…”
Dice il siriano, rivolgendosi al Cavaliere ed ad Antioco, che lo seguono con una torcia e due lucerne ad olio.
“Ma non è chiuso in una segreta?” Domanda il cavaliere.
“Si ma.. siamo stati un po .. pesanti, l’ultima volta, e.. non sarà facile”.
I tre uomini percorrono ancora un breve tratto di corridoio; superano un ponticello di legno, sotto il quale si sente scorrere dell’acqua, quindi arrivano in una sorta di grotta, chiusa da un lato da un muro di mattoni coperti di muffa.
Nel muro è inchiavardata una massiccia porta, irrobustita con dei chiodi.
“ E’ tutto vostro” dice il Siriano, sollevando a fatica una grossa sbarra di ferro, posata di traverso su ganci infissi nella roccia e nella porta, a bloccare il massiccio battente.
Con fatica, spinge ed apre il pesante battente, mentre le narici gli si contraggono ed il capo compie un istintivo gesto di ripulsa.
Nel riquadro della porta c’è il nulla, denso ed oscuro.
“Non vai a prenderlo?” Domanda il cavaliere.
“Andate voi” Dice il siriano, come se stesse facendo un favore ai due ospiti.
Antioco ed il Cavaliere si scambiano un occhiata. Quindi il cavaliere fa due passi verso l’uscita del corridoio. Il Siriano si trova ora fra i due visitatori ed ha come un attimo di incertezza.
“Vado io” dice Antioco. Avvolge il mantello sul braccio sinistro, lasciando libera la mano, con cui afferra una lucerna ad olio. Estrae un lungo pugnale dal fodero appeso alla cintura e lo nasconde lungo l’avambraccio sinistro,nel mantello avvolto.
Entra nella segreta.
Oltre la porta, la lucerna getta un riflesso rossastro ma insufficiente su una specie di pianerottolo ricavato dalla roccia, , quindi su una scalinata che scende verso il buio. Non è una cella, ma una cavità naturale vasta e irregolare, con un pavimento pianeggiante, in parte di rena ed in parte di roccia.
Antioco scende la scala; tiene alta la lucerna, ma nessuno compare alla sua vista.
La cavità è troppo ampia perché la lucerna la illumini tutta. L’uomo cammina con circospezione, dando le spalle alla parete di roccia. Sul pavimento, scheletri di roditori paiono come squarciati, aperti. Più oltre biancheggiano alcuni lunghi femori, ossa di più persone, ma non congiunte in uno scheletro; piuttosto sparse, come se i cadaveri fossero stati smembrati. Minuscoli riflessi rossastri intermittenti, nella densa oscurità, confermano la presenza di topi.
Antioco abbassa lo sguardo. Le sue caviglie sono..scure. Qualcosa di minuscolo, nero, brulicante,sale sulla pelle dei polpacci, verso le sue ginocchia.
Con un brivido abbassa la lucerna e, stringendo i denti, con la viva fiamma brucia le inumerevoli pulci sulla propria pelle, prima su una gamba, poi sull’altra.
Altri cadaveri smembrati, altri roditori in decomposizione. Piccole fessure nella roccia, un inghiottitoio di cui non si vede il fondo…
Ma non c’è ombra di persone vive, la dentro.
Antioco ha compiuto il giro dell’intera grotta. Risale gli scalini; è di nuovo sulla porta.
“Non c’è nessuno là dentro” dice.
Il cavaliere ed il siriano osservano in viso Antioco. Questi li guarda, interrogativo, quindi si piega in due e vomita l’anima.
“Se avete tre giorni di tempo.. vi farò vedere che c’è.. “ dice il siriano, ghignante.
“basta aspettare che.. muoia di sete..”, soggiunge.
“Non abbiamo tre giorni” Osserva il cavaliere, affondando lo sguardo nel buio della porta aperta.
Dall’interno della grotta, qualcuno osserva il riquadro di luce ridursi ad una fessura e scomparire.
Con un tonfo sordo, la porta viene sbarrata…
Braxton Bragg · 13/09/2010 21:58 · #7Incorniciato dagli archi che chiudono la terrazza della villa, il disco del sole, raggiante, ornato da nubi colore della porpora, sta per scendere oltre l’orizzonte.
"E tutto questo perché io possa.. scrivere il seguito del libro sacro?"
L’uomo, disteso sul ventre, sopra il lettino, con la tunica abbassata intorno alle reni, pronuncia la frase con evidente perplessità.
Gli si possono contare vertebre e costole, tanto è magro. Ha la schiena terribilmente piagata, da decine di cicatrici appena rimarginate; tagli paralleli e regolari, come unghiate di un mostro o l’effetto di fendenti inferti senza voler affondare nella carne..
Versandolo da un’anfora dal collo sottile, dita brune, affusolate, spalmano un unguento oleoso, verde come la bile, sulle cicatrici rossastre che spiccano sul bianco della pelle grinzosa.
Seduta accanto all’uomo disteso, Cecilia, con indosso una tunica candida, stretta sotto il seno da un laccio rosso, ne cura la schiena piagata.
Il cavaliere cammina in circolo, pensoso, sotto il portico, a due passi dal lettino.
Si limita ad annuire alle parole del vecchio, senza nemmeno voltarsi.
" I seguiti, credimi, difficilmente funzionano. Secondo me non si venderebbe…E poi come potrebbe essere credibile?"
Prosegue l’uomo, sollevando uno sguardo interrogativo verso il cavaliere.
"Noi riduciamo tutto alla nostra esperienza e, se le cose.. cadono fuori da questa, non le crediamo; per noi, il dolore che non abbiamo provato.. non è vero dolore…" Considera, quasi ripetesse vecchie lezioni.
"...Per questo esiste la letteratura: perché se non vivessimo le vite degli eroi, non potremmo.. sentire cosa provano... nei loro cuori...non potremmo difendere Ilio e insieme uccidere Ettore….Morire senza morire, e vivere una vita in un giorno…."
Prosegue, mentre il suo sguardo sembra viaggiare verso altri mondi.
"Tutti abbiamo sentito la lingua vischiosa di Priapo sussurrarci cose… irriferibili, e tutte hanno sentito Afrodite suggerire loro come muoversi per accendere di desiderio... Tutti abbiamo sentito Marte riempirci il cuore di rabbia, e bevuto il sangue inebriante di Bacco…intravisto una Ninfa... di sfuggita…"
Dice l’uomo, mentre le cure della schiena gli infliggono fitte evidenti.
"Per questo crediamo ai nostri dei.. perché li vediamo tutti i giorni… ma che futuro potrà avere un dio che non si vede mai?"
"Credimi cavaliere" prosegue l’uomo disteso"… la prossima generazione avrà scordato questa vecchia religione, e tutti i giovani di Gerusalemme saranno più romani dei romani…" Dice l'uomo aggrottando le sopracciglia.
"Già ai miei tempi" aggiunge il vecchio "Mangiavano come romani e vestivano come romani, fingendo di essere loro i padroni dell’impero, e non gli sconfitti…"
"Senti Basilide… se io potessi… " Domanda quasi oziosamente il Cavaliere, "far vivere a molta gente l’esperienza diretta di.. trovarsi di fronte al Messia?"
"Oh certo, così potrebbe funzionare… " Risponde in tono vagamente canzonatorio Basilide di Cirene.
"Se il nostro protagonista, che so… toccasse una cisterna d’acqua e ne traboccasse la spumosa birra dei sumeri, o se magari questo profeta camminasse sull’aria, se guarisse i sordi ed i ciechi, moltiplicasse le focacce, resuscitasse qualcuno…"
Il Cavaliere guarda Basilide, con uno strano sorriso.
Poi il suo sguardo si solleva verso il cielo di Galilea, che il crepuscolo ha trasformato nella sfumata corolla di una immensa pervinca...
Braxton Bragg · 16/09/2010 22:11 · #8Un mare verde, scaglioso, crespo ed irto di onde. Dal verde profondo sorgono due mani gigantesche, di un verde metallico, che reggono una sbarra di bronzo. Confuso e nascosto dall’acqua, si intravede il volto di Poseidone, sorgente dal fondo.. Sta per apparire quando…
Il sogno finisce in un sussulto. L’azzurro del cielo marino ed il verde cangiante dell’acqua scompaiono.
Tutto è oscurità.
Solo un alone più chiaro, come una macchia al centro della visione.
La porta della segreta si illumina. Qualcuno sta entrando nella grotta.
Una figura con una torcia in mano si staglia nel riquadro di luce.
Il profilo di un enorme artropode, irto di zampe, chele e antenne, incombe sulla figura.
Poi una figura articolata, come una corolla di tentacoli, fa fuggire l’artropode.
Ma è solo la prospettiva a falsare le dimensioni. Chi osserva ha proteso le mani ed un qualche millepiedi o scorpione, vicinissimo ai suoi occhi, è fuggito al primo movimento.
Le mani si protendono verso il bordo dell’alone meno oscuro.
Un topolino, intento ad arrotare i denti sopra una clavicola , osserva una coppia di mani pallide e ossute uscire da una fenditura alla base di una roccia.
Afferrandosi al bordo e strisciando come un verme, una specie di sparuto fantasma si estrae dal budello sotto la roccia, spostando con le mani e le braccia la rena.
L’uomo è magrissimo; ha capelli arruffati, barba incrostata. Indossa sulle reni i resti di una specie di tunica, lacera, terrosa, con macchie più scure, traccia delle cimici schiacciate.
Uscito dalla sua tana, si muove dapprima come un ragno, su mani e gambe piegate a squadra. Si sposta di lato , dando occhiate al riquadro illuminato, alla porta della segreta ed alla figura.
I grandi occhi azzurri del fantasma si fissano sulla figura appena entrata.
Questa si è portata al centro della grotta. Traccia cerchi sul terreno con la torcia, come se volesse descrivere una spirale di fuoco, o volesse purificare il terreno.
Poi la torcia viene piantata sulla rena, e la figura si libera del mantello, unico indumento che aveva indosso.
E’ una donna, probabilmente Nubiana, ed ha un cerchio d’oro intorno al collo.
Basilide, il macilento prigioniero fantasma, dall’oscurità densa, osserva la donna, lanciando occhiate anche alla porta, da dove non si vede entrare nessun altro.
Cecilia, statuaria ed assorta, ripiega la veste a descrivere un cerchio, quindi si inginocchia, sedendosi sui talloni. Poi distende le braccia , fino a posare il dorso delle mani accanto alle ginocchia. Il palmo delle mani, aperte è rivolto verso l’alto.
Basilide gira lentamente intorno alla figura, stupito. Osserva la schiena della donna, levigata ed inarcata, colore dell'ebano, le spalle tornite, le braccia ornate da bracciali d’oro. Ora la vede di profilo, e ne osserva gli occhi chiusi, il seno, che il respiro solleva appena.
"E’ una citazione.. una.. parafrasi..." sbotta Basilide . "Ho scritto io questa scena!"
"E’ la prima del terzo libro di…"Il castello del Caucaso", un testo che credevo.. bruciato…."
Gli occhi di Basilide, per un istante, forse abbagliati dalla luce della torcia, si socchiudono...
( Davanti all’acqua oscura e scagliosa che schiaffeggia il molo di granito, nel tempio di marmo, la fanciulla con la corona di fiori sul capo si ferma. E’ poco più che adolescente. Ha il pallore latteo e rosato dei giovani celti, e la chioma crespa, di un biondo quasi rosso. Le due donne velate, vestite di scuro, che l’accompagnano, la spogliano della sua veste colore della porpora, che posano sul basso altare di pietra nera. Quindi la fanno inginocchiare e sedere sui talloni, sulla veste ripiegata; la bendano con un nastro bluastro; le tolgono la coroncina di fiori e la posano sulle mani della ragazza, posate accanto alle ginocchia come a formare una coppa. La ragazza ha freddo e paura. Il tenero petto, visibilmente intirizzito, è agitato da singulti. La giovane sta piangendo; la benda si scurisce sopra gli occhi.
Qualcosa si agita nell’acqua, che sembra ribollire…)
"Ma quello era un sacrificio.." Balbetta Basilide stranito, dopo aver "rivisto" in un lampo le immagini della sua narrazione.
"E Invece questa.. " aggiunge mentre si sente afferrare ad un braccio " E’ una trappola".
Nell’oscurità il Cavaliere è giunto alle sue spalle.
"Quando sei entrato?" chiede Basilide.
Il Cavaliere, guardando sopra la spalla del prigioniero, annuisce e, senza sforzo , tira giù l’uomo, in maniera che si distenda sul ventre. La schiena di Basilide rivela grossi e turgidi pomfi violacei.
Cecilia ora ha in mano una minuscola lama. Sferra alcuni misurati fendenti contro la schiena dell’uomo disteso, che grida di dolore. Dai pomfi, incisi con precisione e ormai afflosciati, fuoriesce un brulicante ammasso di grossi vermi bianchi, che si agitano nel sangue dei tagli…
Braxton Bragg · 26/09/2010 09:10 · #9Al sommo dei cieli, volto di una pallida divinità, la luna splende, spargendo polvere di luce argentea e fredda sulla campagna. Come un mare, profondo, oscuro e insieme lucido, infinito, tra isole frastagliate, fatte di nuvole; così sembra la volta celeste. L’uomo in sella fa procedere la cavalcatura al passo, leggermente chino, quasi a celare il volto incappucciato.
Lo segue una persona di bassa statura, in sella ad un asino, seguito da un secondo asino, dal passo gravato dal pesante carico che troneggia sulla groppa. La stradicciola si dipana tra muretti di pietre. Oltre questi, ulivi riempiono la campagna di ombra e riflessi argentei. Ad una svolta, i due intravedono una luce riverberarsi, dal basso, su una velatura di fumo che sale verso il cielo. Avvicinandosi, scorgono un basso muro di cinta. Un cancello è aperto. Due figure robuste, poggiate a dei bastoni, parlottano fra loro, accanto al muro, ad alcuni passi dall’entrata. L’uomo a cavallo, nell’oltrepassare il cancello, saluta silenziosamente, con un piccolo inchino, le due figure, ora mute, che rispondono con un cenno del capo.
Una costruzione si staglia contro il cielo, oscuro e lucido. Circondata da un loggiato in legno, sembra una serie di casupole basse, strette, costruite intorno ad un corpo centrale più alto, sorta di bassa torre coperta da una cupola, che s’innalza al centro dell’insieme. L’uomo discende dal cavallo; fa un cenno all’altro, che annuisce.
L’uomo entra nella costruzione. C’è un largo vestibolo, con delle porte aperte ai lati, sulle quali piccole lucerne spandono una luce sufficiente appena a mitigare la densa oscurità. Su uno dei sedili di pietra posti accanto alle porte, siede una donna, con una specie di saio color ocra. Ha occhi pesantemente truccati. Siede con le gambe scoperte e lancia un sorriso stanco al nuovo entrato, che risponde portando la mano alle labbra, in un bacio rituale, con un lieve inchino. La donna risponde con lo stesso gesto, ed un sorriso quasi di sollievo.
Il Cavaliere si scopre il capo e saluta con piccoli inchini le giovani col saio color ocra che spargono fumi d’incenso, mentre altre portano brocche fumanti verso le stanze buie. Tutte hanno il pesante trucco scuro sulle palpebre, che fa sembrare immensi i loro grandi occhi. L’uomo si incammina. Gemiti, sospiri, parole smorzate, inintelligibili, giungono dalle stanze buie ai lati del corridoio. Dal centro del tempio arriva un riverbero caldo, ambrato. C’è una grande statua, nell’ombelico del tempio, al centro della luce. Dal lato del vestibolo, davanti alla statua , c’è una larga e bassa gradinata, con ciotole di latte e latte cagliato, grano germinato, orzo, ampolle, datteri. Dall’alto, sulla statua piove una luce calda ed una rada pioggia di petali bianchi. Ragazze magre, smunte, assorte, donne mature, dallo sguardo dolente, uomini non più giovani, ingrigiti, siedono intorno, o sembrano pregare, camminando lentamente intorno alla grande base circolare che fa tutt’uno con la statua.
La statua rappresenta, a grandezza maggiore di quella naturale, un corpo femminile, immagine della bellezza, disteso sul dorso con le braccia aperte e distese, in linea con le spalle. Le gambe sono leggermente divaricate, con le ginocchia sollevate. Sul grembo della dea è posato un drappo, colore del sangue. Il capo della divinità è leggermente voltato da un lato. Il cavaliere osserva i fianchi ed i seni di marmo polito, reso lucido dalle dita dei fedeli, e, camminando devotamente intorno alla statua, si sofferma sul volto della dea. Questo, a seconda di come lo osserva, sembra commutare tra la sofferenza e l’estasi.
Sostenuta da due donne alte e maestose, le palpebre pitturate di scuro e chiuse nel loro saio color ocra, incede tra le persone una figura femminile vacillante, benedicente, con un sorriso vago, luminoso. La donna è decisamente anziana, piena di rughe, ma dai tratti del viso si intuisce una trascorsa e splendente bellezza. Le persone si inginocchiano davanti a lei. Lei ricambia con un sorriso, uno sguardo affettuoso dei suoi occhi colore dell’ambra, una carezza sul viso. Le persone, a quel gesto, che accolgono ad occhi chiusi, trepidanti, mostrano un gesto di stupore, quasi provassero, al contatto, una preziosa reminiscenza.
Carico di grosse bisacce, è arrivato il ragazzo che, conducendo gli asini, seguiva il Cavaliere.
Le bisacce vengono scaricate sui gradini delle offerte. Sacchi di grano, ceste di frutta, anfore d’olio…quindi esce e ritorna.
Alla fine l’altare delle offerte è colmo. Il Cavaliere, solitamente altero, leggermente chino ed umile si avvicina e pone con discrezione nelle mani di una delle donne che sostengono la anziana signora, una borsa rigonfia. La donna prorompe in esclamazioni di allegria, in un lingua fatta di sole vocali; lancia teatralmente la borsa su un sacco di grano dell’altare. La gente si volta ad ammirare quella offerta così generosa. Il cavaliere si schermisce, ma trapela che, in realtà, è raggiante. Ad un gesto di una delle due donne gli viene posto nelle mani un cestino colmo di petali di fiori bianchi. Con sorrisi viene congedato ed il Cavaliere si avvia verso una delle scalette in legno. Girando intorno alla grande base circolare, queste portano ad una passerella sospesa che sovrasta la statua e sostiene una corona di lucerne. Dalla passerella il cavaliere sparge nell’aria i petali, che scendono sulla statua. Una ragazza del tempio sale a colmare d’olio le lucerne. Il cavaliere sente la passerella cigolare sotto il loro peso. Poi nota un topo camminare su una trave del tetto, con un frutto in bocca. Oltre l’animale, il tetto del tempio è rotto; si scorge il riflesso della luna. Il cavaliere abbassa lo sguardo sulla statua della dea.
"…Fino ad allora l’avevo vista abbracciare il cielo " dice il Cavaliere, come giunto alla fine del racconto.
Si trova sulla terrazza della villa, in compagnia di Basilide.
L’unica lucerna accesa tremola, si spegne.
" là, vista dall’alto, mi è sembrata come.. un condannato al supplizio… ". Aggiunge; poi, nel buio, tace.
Spenta la lucerna, dal cielo che sovrasta i due uomini sembrano traboccare infinite stelle.
Basilide indicando qualcosa verso l’orizzonte; dice: "….Sorgono le Pleiadi"
Braxton Bragg · 25/10/2010 17:33 · #10"Non scrivi?"
Basilide trasalisce; solleva lo sguardo. La voce profonda del Cavaliere lo sorprende seduto davanti ad una levigata tavola di legno chiaro, ingombra di pergamene mentre, assorto, pasticcia con lo stilo su una tavoletta di cera.
Il cavaliere è giunto inatteso, nella stanza della scrittura, piena di luce.
"Non so.. aspetto che una storia mi salti addosso; sai…, è tutto molto confuso… "
Dice Basilide, perplesso.
"Senti,", dice il cavaliere, avvicinandosi all’interlocutore e abbassando la voce.
"Questa terra è un crocevia. Se vuoi commerciare tra Egitto e Siria, se vuoi importare la splendida seta, il costoso incenso , o anche solo trattare le grandi partite della polvere di papavero, se vuoi mandare ferro in Persia o far arrivare oro della Nubia… E’ qui che devi avere i tuoi cammelli, i tuoi magazzini. Ora.."
Sussurra il cavaliere, spiegandosi con piccoli gesti.
".. Se questa terra fosse pacifica, ordinata, senza ribellioni, potrebbe diventare una… comoda provincia Senatoria. In senato, a Roma, , tra i grandi mercanti di Antiochia, si vedrebbe con favore il passaggio degli appalti delle imposte dai tribuni militari e dai sacerdoti del tempio… a.. ai loro.. clienti.
Basilide solleva lo sguardo al cielo, assorto.
" perché questa provincia è ancora in mano a soldati e sacerdoti?" Domanda il cavaliere come a sé medesimo. "..perché gli uni frenano i ribelli, gli altri il popolo.." prosegue.
"Se una nuova.. idea.. una nuova figura staccasse il popolo dal… Tempio, i ribelli rimarrebbero isolati.. la provincia potrebbe diventare senatoria, e chi si troverebbe dalla parte del senato.. diventerebbe ricco…"
Il cavaliere guarda Basilide negli occhi. Questi abbassa lo sguardo.
"Servirebbe qualcuno che divida la gente dai capi, che confonda la decisione dei ribelli… Basterebbe un diversivo… qualcuno che oscuri il prestigio del grande sacerdote.. basterebbe.. un Messia"
".. Un altro?" domanda Basilide?
"Ne ho visti.. almeno tre, durante la mia vita, e tutti e tre hanno fatto una gran brutta fine.."
"Tu scrivi una storia convincente.. "Dice il cavaliere " E noi… la renderemo reale.."
"Già…" Considera Basilide con noncuranza. "Si tratta solo di trovare le parole che possa aver pronunciato una divinità…"
"Una cosa da niente", aggiunge mesto, e aggiunge: " Non credo che ne possa venir fuori il libro più venduto di tutti i tempi.."
"Comunque…" Conclude Basilide, " Poniamo che questa scrittura… fantastica possa nascere…" Prosegue con un gesto vago, "Dimmi, Cavaliere… cosa desideriamo, veramente?"
"Cosa desideriamo l’ho detto, che la provincia.. "
"No.. no.. "lo interrompe lo scrittore con un gesto delle mani.
"Cosa vogliamo veramente .. io, tu, noi tutti.. gli uomini, le donne…Cosa desideriamo, in fondo, Veramente?"
"Il Cavaliere sembra stia per dire qualcosa poi si ferma.
Si morde le labbra, come se la risposta fosse meno immediata del previsto….
Braxton Bragg · 27/10/2010 22:45 · #11Nel giardino del lupanare alle porte di Cesarea, tra il frinire meridiano delle cicale ed il gorgoglio della sorgente, all’ombra della pergola, i tre uomini hanno finito di mangiare.
Ci sono vassoi con resti di focacce, lische di pesci, ossa spolpate...
“In conclusione..”
Dice il Cavaliere rivolto verso Antioco, che già annuisce; “Andrai fino a Palmira e, prima che la festa dei maghi abbia inizio, comprerai dei… miracoli.. , con il progetto e tutto…in esclusiva e per sempre. Il denaro lo metterà a disposizione il nostro uomo sul posto..”
Antioco fa una espressione perplessa, come per dire: se va bene a te…
“…Dovrà essere qualcosa che possa piacere a gente semplice… qualcosa che possa essere vista da lontano… e senza che si debbano scorgere i particolari..” poi precisa:
“ Stiamo parlando di gente che ossequia agli uomini del Tempio.. “
Il cavaliere inarca le sopracciglia e specifica: “…quindi niente cose tipo… l’uomo che soddisfa le dodici vergini, atterra i tori possenti, scaglia il giavellotto oltre l’orizzonte…Non è quello il genere…”
“Tu invece...” prosegue il cavaliere voltandosi verso Giuda, che mangia ciliege passite traendole da un cestino di vimini, , frugando tra pere carnose, albicocche lucenti e vizze, e zuccherosi fichi secchi, “Darai di nuovo il via al gruppo che hai.. allevato.. quello pacifico, dico..Simone.. o Pietro?… deve continuare a credere di essere il capo… non devi esporti, ovviamente…ma solo aiutarli col solito metodo del denaro, delle cene, delle letture... Il messaggio è: il Messia sta arrivando.. I segni del cielo lo confermano. La profezia la facciamo arrivare poi…
Nel frattempo inizierai la ricerca.. ci serve un candidato.. uno ingenuo, senza ambizioni, senza malizia, modesto, manovrabile ma non un attore.. uno credibile..… Tu, trova una persona adatta, e noi faremo il resto…
E vorrei chiedervi una cosa che.. non ha nulla a che fare... e però.. “
Giuda ed Antioco sollevano lo sguardo verso il Cavaliere, che domanda:
“Noi, noi...cosa vogliamo, veramente?”
Giuda fa per parlare, perplesso, ma il Cavaliere precisa:
“Non noi come.. uomini del Grande Signore.. Noi come uomini, come donne.. come gente qualunque…. Cosa vogliamo… veramente?”
Il Cavaliere inarca le sopracciglia, come per incoraggiare i due.
“Tornare a casa.. “esclama Antioco, ridendo. “ quelli che sono stati schiavi da bambini, come me..” precisa il giovanotto dalle braccia possenti,
“…in segreto, vogliono tutti la stessa cosa: tornare a casa…”
Poi precisa: “Anche se non sanno dov’è… vogliono solo…tornare a casa…”
Il cavaliere si volta poi verso Giuda, come in attesa della risposta.
Questi si gratta il naso, poi la cicatrice sotto l’occhio; quindi si passa la mano sulla barba, lentamente, sulla bocca, come se preferisse non rispondere subito.
Diffidente, solleva lo sguardo verso le verdi e tenere foglie della pergola…
Braxton Bragg · 14/11/2010 08:24 · #12"…A Magdala c’è una casa… accogliente, sulla riva del lago. In questo momento, una ragazza… di una bellezza squisita, sta compiendo le abluzioni. Ha infuso il profumo di certi piccoli fiori bianchi, nell’acqua che userà, e la sua pelle prenderà il profumo…come… del miele… "
E' notte nel deserto. Le fiammelle del piccolo fuoco, acceso a ridosso di una bassa roccia affiorante, scosse da refoli di vento, illuminano appena i volti delle due persone. Da un sacco viene preso qualcosa, rotondo, delle dimensioni di un grosso pugno: sono feci disseccate di cammello. Buttate nel fuoco, dopo alcuni istanti, iniziano a bruciare, sfrigolando, lentamente.
Antioco striscia distrattamente la mano contro la sabbia, e aggrotta le sopracciglia, quasi paragonasse il profumo della ragazza di Magdala all’odore di quel fuoco sulla sabbia. Prosegue dicendo:
".. Ma noi non ci pensiamo, giovane Onan, perché siamo mercanti, e questa è la nostra via…"
Istintivamente tira le maniche del barracano sui polsi, a nascondere le braccia, che lo qualificherebbero come ex gladiatore, o soldato. Ha rasato la barba alla maniera dei mercanti di Giudea, corta sulle mascelle, e priva di baffi.
Lo ascolta un giovanissimo aiutante, anche lui chino accanto al fuoco, con un otre bagnato fra le mani. Lo porge ad Antioco, che beve un sorso d’acqua. Il ragazzo domanda:
"Che cosa compreremo, Signore? Abbiamo pochi animali, e Palmira non è il luogo migliore per comprarne.."
Intorno a loro altri fuochi sono accesi nella notte, ed altri mercanti hanno fatto accucciare cammelli e dromedari, a formare tanti piccoli cerchi vicini gli uni agli altri, uniti in un circolo più vasto.
Il buio rende le figure senza spessore, come sagome stagliate contro il cielo notturno. Il tramonto deve essere avvenuto da non molto perché, bassa sull’orizzonte, ad occidente, una sottile e luminosa fascia rosata sfuma in un azzurro dapprima come lucido e intriso di luce, e poi in un azzurro oscuro, cupo, da cui le stelle sembrano sporgere, come diamanti su un drappo di seta.
"Compreremo un unguento raro e.. portentoso! giovane Onan. Spalmato sulle labbra fa sì che ciascuno si occupi degli affari propri…" Risponde Antioco, al ragazzo, che arrossisce"
"Quando la stella rossa avrà percorso un quarto del cielo" Dice Antioco al ragazzo, indicando una stella bassa sull’orizzonte, " Mi sveglierai. Tieni la lancia bene in vista" Aggiunge.
Mentre si sdraia sul giaciglio improvvisato, tra sé e sé borbotta:
" .. Darei mille denari per sapere come sia nata l’idea di tutta la faccenda…"
Il giovane accanto ha come una smorfia di disappunto, sentendo quel bisbiglio indecifrabile.
Gira lo sguardo intorno a sé, incerto. Poi cerca nel cielo la stella che segnerà la sua notte.
Un fantasma bianco e frusciante gli sfiora la punta della lancia, tenuta verticale. Il ragazzo scatta in piedi.
"E’ solo una civetta" Dice piano la voce di Antioco, attutita dalla stoffa, senza che il corpo disteso e infagottato si muova.
"cacciano di notte… " Aggiunge sottovoce.
In un altro tempo, in altra oscurità, una civetta ruota i suoi grandi occhi, appollaiata su uno spuntone di roccia.
E’ notte fonda. L’aria è tersa, cristallina. Il mondo è diviso in due: nero come un pozzo d’inchiostro al di sotto dell’orizzonte; blu trafitto di stelle aguzze ed infinite, al di sopra.
La testa della civetta ha uno scatto. Una stella, luminosissima, si è accesa, al di sotto dell’orizzonte.
La civetta solleva il becco, arruffa le penne, spicca il volo.
Tutto diventa ondeggiante, seguendo il ritmo di volo del rapace.
Un abisso, vasto e oscuro, scorre frusciando sotto le ali, che battono l’aria come i remi di una nave.
La stella sotto l’orizzonte .. ingrandisce…diventa rettangolare, sempre più luminosa.
Le torri ed i bastioni di una fortezza, costruita su uno strapiombo, in cima ad uno sperone di roccia, emergono vagamente dall’oscurità, ventre il volatile si avvicina. La stella è una grande finestra illuminata; una tenda è stata aperta.
Sul davanzale della finestra qualcuno ha posato un vassoio, colmo di quaglie arrostite, fumanti. La civetta si posa silenziosamente sul bordo in ombra del davanzale; osserva l’interno della stanza.
Un uomo gigantesco, dalla nera capigliatura riccioluta, dalle nude spalle possenti, sta al centro di un gruppo di donne, giovanissime, flessuose…
Braxton Bragg · 20/11/2010 11:25 · #13…Dal bordo in ombra della grande finestra, la civetta osserva l’interno della stanza.
Arruffa le penne, spaventata dal vociare confuso, attratta dal vassoio di cibo fumante…
Al di là del davanzale, per tre buoni passi, c’è solo il pavimento in pietra, visibilmente appena costruito.
Alcuni scalini discendono poi verso un altro pavimento, anche questo largo circa tre passi, di cui dalla finestra si scorge solo una porzione, come se l’ambiente proseguisse a destra ed a sinistra, oltre gli spigoli delle pareti, anch’esse in pietra tagliata di fresco. Oltre, degli scalini salgono verso una porta, rivolta verso l’interno del palazzo.
Nell’ambiente più basso c’è una tavola lunga e bassa, ricolma di vassoi.
Seduto sugli scalini, con le spalle massicce rivolte verso la finestra, un uomo gigantesco è circondato da fanciulle, tutte o quasi volte verso di lui.
Una ragazza dai capelli neri e lucenti, seduta accanto all’uomo, con le lunghe dita affusolate intinge bocconi di arrosto in una salsa bruna e li porge al gigante, imboccandolo. Questi mordicchia le dita della ragazza, che ride…
Alla sinistra dell’uomo un’altra ragazza armeggia con qualcosa, ridacchiando anche lei, ma in maniera isterica; le sue braccia, rivolte verso il basso, non si scorgono, coperte come sono dal busto dell’uomo.
La ragazza che ridacchia solleva lo sguardo e subito un’altra ragazza le versa sulle mani una sorta di denso olio azzurrino, da una sottile anfora di vetro opaco.
Tre grassi suonatori, dai visi gonfi, scuri, dagli sguardi assorti e come assenti, suonano una musica ripetitiva, ossessiva, con una serie di tamburi, una sorta di lungo flauto ( che sembra ricavato da una tibia umana) ed una specie di arpa dai suoni metallici.
Una ragazza ne imbocca un’altra con qualcosa di gelatinoso e verdastro, preso con un piccolo mestolo d’argento, da una sorta di vaso a campana, dello stesso metallo. La ragazza, deglutita la gelatina verdastra, chiude gli occhi, come in attesa che qualcosa di meraviglioso sbocci dalle profondità del suo essere…
Le ragazze intorno ai fianchi indossano una cintura spessa tre dita, di cuoio porporino. Da questa si dipartono, davanti e dietro, due scampoli di lino candido, lunghi fino alla sommità delle tibie; sufficienti a coprire il centro della figura, lasciano scoperte le anche fino all’inguine. Non hanno altra stoffa addosso.
Tutte le ragazze indossano il collare d’oro che le qualifica come schiave. Tutte indossano sul capo una sorta di diadema d’oro, ed hanno i capelli lunghi sulle spalle, e lisci. Tutte hanno un colorito particolare, come se i loro corpi, naturalmente di un colorito bruno ambrato, venissero tenuti lontani dai raggi del sole.
…Tutte tranne due. Una è Cecilia, che spicca, oltre che per la maggiore età, per la sua pelle colore dell’ebano, intenta a disporre qualcosa su un piccolo vassoio.
L’altra è seduta sul pavimento, in disparte, scomposta, con gli occhi chiari e umidi spalancati. Ha i capelli colore del grano maturo, e la pelle, bianchissima e delicata, su cui spiccano, imbronciate, le piccole rose del petto, appare come venata di azzurrino, là dove le vene affiorano dalla giovane floridità. Ha una macchia di sangue su una coscia, ed un rivolo di bava, schiumosa e azzurrina, scende da un angolo della bocca, semiaperta.
Le pupille, mobili e stupefatte, sembrano osservare qualcosa che avvenga in una remota lontananza.
Due ragazze recitano una pantomima, in piedi sul tavolo imbandito, sfiorando i vassoi ricolmi di cibo, mentre le altre intorno ridono sguaiatamente.
"Il messia?" Esclama una delle due. "Appena arriva , i Sacerdoti lo fanno scomparire… Prima che chieda il conto dei talenti…"
Le ragazze scoppiano a ridere.
Subito dopo il riso si spegne, lasciando affiorare per un istante la musica, che si spegne anch’essa.
Tutte osservano la ragazza che armeggiava accanto al Gigante, che appare costernata, prima di riprendere un sorriso forzato. Tutte le ragazze guardano verso il grembo del gigante. Tutte le ragazze distolgono lo sguardo.
"Cosa hai detto?" Domanda Erode, con la sua voce acuta e nasale, rivolto alla ragazza che recitava, ora quasi terrea, imbarazzata.
Il silenzio sembra quasi addensarsi nella sala…
" Ripeti.. quello… che hai.. detto…" Dice Erode, come se parlasse ad una bambina, con una gentilezza quasi sinistra.
".. Se arriva il Messia, i sacerdoti, .. lo.. farebbero scomparire… per non rendere conto dei talenti…" Dice la ragazza, con evidente titubanza.
Il silenzio rimane sospeso, come una spada sul capo della fanciulla….
Erode alza le mani, lentamente, poi le batte l’una contro l’altra. Probabilmente sorride, perché le ragazze, tirando qualcosa che somiglia ad un sospiro collettivo di sollievo, battono anche loro le mani alla pantomima, che si produce in un sorriso forzato, mentre, visibilmente, appare malferma, sulle gambe diventate molli.
La Civetta sposta il capo. Due occhi sono fissi su di lei.
Dal fondo della sala, Cecilia ha notato il rapace sul davanzale della finestra.
La civetta, zampettando goffamente, attraversa il davanzale da un estremo all’altro.
Conficca le zampe unghiute nelle carne tenera e dorata di una quaglia; spicca il volo.
La luce della sala scompare.
La civetta vola nel cielo notturno, sospesa tra l’oscurità del mondo terreno e l’ordine delle remotissime costellazioni celesti…
Braxton Bragg · 06/12/2010 20:07 · #14Nella luce chiara del mattino quattro persone camminano nella stretta viuzza, tra i muri di paglia e fango disseccato.
Al di sopra dei muri si scorgono palme e case dalle finestre sottili.
Uno dei viandanti è Antioco, che annuisce a quel che dice un vecchietto dagli occhi spiritati e dai capelli scarmigliati, che parla e gesticola, mentre Onan ed un uomo bruno e robusto, vestito poveramente, seguono i due.
I quattro giungono davanti ad un alto e massiccio muro, al di sopra del quale si scorge solo il cielo. Un largo portone di massiccio legno scolpito, viene aperto dal servo, obbediente ad un gesto teatrale del vecchietto.
"Benvenuti nella mia magione" dice questi, con una voce possente, contrastante col corpo vecchio e minuto
I Quattro oltrepassano la soglia. Il portone viene richiuso. Dentro la cerchia dei muri, oltre alla sabbia pulita e ben rastrellata del terreno, non c’è nulla, salvo una piccola tettoia posta in un angolo, probabilmente per dei cavalli, ed un cerchio di piante verdissime, intorno ad una vasta buca posta al centro del cortile.
Antioco batte le ciglia, perplesso.
"Da questa parte" li invita il vecchietto. Accanto al muro di cinta c’è una buca rettangolare, in cui si scorgono alcuni scalini.
Preceduto dal vecchietto , Antioco scende la scala; questa, scolpita nella morbida arenaria, seguendo un arco di spirale, scende in un ampio vano, sotterraneo ma illuminato, in cui il vecchietto apre una seconda porta, invitando gli ospiti ad entrare.
La casa è interamente scolpita entro quella roccia chiara e facilmente lavorabile, e prende luce da una sorta di pozzo centrale, un ottagono largo mezza dozzina di passi, scavato ad arte intorno ad una sorgente che gorgoglia dal centro del cortiletto, due piani al di sotto dell’entrata. Poche Massicce colonne sorreggono le parti interne delle stanze, mentre le colonne delle parti affacciate sul vano ottagonale sono più sottili e numerose, e lavorate con finezza. Le pareti delle stanze, sono scolpite in bassorilievo; stelle e leoni, maghi ed eroi, mostri bizzarri e magnifiche divinità si susseguono, scolpite a ricoprire le pareti, mentre aperture circolari nella roccia, chiuse da grate, danno luce a tutti gli ambienti in cui i quattro passano.
Nel vano centrale , aderenti alle pareti, salgono quattro nodosi rampicanti, ad ornare di verde quattro spigoli dell’ottagono ed a bordare di foglie l’apice del pozzo, quello che dall’alto sembrava una buca bordata di vegetazione.
Scambiando gesti di intesa con Antioco, che annuisce senza capire, il vecchietto fa mescere ad Onan un calice di vino colore dei rubini, e lo fa coricare su un giaciglio scavato nella parete di roccia. Prima di uscire dall’ambiente, seguito dallo sguardo incuriosito di Onan, il vecchietto gira due clessidre, una grande ed una piccola, scambiando gesti di intesa con Antioco, sempre più sorridente, e sempre più perplesso.
Quindi il vecchietto fa accomodare l’ospite e fa servire un lauto ed abbondante pasto….
La luce è cambiata, ora.
Antioco ha lo sguardo appannato di chi è sazio, e i vassoi della tavola imbandita non sono più ricolmi. Con un gesto di chiara contentezza, il vecchietto, fa cenno ad Antioco di seguirlo, e lo conduce nella stanza ove Onan aveva bevuto il vino dallo splendido colore.
Antioco trasalisce, vedendo Onan livido e rigido, disteso nel giaciglio. Antioco si avvicina e controlla il giovane. Il cuore non batte e già il cadavere sta perdendo il suo calore. Si volta verso il vecchietto, che lo guarda e sorride, come per ricevere la sua approvazione.
"Che ne dici, Bhalthazar? "Domanda il vecchietto; e aggiunge: " non è perfetto?"
" Stecchito.." ammette Antioco, mestamente…
"Stecchito!" conferma tutto contento il vecchietto.
Antioco si passa la mano sulla fronte, come per capire se un qualche veleno, da un momento all’altro, lo stia per paralizzare, mentre il vecchietto lo guarda, come in attesa di un commento.
"..he? he?… " aggiunge il vecchietto, come se attendesse una entusiastica approvazione.
Antioco, come per prendere tempo, dice: "Ma.. per ammazzarlo, non bastava una bella coltellata alla gola?
"Perché.. " domanda il vecchietto rabbuiandosi", "Onan ha un gemello?"
" Non che io sappia... " risponde Antioco, stranito…
" ...perché se avesse un gemello.." sembra convenire il vecchietto, "allora si..."
Poi questi sospira; perde d’un tratto la sua aria spiritata, come se fosse stanco e, per un attimo, si volta verso di Te.
( si: proprio verso di Te…)
Braxton Bragg · 12/12/2010 08:16 · #15…Il padrone di casa, come se fosse stanco, perde la sua aria spiritata e si volta verso di Te.
China leggermente il capo e, guardandoTi negli occhi, dice:
"Sei sempre nella parte.. l’espressione è perfetta… Complimenti. Penso che tu sappia già dove sta andando questa scena, questa storia ma, egualmente, la tua intonazione è quella giusta e, se non sapessi perché sei qui, giurerei che Tu sia all’oscuro di tutto…"
Poi l’uomo , con un gesto delicato, avvicina la mano al Tuo volto, come per una carezza…
Antioco guarda il vecchietto; questi, voltandogli le spalle, girato verso la parete a bassorilievo, avvicina delicatamente la mano ad un volto scolpito, come per seguire la linea della scultura.
Il bassorilievo rappresenta un volto che guarda da una finestrella come per osservare qualcosa, perplesso.
Quel volto è il Tuo.
"Ma se ami mantenere la discrezione, Bhalthazar, sarò io a dover praticare la chiarezza…."
Dice il vecchietto, voltandosi vero Antioco.
"La coltellata alla gola è sempre molto spettacolare…
Sembra ammettere il vecchietto, ma quasi per cortesia, riprendendo la sua aria spiritata.
Come se ripassasse una lezione, aggiunge:
"Due persone a mantenere il.. protagonista, poi lo spruzzo di sangue ed i singulti…"
Dice l’uomo mimando i gesti sull’ideale palcoscenico.
"Poi il corpo che viene adagiato nella cassapanca magica, il mago.. che "impone le mani", ovvero fa ruotare il doppio fondo della cassa, a far scomparire il cadavere ed a far venire fuori il gemello, col segno rosso sul collo…"
Il vecchietto sorride ad Antioco, che annuisce come se, effettivamente, sapesse già tutto.
"poi.. il corpo che si alza tra lo stupore del pubblico.. infine la mano del mago a cancellare con le dita il segno rosso dipinto intorno al collo del.. risuscitato…" Il vecchietto sembra riandare col ricordo a successi passati….
"Ma quanti gemelli trovi sul mercato? E quanto li paghi?" Aggiunge il vecchio mago, inarcando il sopracciglio.
" E poi, che te ne fai del gemello spaiato?"
"E se il teatro ha le gradinate alte sul palco non puoi usare la cassa normale.. e due inservienti, ed un cadavere da far scomparire…E tutto da pagare… Barbe, drappi, trucco?… da scartare…" Prosegue il vecchietto con amarezza.
"Invece… guarda… "
Il mago addita, posata accanto ad Onan, la clessidra grande, che in quel momento ha terminato di contare il suo tempo.
"Vedi, Bhalthazar?" aggiunge, contento, indicando ad Antioco qualcosa sul viso di Onan.
Antioco guarda e, in effetti, se non sapesse che quello è un morto, giurerebbe che stia riprendendo colorito.
Il vecchietto sembra osservare con attenzione alcuni punti del volto e del collo del giovane disteso, poi abbassando la voce aggiunge: " Guarda.. il tempo è trascorso, il mago ha scelto la scena, il momento e.. come si chiama il ragazzo? Lazzaro?"
"Onan.. " Sussurra Antioco.
Il vecchietto sembra concentrarsi per un attimo quindi: "Onan! Sorgi dall’ombra!" Tuona, con la "voce da scena", facendo compiere un piccolo sobbalzo ad Antioco.
Onan batte le ciglia, spalanca gli occhi, si guarda attorno, sorride.
Antioco spalanca gli occhi, stupito. Il mago lo guarda sorridente e dice: " Sei davvero bravo a recitare"
Antioco socchiude appena gli occhi e inclina il capo da un lato, come ad ammettere una certa bravura.
"Mi raccomando!" Aggiunge il mago. "Mai fare la scena con barbari che bruciano subito il corpo, o lo nascondono sotto terra". Con aria ammonitoria aggiunge: " meglio non fare la scena con la stessa persona per più di tre volte.. sai.. in certi casi.. "
E fa un gesto vago del capo, come ad alludere che non tutto funziona, a volte..
"Quindi: meglio un amico che uno schiavo" . Chiarisce, mimano l’atto di contare monete.
" E meglio uno sconosciuto che un amico" Dice indicando Onan che, stordito, ha un’aria contenta ed assonnata.
"Il vino d’Armenia piace a tutti" Dice il vecchietto, indicando l’ampolla ove è rimasto un goccio di liquido color rubino.
"E’ facile farlo bere, magari con l’aiuto di un complice… poi arrivi e.. fai il miracolo"
Antioco guarda Onan stropicciarsi gli occhi come un gattino assonnato. Guarda il vecchietto che sorride. Muove appena il capo, come per formulare una muta domanda:
" Il prezzo?" Dice il vecchietto con una nuova luce nello sguardo.
" Una sciocchezza…" aggiunge scrollando le spalle…
Braxton Bragg · 25/12/2010 10:06 · #16Dall’ampia finestra rettangolare, in uno spiraglio tra le nubi immense, si scorge l’orizzonte, ancora luminoso per il sole appena tramontato. Dentro la stanza dedicata alla scrittura, seduto ad un capo del grande tavolo chiaro ingombro di rotoli e pergamene, Basilide è immerso nella lettura.
Ha indosso una specie di saio bianco, di soffice lana, ed è avvolto da una spessa coperta bruna, anch’essa di lana. Ha lo sguardo fisso sullo scritto, con il rotolo vicino al viso, quasi non si avveda di come la luce del crepuscolo stia sfumando, rendendo le cose diafane.
Cecilia , vestita con una candida e spessa tunica di lana che le copre l’intera figura, indica a due schiavi dove posare i larghi e rossastri bracieri di rame, per scaldare il vecchio scriba, rannicchiato nelle sue lane.
Gli schiavi poi, seguendo i gesti di Cecilia, posano tre lucerne ad illuminare le scritture compulsate da Basilide; quindi, prese delle larghe imposte di legno, chiudono l’ampia finestra, su cui poi fanno scorrere un pesante arazzo, leggermente mosso, ad un bordo, da una corrente d’aria.
Basilide solleva appena lo sguardo, a quelle gentilezze, e sembra rilassarsi, come se solo allora si accorgesse dell’oscurità e del freddo in cui era immerso.
Il Cavaliere tossisce leggermente, come per annunciare una presenza fino ad allora passata inosservata.
"Salve Basilide" dice con la sua voce profonda. "Ti porto un dono dei nostri mercanti…"
Basilide, con le reazioni lente di chi stia uscendo da un sogno, alza una mano in segno di saluto, quindi osserva l’oggetto che il Cavaliere ha posato davanti a lui: uno splendido anello d’oro, con un grosso rubino incastonato.
"Un anello!" Esclama con voce velata. "...Si narra che, prima del diluvio, esistesse una terra, prossima alle foreste degli iperborei, dove anelli sacri fossero tenuti in somma considerazione, e addirittura i loro dei… "
Poi, come scusandosi della divagazione, Basilide conclude, sorridendo: " ..ma la terra di mezzo è smarrita.. e non è questo il giorno.."
"Come va la storia?" Domanda premuroso il cavaliere.
"Bhe.. sai… " dice Basilide, distogliendo lo sguardo; poi, guardando la fiamma della lucerna, aggiunge:
" I mercanti ed i pastori della Battriana, conoscono percorsi che non hanno mai veduto e seguono tracce che non esistono…"
Il Cavaliere lancia uno sguardo perplesso verso lo scriba, che dice:
"..perché i loro poemi sono in verità l’immagine sonora delle loro vie… recitano il verso e questo è una immagine dei loro luoghi…" Basilide guarda il suo interlocutore, come per dire: mi segui?
"La storia, ascoltata in un modo, parla di eventi e di storie ma, segretamente, ascoltata in un altro, descrive anche luoghi, distanze , percorsi…"
"E’ insomma una doppia trama.. una vivace e superficiale, ed una profonda e segreta, per pochi.. ma questa trama segreta, invisibile e potente, da alla storia.. superficiale, come un fondamento di verità.. "
" E tu vorresti adoperare questa.. doppia trama, per la nostra storia?" chiede il cavaliere.
"Si.." conferma Basilide, e aggiunge " Così come nell’antico poema mesopotamico, il viaggio del protagonista era insieme la storia dell uomo dalle tane delle fiere fino ai palazzi regali, e insieme un trattato che descriveva il ciclo delle costellazioni, così la nostra storia dovrebbe essere al contempo una superfice semplice e quotidiana, per i semplici, ed un abisso di simboli, per gli iniziati…"
"E.. ci sono difficoltà?" domanda il cavaliere, leggermente perplesso.
" Se ci sono difficoltà?" Domanda incredulo Basilide: " Bhe.. cosa vuoi che sia, rappresentare la nascita del segreto re del mondo, la rinascita del tempo e della vita.." dice in tono ironico.
" … Alla nascita dovranno essere presenti, a rendere omaggio, tutti gli dei.. precedenti….la grande Madre che genera ogni cosa per suo impulso e, insieme, Afrodite, magari velata, e ci dovrà essere il grande patriarca, ed i sacerdoti che adorano il fuoco, che dovranno giungere da oriente.. e ci dovrà essere un vecchio tiranno freddo e sterile che non vuole cedere il suo posto, ed una nuova creatura, insieme tenera come i germogli e potente come la vita… ed il tempo esatto dovrà essere segnato dalle stelle, e poi dovrò mettere da qualche parte Zeus e Crono…"
"E non puoi far apparire nella scena due figure, che so, di.. maestosi anziani?" Domanda il Cavaliere.
" Nessuno capirebbe chi siano… perché Zeus e Crono hanno come simboli un bue ed un asino… E come posso far comparire un bue ed un asino sulla scena della nascita del re del tempo e della vita? Che faccio.. lo faccio nascere in una stalla?" Domanda ironico Basilide scuotendo il capo. Poi aggiunge: " Ho molte idee per molte giornate della storia.. ma non ho nessuna idea chiara, proprio per il giorno natale…"
Vediamo le cose dal punto di vista di Basilide: il Cavaliere, un po in ombra, lo guarda con fare rispettoso, mentre Cecilia, con un piatto coperto in mano accanto a lui, osserva alternativamente i due uomini, con sguardi interrogativi.
" Allora ti auguro… l'aiuto delle muse…" Dice il cavaliere, come se non potesse rimanere oltre e fosse imbarazzato dalle difficoltà dello scriba. Il cavaliere solleva un braccio in segno di saluto e conclude:
"Insomma.. " Dice il cavaliere come se dissimulasse la sua incomprensione:
"Ti auguro un Buon... Natale…"
Braxton Bragg · 11/01/2011 22:02 · #17Il disco del sole sta per scendere dietro le mura della città, circondata dal deserto.
Sulla strada che porta verso oriente, le piccole increspature della sabbia, giallastra e sassosa, sono come intrecciate con l’ombra. Le persone proiettano lunghe figure sul terreno.
L’uomo con la barba ed i lunghi capelli striati di grigio, con la tunica sino alle caviglie ed il grosso involto in spalla, si schiarisce la voce, guardando appena verso il vecchio mago con gli occhi spiritati. Questi, allora, dice:
"Ecco.. il Tuo giovane amico, Antioco, potrebbe stare qui.. e avvertirci… nel caso…"
Antioco annuisce e fa un cenno ad Onan, che annuisce a sua volta e si ferma, voltandosi a guardare se qualcuno arriva da Palmira.
Antioco, il vecchio mago dallo sguardo spiritato e l’uomo con l’involto in spalla proseguono fin oltre un dosso della strada. Oltre questo dosso, al fondo del declivio, si scorge una piccola oasi: un boschetto di palme e acace , addossate ad una roccia, contorna una sorgente che alimenta uno stagno, non più largo di una ventina di passi.
L’uomo posa il grosso involto e si avvicina ad Antioco, guardandolo in viso. Solleva i due indici, come per chiedere attenzione, quindi, con le palme delle mani aperte, indica vagamente ciò che si trova alla sinistra dell’oasi.
"Niente…", sussurra, mentre il vecchio mago annuisce e Antioco guarda, attonito, le aride dune.
Poi l’uomo si volge verso ciò che sta a destra dell’oasi e, con le mani aperte, indica vagamente il paesaggio.
"Niente…" sussurra di nuovo. Antioco annuisce, guardando altre dune deserte.
Poi l’uomo dai lunghi capelli guarda verso l’oasi, mettendo le mani ai lati del capo, come se fossero una sorta di paraocchi.
Quindi sorride ad Antioco, facendo un cenno come per dire: chiaro, no?
Antioco sorride e annuisce, di rimando, ma ha lo sguardo vacuo di chi non ha capito nulla.
"La distanza… " sussurra indicando prima i propri piedi e quindi l’oasi.
"il riverbero della luce", aggiunge, indicando l’acqua che riflette la luce obliqua del sole al tramonto.
"poi.." aggiunge. All’improvviso si volge verso l’oasi ed un’espressione di stupore si dipinge sul suo volto.
Antioco s’acciglia, guarda verso le palme, ma non nota nulla.
Si volge nuovamente verso l’uomo dai lunghi capelli, che sembra perplesso.
" io suggerirei stupore" dice, ed il suo viso passa dalla perplessità ad una replica della precedente espressione di stupore.
"Stupore.. " sottolinea, "piuttosto che... ostile attenzione " e nel dirlo replica perfettamente l’accigliarsi di Antioco.
"Vado… " aggiunge. Quindi, raccolto l’involucro, corre precipitosamente verso l’oasi, scomparendo dietro un cespuglio.
Antioco guarda perplesso il vecchio mago che sorridente mormora: : " Un maestro!".
Non sembra accadere nulla, ed Antioco sta per spazientirsi, quando il vecchietto indica qualcosa, in direzione dell’oasi.
Antioco si volge verso le palme e osserva: l’uomo con la lunga tunica, pensoso, sta sulla riva dello stagno; come distratto da profondi pensieri, cammina lentamente, maestosamente, strascicando leggermente i piedi.
Antioco prima si acciglia, nel guardare, poi lo stupore si dipinge sul suo viso, perchè l’uomo sta camminando sull’acqua.
"Acqua bassa" sussurra al mago. Come se lo avesse sentito, l’uomo sull’acqua sonda con una canna la profondità dello stagno. La canna affonda per un mezzo braccio.
"Canna truccata" sussurra nuovamente Antioco al vecchio mago. Come se lo avesse sentito, l’uomo sull’acqua compie un altro passo e conficca la canna sul fondo. Stavolta questa, vibrando leggermente, affonda per un intero braccio.
Antioco è l’immagine dello stupore, poi, impaziente, corre verso lo stagno e quella bizzarra scena.
"No!" grida l’uomo che cammina sull’acqua, allarmato.
Antioco, dopo tre passi entro lo stagno, si ritrova con l’acqua alla vita, quando una forza misteriosa lo trattiene.
L’uomo dai lunghi capelli lo guarda dall’alto in basso con aria interrogativa.
" lo prendo! " esclama Antioco.
L’uomo che cammina sull’acqua sorride contento e poi, come se ripetesse meglio una battuta dice, con aria austera "No!", indicando al contempo con la mano la posizione del collo e la postura da tenere.
" una doppia trama…" dice quindi, sorridendo con aria complice, ad Antioco.
Questi abbassa lo sguardo. Sotto la superficie, premute contro il suo corpo, occultate dal riverbero della luce, ci sono due reti da pesca sovrapposte, tese da due direzioni ortogonali, appena sotto il pelo dell’acqua. Lo sguardo di Antioco corre verso la riva, dove ora intuisce i picchetti di ancoraggio, ben dissimulati.
L’uomo dai lunghi capelli nel frattempo è uscito dall’acqua e, seduto sulla sabbia, si toglie dai piedi delle larghe suole di sughero sagomato, ampie quasi un braccio.
"E’ tutto compreso… " precisa ad Antioco. Poi ne replica l’espressione di stupore, per un istante, quindi gli lancia uno sguardo di approvazione, come per dire, da attore ad attore: però...bravo…gran bella espressione….
Braxton Bragg · 20/01/2011 21:43 · #18Quando spira il vento dall’Egitto, il mare davanti Cesarea diventa quasi uno smeraldo levigato, spogliandosi dalla sua corazza di mobili scaglie d’argento.
La superficie allora, è come un velo, lucido e sottile, che separi l’elemento impalpabile dell’aria da quello denso, verde e azzurro, cangiante, delle acque.
Visto dall’alto, quel mare limpido non nasconde più la vita dentro di se. Nell’ombra di quella panciuta nave mercantile, che sembra scorrere sospesa sulla piccola valle sottomarina, chiazza scura proiettata sul fondo sabbioso, due figure affusolate si muovono indolenti. Delfini, probabilmente. Sulla nave, sotto una vela triangolare sciolta solo per metà, due uomini lascano una cima; hanno la pelle colore del bronzo, come bruciata dal sole. Nel ventre della nave, priva del ponte superiore, si scorgono file e file di anfore sigillate. Alla sinistra dell’imbarcazione, il fondo risale verso una ondeggiante prateria di poseidonia.
Piccole radure, chiare tra il mobile verde, mostrano banchi di pesci argentei. Un piccolo squalo nuota in un canale sabbioso tra banchi di alghe. Più oltre c’è una secca, dove il mare s’increspa di spuma bianca, e subito dopo una scogliera.
C’è del pesce su quegli scogli: grassi muggini sventrati, mostrano le brune interiora, ammucchiati su un disco di metallo, sostenuto sulle spalle da un uomo. Dietro quell’uomo ne cammina un altro, sulla stradicciola scolpita tra gli scogli.
Ha un’andatura strascicata, indolente; quella che distingue i predatori. Meglio evitarlo.
Il cavaliere, quasi si sentisse osservato, solleva istintivamente lo sguardo.
Un gabbiano, con le ali candide aperte come vele nella brezza, con un piccolo scarto vira, seguendo un qualche refolo di vento. Si allontana, elegante, nitida macchia bianca che si perde nel lucido azzurro.
Lo schiavo, col vassoio colmo di pesci, ed il Cavaliere, scendono lungo i gradini della stradicciola scolpita nella pietra, fino alla base della scogliera. Qui, al livello dell’acqua , si apre una grotta; i due uomini si chinano leggermente, per entrare.
Si fermano un istante, per abituare gli occhi a quella luce ridotta, verdazzurra, cangiante.
La grotta, grande e circolare, ha un camminamento scolpito nella parete, al livello dell’acqua, che corre intorno alla naturale piscina circolare, turchese per il fondo di chiara sabbia, che riempe metà della grotta. L’altra metà, che occupa la parte più interna della grotta, è una sorta di terrazza di roccia, su due livelli, in cui sono state scolpite delle ampie vasche.
Accanto ad una di queste, seduto su uno basso sgabello, Erode, ascolta un uomo dal viso incartapecorito, dai tratti etiopi, che ad occhi chiusi, muovendo le mani come per segnare il tempo segreto di una monodia, racconta, con voce profonda.
Erode fa un cenno di saluto al cavaliere, ed un cenno di assenso allo schiavo. Il vecchio narratore etiope sta dicendo:
" …il capo degli sterratori, risalito fino alla luce, disse: nel cuore della terra, si è accesa una piccola stella.
Ed Il sovraintendente della torre, riconobbe quelle parole. Questo è il segno, disse, e si fece accompagnare fin nel ventre dello scavo, sotto l’immensa torre di Babel. E nel fondo della galleria, quando vennero spente le lucerne, vide la piccola stella rilucente e, presa una lancia, la scagliò contro la stella, ed un fiotto di luce bagnò i loro occhi. Ed allargarono quel varco e scoprirono l’immenso ingranaggio, illuminato da tenui fiale sospese, colore dell’ambra.
E scesero scale per dodici livelli, ed ogni vasto piano era colmo di ingranaggi e ruote di metallo, e di pendoli ed aste in equilibrio che spostavano il fulcro di altri pendoli, ed aste in equilibrio, ed infine giunsero alla camera dove la ruota era stata fermata. Era come una immensa ruota, in cui gli ingranaggi spingessero matrici di metallo, che imprimesse caratteri fatti di angoli su un nastro carico di grandi pani di morbida creta. Sembrava che tutto fosse stato abbandonato all’improvviso, ed una polvere sottile, accumulata per innumerevoli stagioni, si levava ad ogni loro passo, così che si muovevano in una nebbia impalpabile e diafana.
Ed il sovraintendente agli scavi fece prendere l’ultimo pane impresso, ormai di sasso, e lo fece portare sino alla luce di Babel.
Ed un anziano sapiente venne interrogato su cosa dicessero quelle scritture dimenticate e questi, dopo dodici e dodici e dodici giorni, tradusse quelle cifre, che dicevano: "… il capo degli sterratori, risalito fino alla luce, disse: nel cuore della terra, si è accesa una piccola stella."…
Braxton Bragg · 27/01/2011 17:39 · #19Erode solleva una mano. Il vecchio narratore ha gli occhi chiusi, come nascosti dalle pieghe del viso rugoso; eppure si ferma, a quel cenno. Apre gli occhi e guarda verso lo schiavo che, affacciato su una lunga vasca scolpita nella roccia, sta calando una specie di sottile paratoia, una lastra bronzo con tanti minuscoli fori.
“Una macchina immensa, già abbandonata da innumeri stagioni quando la torre di Babel venne.. costruita…un meccanismo gigantesco che componeva, scriveva .. gli eventi che sarebbero accaduti dopo, o che avrebbero potuto…” Sussurra Erode con aria perplessa. “ma la cosa strana è…” Prosegue voltando lo sguardo verso lo schiavo.
Una decina di passi più in là questi, affacciato sulla vasca di sezione rettangolare, larga due braccia e profonda un braccio, aperta da un lato sul mare, ne occlude la sezione finale, lunga tre passi, inserendo la paratoia di bronzo in un preciso incastro di legno inserito nella roccia.
Sullo sfondo, Erode, spiega qualcosa al cavaliere, che visibilmente allibisce. Erode, di rimando, annuendo,sembra ribadire le sue parole, mentre il vecchio etiope scruta in viso il Cavaliere.
Lo schiavo getta dei muggini sventrati davanti alla paratoia, dal la parte del mare. L’acqua, turchese e trasparente, sembra oscurarsi, prima per il sangue, poi come per un’ombra, per un groviglio apparso sul fondo, fatto di dorsi neri, lucidi, vermicolanti, comparsi in un istante.
Forse gronghi, forse murene, forse una qualche specie di lunghi vermi d’acqua, o scure anguille. Lo schiavo getta poi alcuni muggini oltre la paratoia, dal lato chiuso della vasca. Attraverso i piccoli fori, minuscole forme guizzanti ed oscure si precipitano verso i pesci. In un attimo i muggini, avvolti da quelle nere e voraci creature, prima ancora di toccare il fondo, sembrano scomparire. Contro la paratoia, dal lato della roccia, lo schiavo cala allora una seconda paratoia, stavolta di legno, priva di fori, quindi getta il resto dei pesci e del ventrame lontano, verso il centro della piscina naturale. Dal lato del mare della paratoia, il groviglio oscuro e guizzante si dilegua. Dall’altro lato della paratoia il fondo ora è nero, brulicante di minuscoli dorsi e pinne. Lo schiavo guarda verso Erode; questi lo osserva a sua volta, mentre seguita a parlare con il Cavaliere.
Lo schiavo immerge un braccio nella vasca chiusa. Ha come un brivido; quindi, dopo un lungo istante, tira fuori il braccio e lo solleva, come per mostrarlo, integro, ad Erode, che annuisce.
Lo schiavo poi, appoggia un cuscino al centro del lato minore della vasca, e fa un piccolo inchino.
Erode si alza dallo sgabello e, seguito dal Cavaliere, compie una decina di passi, fino alla vasca.
Con cautela, si immerge nell’acqua trasparente, sdraiandosi sul fondo e poggiando la testa sul cuscino posato sul bordo. Un lungo brivido sembra correre sulla sua persona , mentre un nugolo nero e guizzante ne avvolge il corpo muscoloso.
“Mi piace l’odore del sangue, la mattina…” Dice con aria beffarda al Cavaliere, che ha un piccolo gesto di disappunto.
“Come mai non ne sentiamo il profumo?” Domanda Erode.
“Saranno due lune.. due ufficiali romani sono stati scannati dagli zeloti…” Dice il Cavaliere.
“…Quelli non valgono” obietta Erode. “ lo sappiamo tutti che è stata una rissa tra loro, per un giovane amante, e lo sanno alla legione, visto che sono stati i centurioni a simulare l’agguato, per dare la colpa agli zeloti.. Cavaliere..” Aggiunge Erode quasi sospirando, “Se pongo l’argento nelle tue mani non è per riaverlo indietro… senza interesse…”
“non ho distribuito l’argento perché non abbiamo ancora trovato un candidato…” dice il Cavaliere.
“Quando facciamo arrivare l’argento agli zeloti, senza trovare prima... senza preparare un buon.. bersaglio… ad essere colpiti sono sempre i Samaritani, o gli Esseni, o…con la scusa della blasfemia…e mai dei romani…Bersagli facili, insomma, anziché complicati come i legionari…”
“Non possiamo aspettare…” replica Erode, ad occhi chiusi. “ Se aspetti un bersaglio che sia romano, e facile, diventi vecchio…” commenta.
“Vanno bene i siriani della truppa, gli egiziani ausiliari..romani veri forse non ne trovi più neanche a Roma… va bene tutto.. ma fai scorrere sangue.. o noi non serviremo a nulla.. “Erode riapre gli occhi. Sospira. Il suo corpo, sdraiato nella vasca, è come scomparso sotto le ombre nere e guizzanti.
“Monete persiane, come sempre.. “ sussura Erode. “ che arrivino subito, e nelle mani dei più decisi… “
“E sbrighiamoci a trovare un Messia decente.. “ aggiunge, con un piccolo gesto di saluto.
Il Cavaliere risponde con un piccolo inchino. Fa un gesto di saluto verso l’etiope e si allontana con piccoli passi, senza dare le spalle ad Erode. Solo a cinque passi da questo si volta e cammina spedito verso l’uscita della grotta.
“E ricorda le domande per Basilide.. “ Precisa Erode, alzando la voce. Il cavaliere annuisce.
Cammina verso l’esterno. Lasciando la penombra dai cangianti riflessi verdazzurri, la luce sembra accecare...
Braxton Bragg · 20/02/2011 08:41 · #20Giuda, nella penombra della casupola, si volge verso la minuscola finestra da cui arriva quella flebile luce grigia. Fuori il cielo sembra colore del piombo. Inizia a piovere.
Dapprima rada, la pioggia diventa poi incessante; è un rombo cupo, contro il tetto.
Giuda si volge verso l’interno e dice:
"L’uomo era morto… non c’era il respiro.. e lei ha poggiato le sue labbra sulla bocca di lui, ed ha soffiato... la vita, poi ha dato alcuni colpi, sul petto dell’uomo, e di nuovo ha dato il suo respiro all’uomo, come per un bacio, e quello.. come se lei lo avesse preso per i capelli, dalle paludi della ghehenna, è ritornato alla vita… lei è… bellissima… Non è più giovane, sai.. avrà almeno trent’anni, ma e se non è un miracolo questo…"
Sul fondo della piscina, il mosaico che rappresenta la medusa è illuminato da una luce sfolgorante. Seduto con le gambe nell’acqua azzurrina, sul bordo della piscina, Erode, facendosi schermo con la mano, solleva lo sguardo e dice:
"Cavaliere.. ma è una donna…"
"Ci sono grandi sacerdotesse in Galilea.. " Osserva il Cavaliere.
"Si, ma appartengono ad un’altra religione… non puoi proporre un messia di genere femminile a questi.. a questi.. e inoltre quel miracolo è accaduto durante una .. diciamo..festa? La chiamiamo così?.. la donna.. è di Magdala, giusto?"
Il cavaliere annuisce.
La pioggia seguita a scendere. La poca luce del cielo è quasi sparita.
Giuda ha come un momento di perplessità poi dice:
".. Quest’altra donna.. ha di particolare di essere.. piuttosto anziana.. credo che abbia intorno a .. quarantacinque anni.. e ne dimostra venti… e intorno a lei accadono cose… meravigliose… … si chiama Maria, ed a Nazareth la gente la cerca perché, sai, quando un bambino è malato, quando non si sa più che fare.. e dicono che.. aiuti tutti…"
In piedi davanti ad Erode, nella luce piena del giardino di palme e limoni, il Cavaliere ha come un gesto di lieve disappunto.
"Quindi nessuna candidatura femminile, nessuna donna, come messia?"
"No.. " Dice Erode ridacchiando e aggiunge: " E la prossima volta, non sbagliare religione…"
Una schiava, dall’ombra del portico, osserva i due uomini parlare. Nota Erode che annuisce, soddisfatto, mentre il Cavaliere si dilunga, gesticolando pacatamente per spiegare qualcosa.
"E poi ci sarebbe una figura.. simile " Dice Giuda, scrutando il cielo da cui ha appena smesso di piovere. Avvicinandosi alla finestra della casupola, nell’oscurità della stanza, osserva le gocce d’acqua che seguitano a colare giù dalla spiovenza del tetto.
"Un semplice falegname, ma a cui sono stati attribuiti.. miracoli" dice sollevando le sopracciglia, con un piccolo sorriso dubbioso.
"Come sia, intorno a lui la gente guarisce, e lo cercano come si cerca la luce…." Aggiunge perplesso.
"Non so come possano credere cose del genere, ma insomma, ossa rotte che si rimarginano in pochi giorni, ciechi che riprendono a vedere, cose così…"
Giuda osserva il proprio interlocutore con un sorriso incredulo, poi aggiunge:
"Non è proprio la figura.. eroica che cerchiamo: ha moglie e progenie, e lui è vecchio.. forse ha cinquanta anni ma, curiosamente, ne dimostra venti di meno..."
"No no… " dice Erode agitando i riccioli del capo. Allunga una mano verso la coppa del vino e ne beve un sorso. Si lecca le labbra e aggiunge:
" Non è la persona adatta. Lo esclude quella questione riguardo allo... scandalo che ha oscurato la… fama della moglie… ".
Erode beve la coppa fino in fondo e dice:
"No.. il candidato... ideale rimane Haaron il medico. Ha tutto per essere la persona adatta; è abbastanza giovane ma non troppo, bello, per quando dovrà apparire alla gente, pio, onesto, popolare, ... ingenuo...e intorno a lui accadranno le cose che abbiamo stabilito, se il tuo uomo si decide a ritornare dalle sabbie.."
Erode solleva lo sguardo e dice :"Haaron il messia…"
Chiude gli occhi e aggiunge:
"...suona bene…"
Braxton Bragg · 03/01/2015 18:43 · #21Sullo sfondo, la fortezza: la città del mito; le porte scee. Sulla riva, le variopinte triremi degli Achei.
Achille.. dice il bambino, indicando la direzione da cui provengono.
Ettore.. Aggiunge indicando il bambino bruno.
Haaa! specifica il bambino, fulvo, toccandosi il petto, mimando il ferimento delleroe.
Haaaa! Ripete il bambino, spalancando gli occhi e gesticolando, come per verificare che laltro, il compagno di giochi, il bambino bruno, abbia ben compreso la scena, e come andava giocata.
Il bambino bruno distoglie lo sguardo, ritroso, quindi indica qualcosa, col mento, dalla parte della terra.
Anche il bambino roseo osserva, stringendo le palpebre.
In quellistante la fortezza sullo sfondo collassa e si trasforma in un recinto per capre; le variopinte triremi in secca, ridiventano una barchetta da pesca, marcita sulla sabbia.
Uffff
Sbuffa il piccolo Basilide, scalciando via la sabbia, chiara e finissima.
Si terge le fronte dal sudore.
La spiaggia è immensa, chiarissima. Il mare azzurro, lacqua della riva, trasparente.
Le cose basse sullorizzonte, in lontananza, sembrano tremolare.
Il bambino bruno lancia uno sguardo alle sue spalle, come per invitare Basilide alla nuova avventura, e si dirige verso le basse palme al margine della spiaggia.
Basilide segue il compagno di giochi. Questi si addentra fra le palme nane che crescono fitte fitte, fra la spiaggia e lentroterra, orlo verde al pallido oro della rena. Cè come un sentiero da seguire, fra le foglie pungenti, fatto di palme appena abbattute.
Le piccole palme sono come squartate, e le lunghe foglie sono appena ammonticchiate da un lato, mentre il cuore bianco e tenero del piccolo tronco, reciso, stilla linfa trasparente, sotto i raggi del sole. Il bambino bruno si ferma.
Cè un uomo, o meglio, un ragazzo, dal colorito scurissimo, bruciato dal sole, che, con pochi colpi di una lama posta allapice di un bastone, scopre il cuore tenero delle palme nane, non più grande di una mela, lo recide e lo getta in un mastello di legno, pieno dacqua, lasciando il resto della piccola palma a disseccarsi.
Allavvicinarsi dei due bambini, il tagliatore di palme, solleva il capo e lancia loro uno sguardo ostile.
Cosa volete qui? Dice sgarbato, per poi mutare espressione, allimprovviso, guardando il bambino bruno.
Il giovane uomo bruciato dal sole scocca al piccolo unocchiata e un sorriso improvvisamente gentili, e gli domanda:
Lo vuoi un cuore di palma? addolcendo la voce e guardando quindi di traverso Basilide, come ad avvisarlo che lofferta è limitata al bambino bruno.
Il compagno di giochi di Basilide sembra ritrarsi, a quellofferta, come intimidito. Batte le ciglia.
Basilide supera il compagno di giochi e corre verso un piccolo gruppo di bambini, su cui svetta una ragazza con in braccio un lattante.
Il gruppo sta osservando un uomo basso, tarchiato, dallaria indaffarata, con pochi capelli rimasto solo sulle tempie e sul collo, trascinare dei rami di un arbusto spinoso verso un albero, a cui è legato un uomo nudo, pesto e sanguinante.
Lalbero è vecchio e malandato, pieno di spuntoni. Forma una specie di lettera Y, e il condannato ha le braccia legate in alto e i piedi per terra, legati al tronco. Il capo penzola in avanti. Di tanto in tanto, sembra risollevarsi, ma casca di nuovo in avanti.
Ti ricordi di me? Dice la ragazza con in braccio il lattante, a Basilide, sorridendo.
E molto giovane, tra ladolescenza e la prima giovinezza, con indosso una tunica chiara, di tessuto grossolano, con lunghi capelli neri e un volto magro, con occhiaie un po livide, su cui si aprono degli immensi occhi scuri.
Il lattante che tiene in braccio sembra magrissimo, assonnato.
Certo Dice Basilide, guardandola da sotto in su. Non sei più venuta, a giocare, osserva.
La giovinetta sorride e col capo indica la creaturina che tiene in braccio.
Mio figlio, osserva, contenta.
Cosa sta facendo? Chiede Basilide, guardando verso luomo tarchiato che sta ponendo intorno al condannato legato allalbero, una sorta di cerchio di rami spinosi, intorno alla base della pianta.
La corona di rami di spine arriva quasi alla vita del condannato.
E per i cani osserva neutra la giovane, che hanno sempre fame.., aggiunge. oltre che per lui.. conclude.
Due guardie, appoggiate a delle corte lance, osservano annoiate il gruppetto di bambini.
Luomo tarchiato e indaffarato ( il carnefice), guarda il condannato, le funi, le spine, poi, con un piccolo inchino alle due guardie, saluta e si allontana, con laria attenta di chi ha da fare altrove.
Un bambino raccoglie un sasso, ma un altro lo guarda e solleva le spalle, come per dire: ma non vedi?
Il condannato, legato al tronco, non è in sé. Respira appena, pianissimo.
La ragazzina bruna, con difficoltà, saggiusta la creaturina in modo da poterla tenere con un solo braccio e, col braccio libero, infila una mano a coppa nella scollatura della tunica e ne cava una mammella, oblunga ma florida, in contrasto con il resto della persona. Prende a massaggiarla leggermente, come facendola sobbalzare, lievemente.
Basilide guardo assorto quel capezzolo bruno e quella mammella più chiara, quasi incantato.
La giovinetta nota lo sguardo di Basilide e specifica, E per allattare, accennando al massaggio della mammella.
Basilide solleva il capo e chiude per un istante gli occhi, come per dire, con un gesto: ma certo! Che stupido sono!
E il suo sguardo si dirige altrove, senza più interesse per la mammella.
Mi è dispiaciuto per Tua madre Dice la giovinetta, spostando il bambino che tiene in braccio in modo che possa allattarlo.
No.. perché? Domanda Basilide, di rimando. E solo partita aggiunge.
Ho sentito dire che.. è appena tornata dice con tono falso il ragazzo che squartava le palme, anche lui unitosi al gruppetto di sfaccendati, sulle tracce del compagno di giochi di Basilide.
Perché non vai a salutarla? Aggiunge aggrottando le ciglia.
A Basilide sillumina il viso, spalanca gli occhi, si volge verso la spiaggia, confuso, poi si volge dalla parte della città e comincia a correre.
Mentre il venditore di cuori di palma si guarda intorno ridendo, sdentato, per la sua bella trovata, La ragazza che allatta, con una smorfia di disprezzo, distoglie lo sguardo, volgendolo verso il sole, che sta per tramontare.
Basilide corre, e corre, con gli occhi pieni di una qualche luce, prima su un dosso che fiancheggia un canale, poi attraversa stradine tra casupole intonacate col fango, poi sul lastricato delle strade della città, ansimante, ma senza mai fermarsi, come se la fatica non pesasse. La strada si fa in salita. Basilide oltrepassa un portico e, finalmente, entra nella grande casa; oltrepassa un cortile, senza nemmeno fermarsi davanti ad una donna bruna, non più giovane, vestita in modo dimesso, con un fascio di saggina in mano. Tutta la casa è ormai attraversata. Il piccolo Basilide si affaccia sul giardino e chiama, titubante:
.. Mamma?
Di colpo le cose diventano tutte più grandi, la luce torna quella del pieno giorno
Mamma? Chiama il piccolo Basilide, con voce ancora più infantile.
Dalla porta del giardino si profila limmagine di una bellissima ragazza, sottile, alta, fulva di capelli, vestita con una tela leggera e costosa, con grandi occhi azzurri, così simili a quelli del piccolo Basilide.
Basilide! Dice la giovane madre, chinandosi verso il piccino, schiudendo le braccia
Mamma? Chiama Basilide.
Le cose sono di nuovo meno grandi. La luce è quella del tramonto. Nessuno risponde , dal giardino.
Cè solo ombra, là
Nel rettangolo di luce della porta sul giardino, il piccolo Basilide farfuglia qualcosa, mentre le sue spalle sembrano ingobbirsi, accartocciarsi; Non si sente quasi, ma forse dice:
Mamma?
Braxton Bragg · 04/01/2015 17:08 · #22L’immagine è confusa. Come se stessi guardando quella roccia granulosa, troppo da vicino.
Le palpebre cedono, lentamente, alla stanchezza si chiudono.
Oscurità.
Si riaprono all’improvviso, con un sobbalzo. La roccia è là, ad un palmo dagli occhi.
“L’avevo sentito dire, ma non avrei mai creduto…” dice una voce, come se risuonasse solo nei pensieri.
“Cavalieri che si addormentano sui cavalli, sfiniti, durante la fuga, dopo la battaglia, e fuggitivi che piombano nel sonno, un sonno più forte del terrore…”
“Ed eccomi qua.. stava per succedendo a me”. Lo sguardo si volge intorno.
Alla sinistra c’è la roccia. Guardi alla tua destra.
Da lassù si domina l’interminata distesa delle cime. Quello… è l’interminato Caucaso.
Il cielo è quasi violetto, altissimo, sotto un… soffitto di nuvole compatte, piatte di sotto, quasi gravanti su una invisibile superficie. Le montagne, sotto quell’aria livida, si susseguono fino all’orizzonte, dove un fortunale, in arrivo, è un muro d’ombra e nubi, impenetrabile e minaccioso.
Dall’oscurità di quelle nubi, traspaiono bagliori, come se la tempesta, ancora lontana, traboccasse di folgori.
Strano: il vento è scomparso. L’aria è ferma, densa.
“Io ho già vissuto questo istante.. “ Dice la voce, piena di incertezza.
“Era prima che scendessi nella città sotterranea.. dove ho..quelle cose orrende.. ma ora, devo fuggire.. dopo quello che è successo”..
Gli occhi corrono verso la braccia, incrostate di sangue. Stai come abbracciando quella montagna, e come se lei ti sfuggisse. Le dita non trovano nessun appiglio sulla roccia friabile.
“L’insetto!” dice la voce. “Dov’è l’insetto, l'enorme scarafaggio che mi inseguiva?”
Volgi lo sguardo verso destra. Il grande insetto oscuro , dai riflessi metallici, occhieggia da oltre la roccia quasi verticale. Ha grandi antenne verticali, ritte sopra il capo mostruoso, e ti… guarda E il suo sguardo è vuoto, nero, sopra le mandibole taglienti, serrate su muso rotondo dai riflessi metallici.
L’insetto si muove verso di te, con le zampe prensili, aderenti alla parete verticale. “Perché non cade?”Domanda la voce, sorda.
Sposti una mano al fianco. Un dito si infila inutilmente nel fodero del gladio, vuoto.
E’ il vuoto che senti sotto le calcagna. E’ il vuoto dietro la schiena, quando.. Cadi!
Protendi le mani, affannosamente, cerchi di aggrapparti a quell’erba stopposa, sottile come capelli, ma sai che tra un istante la tua schiena batterà contro…
Il pavimento. Fresco, fermo. Solida pietra. Il cuore batte.
Ridicolo: ti sei addormentato un istante, là, in quella sala delle ruote d’oro, nel cuore della montagna.
l’erba… fatta di capelli; ecco: sembra una metamorfosi delle chiome bionde, quasi bianche, di due fanciulle pallide che hai legato, accanto a te, dal lato della lancia. Le fanciulle che badavano all’immenso ingranaggio delle trame, degli eventi. La città ipogea, dove la macchina del caso intesse la trama delle vite future, guidata da quella strana gente…
L’insetto.. ecco l’insetto: sembra arrivato nel sogno con l’immagine del legionario che sta di guardia alla porta. Ha l’elmo ancora allacciato, le paraguance chiuse sono..diventate le mandibole… Due giavellotti spuntano dai foderi interni dello scudo, che tiene dietro le spalle. Ecco, da dove è arrivato, nel sogno, l’insetto, irto di antenne.
Sollevi e ruoti lo sguardo, intorno. Là dentro sei nel cuore, nel fondo, di una immensa macchina fatta di ruote e bilancieri, e tutti gli ingranaggi sono.. d’oro.
Perché sei sordo? Ha , già, dopo quello che è successo…
Il tuo sguardo sale, a contare piani e piani sospesi sopra il tuo capo, dove quegli ingranaggi dentati girano come.. sottili ruote di una biga dell’ippodromo, coi lunghi raggi, l’una muovendo l’altra…
Là in fondo, come alla fine di quell’immenso macchinario, scorre una infinita pergamena, sotto penne che sembrano non terminare mai l’inchiostro…
Il trapestìo: non le senti nelle orecchie. Lì c’è solo.. come del muschio che sussurra. Non senti ancora niente. Il trapestìo lo senti dal pavimento, non sai come, ma lo senti. Soldati. Entrano dalla porticina, là in fondo. Prima la guardia del generale. Il centurione si guarda attorno. Dice delle cose, che non senti. Entra il generale in persona: Gneo Pompeo, quello giovane, dei due. Va diritto dove il rotolo di pergamena sembra sgorgare dalla grande macchina. Cerca con lo sguardo, a lungo , poi ha un moto di gioia. Strappa una parte della pergamena e la rilegge, a voce alta. La guardia esulta, Pompeo sorride.
Indica da questa parte. Dall’espressione credo di capire che ci sarà una grande ricompensa.
Tutti i commilitoni vanno via, anche il soldato di guardia.
Ora dovrò finire il lavoro, con le prigioniere.
Ma la curiosità mi spinge verso la pergamena strappata.
la raggiungo; c’è scritto:
“…già da tempo apertamente contendevano fra loro ricompense civili e cariche religiose e stabilivano i consolati per gli anni successivi; altri richiedevano le case e i beni dei Cesariani. In un consiglio vi fu tra di loro una grande controversia se fosse opportuno tenere conto, nei prossimi comizi pretori, della candidatura di Lucilio Irro, che era assente in quanto mandato da Pompeo presso i Parti…”
Di cosa parla? Sembra un vaticinio; una battaglia vinta da Pompeo, credo. Si era sussurrato che là cercassimo una macchina che scrive il futuro; che sia questa?
Ma la scrittura non è finita, ora ne sortisce una parte che dice:
“Pompeo, mentre i nostri già facevano irruzione al di là del vallo, trovato un cavallo, strappatesi le insegne di generale, si precipitò fuori dall'accampamento per la porta decumana e, a briglia sciolta, puntò direttamente su Larisa.”
Un altro vaticinio, di una battaglia in cui Gneo Pompeo, il giovane, viene sconfitto…
Questo avrebbe dovuto insegnare una cosa, al grande generale:
Mai pensare di sapere come va a finire una storia, prima di aver letto l’ultima parola.
Braxton Bragg · 18/03/2015 19:26 · #23Qualcuno sta leggendo queste parole
.
Dice la voce, come se arrivasse dalle profondità di una grotta...
Nel rettangolo di luce della porta sul giardino, nella città di Cirene, il piccolo Basilide farfuglia qualcosa, mentre le sue spalle sembrano ingobbirsi, accartocciarsi.
Poi volta i grandi occhi azzurri, lacrimosi, verso la voce, e domanda:
.Come?
Nella sala dove il vecchio Basilide verga le sue pergamene, nella luce chiara di una mattina primaverile, i grandi occhi azzurri del vecchio scriba, lucenti di lacrime trattenute, smettono di osservare, quasi a malincuore, come una remota lontananza, e si voltano verso il Cavaliere, interrogativi.
Dicevo
, ripete il Cavaliere, con voce piana e neutra,
che qualcuno sta leggendo questi scritti
non è così?
Nel pronunciare quelle parole indica una piccola cassetta colma di rotoli di pergamena, che ha davanti a sé.
Basilide osserva meglio i rotoli; lo sguardo torna verso il Cavaliere, ancora interrogativo.
Intendo dire, che.. la strategia è la stessa della Tua storia di.. tanti anni fa prosegue il Cavaliere, poggiando i gomiti sul grande tavolo di legno chiaro che lo separa dallo scriba, protendendosi verso costui.
Poniamo che, in Galilea, qualcuno voglia
spegnere le fiamme dellentusiasmo accese intorno al.. Messia. Dice il cavaliere, congiungento lindice e il pollice, come per afferrare qualcosa di sottile
Come per caso, leggendo un racconto di Basilide, trova il modo.. un racconto, in cui, nella lontana Battriana, un principe sacerdote, è geloso della fama di un santo uomo, un mite profeta che sembra contendergli il favore della gente. Come fare per contrastare leffetto degli evidenti
miracoli che
fioriscono attorno al profeta?
Semplice: assolda dei commedianti, che faranno avvenire dei.. miracoli, attorno al profeta. Diciamo che i miracoli saranno.. tre. Il terzo dei miracoli finisce con i pantomimi che, come per un errore, svelano i loro trucchi, recitandoli, volutamente in maniera maldestra.. ma senza che si veda la ..doppia intenzione
. A quel punto, la gente della grande valle di smeraldo, che stava per abbandonare il tempio in favore del profeta, si sente tradita e dice: ma allora anche gli altri miracoli erano solo delle pantomime.. e forse abbandona il profeta, o più probabilmente lo scanna. Di sicuro, se ci fossero altri miracoli, verrebbero irrisi, e il pericolo per il grande sacerdote è.. annullato.
Basilide ha ascoltato il cavaliere, annuendo a certe parole, storcendo la bocca per altre.
Il Cavaliere prosegue: E quello che abbiamo visto, no?
(Nella spianata del tempio i volti della folla assiepata mostrano un misto di orrore e attesa.. tranne tre visi, di tre uomini, due vestiti da studenti del tempio, e il terzo, più maturo, da sacerdote, che sembrano scambiarsi oblique occhiate di beffarda attesa.
Al centro del terzetto, il giovane Onan, aggrotta le ciglia, come per dire: adesso arriva il colpo di scena.
Allimprovviso un sonoro Hoooo! si leva dalla folla, gli occhi si dilatano, e le espressioni delle persone, fissando febbrilmente qualcosa, virano allimprovviso verso una felice e stupita meraviglia.
Le espressioni di tutti
tranne quelle dei tre servitori del tempio, i cui volti mostrano una malcelata irritazione. Mentre i due ai lati si voltano verso Onan, questi, quasi sfuggendo i loro sguardi, senza riuscire a nascondere del tutto la rabbia, fissa la scena del miracolo organizzato per andar male e invece riuscito meglio degli altri, come per cercare di capire il trucco
.)
E sapendo dove stava andando la storia Conclude il Cavaliere abbiamo potuto..
Braxton Bragg · 28/04/2015 18:16 · #24E sapendo dove andava la storia, conclude il Cavaliere, abbiamo potuto prevenire..
Non è detto, sai? Non è detto
Osserva Basilide, pensoso
Non è detto che qualcuno abbia letto il mio vecchio scritto, per poi adoperare il trucco del falso svelamento, del miracolo fallito, per bruciare limmagine del profeta
Basilide batte le ciglia; il lucore dai suoi occhi è quasi scomparso.
Stiamo tutti giocando con dodici trame
secondo alcuni, con quattro trame in tutto
Dice Basilide, abbassando il tono, quasi confessasse una colpa, quindi apre le braccia, guardando il Cavaliere dallaltro lato della tavola, come se fosse il gesto, e non le parole, a dimostrare definitivamente le sue ragioni.
Loriginalità non esiste per davvero, aggiunge Basilide, ormai del tutto a suo agio.
Differenti racconti portano agli stessi problemi, che vengono risolti autonomamente da diversi scriba, in un modo insieme originale e
identico
Il Cavaliere abbassa lo sguardo
Il Cavaliere ha lo sguardo basso, attento, sul fuoco che crepita. Di questo fuoco vediamo solo il riflesso della fiamma sul viso.
Il focolare è al centro di una specie di capanna, larga e rotonda, piuttosto oscura, illuminata di sbieco, dalla porta aperta. Fuori si scorge il vede brillante dellerba. Si sente un sordo e attutito scampanio, belati cupi di pecore e belati acuti di agnelli. Il Cavaliere alza lo sguardo. Dalla porta entra Giuda, con in mano qualcosa; si siede accanto al Cavaliere, che armeggia con le cose che Giuda gli porge: un pezzo di lardo e una bacchetta di legno secco, bianco e pulito.
E così
? Domanda Giuda, come per proseguire una discussione precedente.
E così, mi ha spiegato che molto spesso le storie scritte hanno una stessa origine, e sono come germogli di una differente radice
Mettere le mani avanti.. io lo chiamerei così. Osserva Giuda, guardando verso il fuoco.
Distogliere da noi lidea che quel greco dafrica abbia venduto la storia anche al Tempio.. sennò come si spiega che quelli sapevano tutto?
Perché lui la storia laveva scritta tanto tempo fa Osserva il cavaliere
e qualche rotolo può ancora essere in giro..
Basilide, nella sala di scrittura, termina di dire
originale e..identico
Il Cavaliere abbassa lo sguardo.
Quando seguivo ancora la scuola di scrittura, in Cirene
Soggiunge Basilide, inventai una trama insieme semplice e complessa; ero solo un bambino
Dice sorridente.
(Un Basilide bambino porge un rotolo di papiro ad uno statuario nubiano togato, altissimo rispetto al piccino; il nubiano legge, facendo quasi subito una smorfia di disgusto)
Era una storia in cui si comprendeva, ad un certo punto, che questa non avveniva
tra di noi, ma in un mondo .. somigliante al nostro, ma generato da divinità differenti
una specie di gemello del nostro mondo, simile ma non uguale; ad esempio, Paride seduceva Achille, per dire..
Giuda, davanti al focolare della capanna, mostra impazienza verso il modo con cui il Cavaliere sta cucinando qualcosa. Muove le mani, come per prendere liniziativa, ma si ferma, fulminato da uno sguardo del cavaliere. Che riprende a raccontare
Basilide, nella sala di scrittura, dice:
Il maestro mi fece notare che il mondo gemello, così originale, di cui andavo tanto orgoglioso, era solo una variante
meno buia, dellAde, mondo gemello ben noto .. da sempre. Se ne era reso conto tempo prima, cercando una trama originale e finendo per inventando proprio una trama simile alla.. mia
Giuda guarda di sbieco il cavaliere. Socchiude gli occhi.
(Un Basilide adulto riceve un rotolo di papiro da un bruno bambino riccioluto, piccino rispetto al maestro greco, che legge, facendo quasi subito una smorfia di delusione, come se gli cadessero le braccia)
Nella capanna, Giuda e il Cavaliere guardano qualcosa in direzione del fuoco: i riflessi illuminano i loro visi.
Questa faccenda sta per finire... Manca poco, no? Osserva Giuda, quindi aggiunge:
Ma quello che non ho capito, della prossima.. mossa.. è la faccenda del traditore.
Dopo un lungo silenzio, aggrottando le ciglia, sussurra: Tu cosa ne dici?
Per me è cotto, dice il Cavaliere, dilatando le narici.
Anche per me Risponde Giuda, con evidente sollievo.
Braxton Bragg · 22/05/2015 19:10 · #25Le foglie sono verdissime, primaverili, e lucide, per la pioggia appena finita. I rami stillano lacqua del temporale appena passato.
Il carro di Zeus si allontana, e il tuono, cupo, segna il cadere delle sue folgori, nella remota lontananza.
Le nubi si stanno diradando, mentre il sole si avvicina lentamente al tramonto. Le ombre ormai sono lunghe, oblique.
Il gocciolio delle piante si confonde con lo scalpiccio degli zoccoli, che si avvicina.
Nella minuscola radura, tra gli alberi bassi e frondosi, in groppa ai loro cavalli al passo, compaiono i due uomini, chiusi nei mantelli stillanti.
Sono il Cavaliere e Giuda.
Ecco.. Dice il Cavaliere, smontando agilmente.
Il posto è questo aggiunge guardandosi intorno.
Giuda ha una smorfia di dolore, o fastidio. Porta una mano alle reni, massaggiandole, lasciandosi sfuggire un piccolo sospiro, prima di scendere da cavallo, con un evidente goffaggine.
Si scrolla infastidito il mantello di dosso, gettandolo su un ramo vicino.
Dovresti farti fare un cataplasma, per quella schiena
Dice il cavaliere, allungando, sollecito, un braccio per prendere le briglia del cavallo di Giuda, per poi, fatti tre passi, legare le due cavalcature dallaltro lato della minuscola radura, lontano da Giuda.
Poi, muovendosi velocemente, passa accanto a Giuda, fino a raggiungere un punto in cui il terreno è stato sostituito con della sabbia.
Giuda osserva il Cavaliere, con aria sofferente, massaggiandosi un fianco con la mano.
Proprio.. proprio qui
dice il Cavaliere lanciando un cenno dintesa a Giuda, quindi voltandosi in modo da controllare che la sabbia, per terra, sia alle sue spalle.
Visto da dietro, si nota che Giuda non sta massaggiandosi le reni, ma estraendo qualcosa, che manda un riflesso metallico, da un fodero nascosto nella veste, allaltezza delle reni.
Con un unico rapido e agile gesto, Giuda estrae un coltello, o pugnale, e lo pianta nel corpo del Cavaliere, allaltezza del cuore.
Il cavaliere spalanca gli occhi; afferra la mano di Giuda che, perduta ogni goffaggine, si ritrae come una biscia.
Il Cavaliere, con le mani strette intorno al manico dello stiletto, piantato sul cuore, cade pesantemente allindietro, giusto sulla sabbia di cui ha parlato un istante prima.
Dopo il tonfo sordo, si sente solo Giuda ansimare, due passi distante dal corpo del Cavaliere, lungo disteso.
Poi, come un soffio. Si sente il Cavaliere, o quel che ne resta, sussurrare:
..Per.. ché?
Giuda ha come un motto di gioia. Gli occhi gli brillano. Stringe il pugno, in un gesto istintivo e dice, a bassa voce:
Paura? Paura.. paura
Dice, annuendo, al corpo ormai immobile.
Dovevo farlo prima che lo facessi tu.. perché Tu sai tutto, se ti lasciano il tempo, e sai sempre..
quasi sempre
aggiunge con un sorriso, alzando un dito al cielo,
Come vanno a finire le cose
Giuda si volta verso i cavalli e, da una borsa, prende una fune.
Poi si volta verso il corpo disteso e sussurra:
Se solo.. se solo potessi raccontarti tutto
Quindi, sorridente, scuote il capo per quella lieve imperfezione negli eventi, soddisfatto, e riprende a cercare qualcosa, nella borsa da sella.
Giuda, respira profondamente, soddisfatto.
Sembra finalmente felice, come
sollevato.
Braxton Bragg · 30/12/2015 18:15 · #26La rondine volteggia, nel cielo limpido. Si scorgono dei nembi oscuri, verso settentrione, ma sono ancora lontani, all’orizzonte. La rondine scende verso un davanzale, ma un alito di vento fa ondeggiare le tende dell’ampia finestra, che appena velano la stanza. La rondine fugge.
Nella stanza il Cavaliere è solo; ha indosso una toga chiara. Lancia un’occhiata verso la porta, come per accertarsi che sia chiusa, quindi prende un astuccio, da una sacca appoggiata ad una seggiola. Lo apre: dentro vi si trova un coltello la cui lama, consumata dalle ripetute affilature, è ormai sottile. E' ormai uno stiletto. Il manico, di legno chiaro, ha una sporgenza, come un anello, dal lato della lama. Il cavaliere afferra il coltello, lo osserva, come se cercasse qualcosa. Nota che accanto ad uno dei rivetti che chiude il manico c’è un minuscolo punto rosso.
Mette il coltello entro un panno che chiude, quindi si volta verso la porta. Qualcuno l’ha chiamato. Con passi lenti, come misurati, esce dalla porta.
Cammina in un corridoio in penombra, passa accanto ad una donna minuta, che lo guarda di sotto in su, con uno sguardo preoccupato. Il cavaliere le passa accanto sollevando appena una mano, come per dire: stai calma.
Il cavaliere, seguito dalla donna, entra in una stanza più piccola, in cui la luce entra attraverso una tenda più spessa.
C’è un letto, là, e distesa su quel letto, una ragazza bruna, lucida di sudore.
Ha grandi occhi scuri , e labbra carnose. I capelli spettinati, sul cuscino, mostrano di aver bisogno di essere bagnati nell’acqua, ma non sembra essere possibile farlo, in quel momento.
Il cavaliere bagna una pezzuola bianca, posata accanto ad un piccolo bacile, e con quella bagna la fronte della ragazza.
Questa respira in maniera accelerata, come se l’aria non le bastasse mai, e se il petto non riuscisse a contenerne che un soffio; rotea lo sguardo, come se non riconoscesse il luogo. Il suo sguardo gira, fermandosi sul viso del cavaliere, per poi girare di nuovo verso il soffitto, quindi verso la finestra.
Sul viso del cavaliere s’è dipinto un sorriso sereno, lieto, forse troppo fisso per essere autentico.
“Come stai?” Domanda con una voce dolce che non gli si conosceva.
“Vuoi mangiare qualcosa?” Chiede, sempre con il sorriso sereno.
Poi si china sulla ragazza, gli bacia le labbra, che lei protende debolmente, e le dice:
“Dolce la mia sposa…Ti voglio bene..”
“Anche io” risponde la ragazza, in un soffio precipitoso, già affannata per lo sforzo.
Il cavaliere sembra incerto. Il sorriso sembra vacillare ma poi si.. mantiene.
“…allora ci vogliamo bene” Conclude il cavaliere, un po’ imbarazzato.
“Per sempre..” Risponde la sposa, d’un soffio.
Il cavaliere sembra accorgersi solo allora che l’altra donna ha in mano una scodella e un cucchiaio di legno, e attende.
“Vado” dice, facendo un cenno allegro di saluto, con la mano. La ragazza sul letto ha come un gesto per sollevarsi, ma senza che il gesto abbia effetto, mentre l’affanno sembra aumentare.
La donna con la scodella si avvicina al letto, dopo aver lanciato una occhiata di saluto al cavaliere…
Uscita dalla stanza, il cavaliere tira un sospiro di sollievo. Il sorriso si è dileguato dal suo viso.
Tornato nella stanza dove aveva lasciato l’astuccio con il coltello, da una cassapanca prende alcune cose, che non vediamo, mentre lo vediamo prendere il mantello scuro che indossa quando, in una piccola radura, Giuda lo colpisce.
Il cavaliere guarda verso la finestra, quindi, senza garbo, si toglie la toga. La sua schiena, nuda, è solcata da lunghe cicatrici…
….
E’ quasi notte, quando il Cavaliere, in groppa ad un cavallo e con un secondo cavallo tenuto per la briglia, entra nel piccolo cortile della casa. Ha indosso il mantello scuro ed è bagnato dalla pioggia. Sulla soglia la donna che abbiamo visto porgere il cibo alla ragazza sul letto, sembra torcersi le mani. Ha gli occhi lucidi e guarda il cavaliere di sottecchi.
Questi prima guarda , con fare interrogativo, quindi scende precipitosamente da cavallo e, a grandi passi, attraversando un corridoio e una sala, entra nella stanza dove c’è il letto della ragazza bruna.
Ormai è quasi notte. La stanza è buia. Il cavaliere ha il fiato grosso e la mano che trema, quando avvicina la lucerna al letto.
La ragazza bruna sembra dormire.
Ma non ha più l’affanno
Non ha più nessun affanno.
E’ distesa, leggermente voltata su un lato, ben pettinata. Ha una camiciola bianca indosso, ora, fresca di bucato. Non è più lucida di sudore.
Sembra appena addormentata. Non si muove più.
Al cavaliere cade il mantello.
Alla donna con gli occhi lucidi sfugge come un piccolo grido, quando nota una chiazza rotonda e scarlatta all’altezza del cuore, sulla veste del cavaliere.
Questi fa un cenno improvviso, come a dire: attenta! Non disturbare la mia sposa non svegliarla..
Quindi un gesto vago, come per dire che la macchia sul cuore è una cosa da nulla….
Il cavaliere rimane immobile, con gli occhi fissi sulla ragazza bruna dai grandi occhi scuri, chiusi per sempre.
Rimane là, come stupefatto, quasi sperasse in un respiro improvviso, un gesto…
Dall’ombra della stanza, piano, il pianto soffocato della donna accanto al cavaliere, riempie il silenzio.
“Per sempre!” Sussurra il cavaliere, con un gesto del capo, come se solo in quel momento cogliesse il senso della frase…