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Il messaggio immateriale dello scienziato M.

Braxton Bragg · 20/02/2010 10:28 · #1
Lo schermo di un normale computer non è, in genere, il mezzo più "amichevole" per leggere un testo. Scomodità della postura, innaturalità della visione, tipica dei normali schermi, pongono le condizioni per le quali, a meno di forti motivazioni, l’attenzione del lettore si dilegui, dopo poche frasi, verso altre fonti di interesse.
E nella rete le lusinghe certo non mancano.
Se magari il testo avesse una lunghezza consona al lasso di tempo, in genere pari a tre minuti, nel quale la curiosità prevale ancora sulla insofferenza?
Se magari si scegliesse un testo che non soffra troppo da uno.. spezzettamento?
Mezza paginetta al giorno, insomma.
Proverò con un vecchio racconto, già pubblicato in rete, ma in altra forma.
Buona lettura.


Il messaggio immateriale dello scienziato M.


Prologo.

Con grandi sbuffi di vapore, il treno rallentò, ormai prossimo alla stazione.
Smisi allora di guardare, fuori dal finestrino, come sovrappensiero, le linee del telegrafo che affiancavano la strada ferrata, coi loro pali svettanti. Quei fili, colore del bronzo e del mare, come onde viaggianti verso l'infinito, sembravano portare nel loro cavo il mistero del secolo che si avvicinava a grandi passi, il segreto del futuro. Mi sorpresi a pensare alcune parole che ricordo ancora, ad una ad una:
"Oggi potrei cambiare…il corso degli eventi…mutare questo fiume di giorni in cui tutti nuotiamo… cambiare, niente meno che.. La Storia.. " pensai.
"...Posso cambiare… questa storia, scriverne una nuova pagina... necessaria… o, chissà, arbitraria... "
Questo mi dissi, guardando la città al di là del vetro.
Fu come una vertigine. Il futuro avrebbe recato la mia personale impronta?
Il destino aveva scelto proprio me, per far giungere alla nostra gente quello strano, inaspettato, immateriale, messaggio?
Mi sforzai di non pensare alle conseguenze remote della missione.
Così deve comportarsi un ufficiale, specie se il servizio da compiere è destinato a permanere nella densa oscurità del rigoroso segreto.
Macchinalmente, strinsi sotto il braccio la cartella di cuoio, con l’incredibile cablogramma intercettato.


2.Memorandum.

Mai era accaduto….
(Segue…)
Braxton Bragg · 21/02/2010 07:15 · #2
2. Memorandum.

Mai era accaduto, dalla nascita del regno, che un ufficialetto alle prime armi, quale allora l'umile estensore di queste note era, fosse chiamato all'alto onore di esporre quistioni di tanto elevata importanza alle altissime autorità del supremo comando.
Molti anni sono passati da quell’azzurra mattina di un lontano settembre, ma ogni parola detta in quella memorabile riunione, destinata al segreto, è impressa nella mia memoria, come lettere di bronzo sul marmo di un cippo ai caduti.
Camminando per le vie della città eterna, giovane capitale dell’amato regno, diretto all’elegante villa della Regia Marina, luogo della riunione segreta, stringevo sotto il braccio la cartella di cuoio marocchino con il cablogramma "in chiaro", ancora fresco d’inchiostro, disvelatore di quella nuova e formidabile scoperta.
Eravamo allora, nel centro di un turbine di mutamenti quale l'umanità non aveva ancora veduto. Come i diamanti, che per millenni rimangono celati sotto imponenti montagne, per poi lasciarsi cogliere a manciate, dai laboriosi minatori, così venivano colte a piene mani da scienziati, studiosi di ogni arte, ufficiali degli arsenali, industriali di talento, copiose idee, originali e geniali, vale a dire: brillanti.

3. Le scoperte si susseguivano al ritmo vertiginoso di una mazurca o di un can can...

(segue)
Braxton Bragg · 22/02/2010 12:23 · #3
3. Le scoperte si susseguivano a un ritmo vertiginoso, come di mazurca o di Can can.
I tavoli degli uffici per gli equipaggiamenti di ogni Arma (di terra, del mare e, presto, dell’aria) traboccavano di studi febbrili sulle notizie tecniche che i servizi segreti procuravano in quantità fin allora mai vedute.
Non si contano le ballerine, gli addetti navali, le donne di piccola virtù ma di grande patriottismo, gli esperti giocatori di carte, che rischiarono il patibolo oppure, peggio, il disonore, per sottrarre ad una potenza avversaria (o, perché no? Amica), quelle carte che un altro arsenale, riempendole meticolosamente con elaborati diagrammi e cifre di sorprendente esattezza, aveva confezionato, con scrupolo, tanto per tenere occupati gli avversari con qualcosa di prolisso, oscuro e complicato…
E non di rado, proprio quei progetti, redatti senza l'uggia di alcuna obbedienza alle austere leggi della fisica, e con il solo limite della fantasia, indicavano ad altri scienziati la via inaspettata per giungere ad una nuova, terribile arma.

4. Come è noto, stanco di vedere le proprie idee varate in porti stranieri prima che negli arsenali da lui diretti....

(segue)
Braxton Bragg · 23/02/2010 16:10 · #4
4. Come è noto, stanco di vedere le proprie idee varate in porti stranieri prima che negli arsenali da lui diretti, il geniale ammiraglio Rhodzensvensky, nonno del ben più celebre ammiraglio Rhodzensvensky (e mi riferisco qui allo stratega della squadra del Baltico), nonché cugino del meno noto ma non meno pugnace ammiraglio Rhodzensvensky (il comandante della flotta d'oriente, dico) e fratello del conosciutissimo ammiraglio Rhodzensvensky ( e chi altri, se non lui..) stilò un progetto di nave da battaglia cosi pesante da escludere il galleggiamento, senza tuttavia contemplare l'andata a picco.
Tale progetto, portato segretamente a Parigi e da questo ottenuta vasta eco, venne subito trafugato, e lucrosamente venduto ad alcune grandi marine da guerra in strenua competizione tra loro, da un oscuro affarista di Smirne.
La marina svedese, famosa per la meticolosità dei suoi arsenali, varò il grande scafo della "Vaasa II", e questo, ricevuto il benvenuto fra le onde dal primo di tre fragorosi urrà lanciati dai massicci marinai, diede l'addio alla superficie del mare salutato dal terzo di quegli urrà, già molto meno fragoroso.
Da qui la prudente tradizione delle marine scandinave di varare i battelli da guerra osservando un minuto di silenzio e, a volte, due.

5. Un errore di traduzione dall'originale russo…

(segue)
Braxton Bragg · 24/02/2010 19:21 · #5
5. Un errore di traduzione dall'originale russo portò la marina francese a sbagliare in grossolano eccesso la misura degli spessori del metallo, che per la prima volta veniva impiegato come rivestimento per il vascello; così nacque, subito imitata dalle marine di tutto il mondo, la "Gloire ", antesignana della moderna corazzata.
L'esemplare statunitense invece, varato a Norfolk, curiosamente s'inabissò con esasperante lentezza, mantenendo tuttavia, una spanna sopra il pelo dell'acqua, il bordo del fumaiolo e l'estremità di un bizzarro sistema d’avvistamento, che il faceto Rhodzensvensky aveva, per celia, progettato come un cannocchiale con curve a gomito… per celia, certo, ma anche per lasciar intuire, dall’ultimo e incongruo dettaglio del progetto, che solo di una burla si trattava.
I pragmatici ingegneri virginiani, dopo lunghi istanti di perplessità, conclusero allora che quel coso lì , non rimanendo a galla, fosse, con ogni evidenza, il primo esemplare di battello sommergibile, completo di un ingegnoso periscopio; e mentre i flutti si chiudevano sui primi allarmati, e sorpresi, sommergibilisti, un luminoso futuro si apriva per i sottomarini, nelle oscure profondità degli oceani.

6. Tale progetto segreto, notevolmente affinato, venne poi trafugato...
Braxton Bragg · 26/02/2010 21:30 · #6
6. Tale progetto segreto, notevolmente affinato, venne poi trafugato durante il forzamento della baia di Charleston da parte della flotta unionista. La marina Ottomana ne venne in possesso, ma rinunciò a produrre quelle terribili macchine belliche, per due motivi.
Primo: il battello in superficie era orribilmente chiuso e senz'aria, fatto che non mancava d'influire sul morale dei marinai, non di rado arruolatisi per godere delle salutari brezze marine.
Secondo: gli ingegneri credettero di ravvisare un grave errore di progetto nel vascello, giacché il battello "…Sembra fatto apposta per affondarsi da sé. Non è piuttosto scortese affondare senza nemmeno attendere gli attacchi del nemico?”.
D'altra parte, anche le navi a vapore nacquero da un falso: progettisti scozzesi colmi di spirito, appassionati al gioco d'azzardo, scommisero una ghinea su quanto avrebbero impiegato i loro colleghi ad accorgersi d'aver costruito una intera nave attorno alla copia, venti volte più grande, della stufa a carbone che riscaldava il loro studio. E Robert Fulton entrò nella storia, occorre dirlo, a tutto vapore.
Furono invece i giovani assistenti del " Reale capo costruttore " dell'arsenale di Cadice, prima di unirsi alla baldoria del carnevale, in una frizzante sera di febbraio, ad aggiungere sui disegni, senza confidare nella riuscita di quella burla fanciullesca, due grosse e incongrue ruote di carro ai fianchi dello scafo.
La marina da guerra d'una grande potenza, comprato il segreto da un oscuro affarista di Smirne, non raccapezzandosi, interessò al progetto un certo Isambard Kingdom Brunel.
E subito, grandi battelli a ruota contesero i mari ai superbi velieri.

7. Tutte queste vicende si affacciavano alla mia memoria mentre camminavo verso…
Braxton Bragg · 28/02/2010 07:01 · #7
7. Tutte queste vicende balenavano nella mia mente, mentre camminavo verso la villa della Regia Marina sede della riunione segreta, ne ignoravo in maniera ostentata il caratteristico cancello in ferro battuto del giardino, e salivo le scale del palazzotto là accanto.
Il lettore si tranquillizzi; non avevo sbagliato indirizzo perché distratto dai miei pensieri.
Per sviare lo spionaggio nemico (o, perché no? amico), ed il subdolo interesse a conoscere la destinazione di tanti illustri ufficiali, nessuno entrava direttamente nella villa, adoperando invece un segreto tunnel sotterraneo che la congiungeva alle cantine del palazzotto giusto accanto.
L'uso di quel sottopassaggio, indifferente ai pratici ufficiali di fanteria, era inviso agli altezzosi cavalleggeri, i quali, uomini tutti d'un pezzo, adusi a non chinare il capo neppure davanti alla tonante fucileria degli zuavi, dovevano giocoforza piegare la schiena, sotto la bassa volta di quell'umile sotterraneo.
D'altro canto, nessun agente segreto poteva incuriosirsi al fatto che i graduati rientrassero, per il rancio, in una ben nota caserma, o si recassero a cena dalla loro stimata Signora (o, perché no? Adorata amica); quindi, pur ligi all’imperiosa direttiva di non farsi giammai scorgere nell’atto di introdursi nella villa, al termine delle riunioni gli ufficiali sortivano lietamente, in allegre e chiassose frotte, dall'arioso cancello in ferro battuto, non essendovi nessun ordine specifico riguardante l'uscita.

8. L'avveduta lettrice rimarrà forse stupita nel notare come austeri cultori delle scienze esatte…
Braxton Bragg · 02/03/2010 16:37 · #8
8. L'avveduta lettrice rimarrà forse stupita nel notare come austeri cultori delle scienze esatte si lasciassero sviare da progetti talvolta bizzarri e singolari, ma il privilegio di lanciare uno sguardo sul futuro si paga, inesorabilmente, con la rinunzia alle solide certezze dell'esperienza, cosi inefficaci nel giudicare l'assoluta novità.
Basterà ricordare il caso delle prime bombe a mano; vennero improvvisate, dopo un’occhiata smarrita tra ufficiali, scambiata mentre ascoltavano il discorso col quale il comandante della piazzaforte, stranamente mesto, assicurava che: “ per spazzare via il nemico abbiamo giusto le granate…”.
I proiettili perforanti ( anticarro) invece, nacquero prima dei mezzi blindati, sulla base di un allarmante dispaccio nemico intercettato, dove si assicurava: “…siamo in una botte di ferro..”,
E i primi rudimentali mezzi corazzati? Con i loro cingoli in legno, nacquero dall'idea di mettere "i bastoni fra le ruote " all'artiglieria.
Esiste tuttavia una spiegazione immediata del perché le anomalie di progetto non risultassero evidenti.
Mi permettano tuttavia i lettori, nell'incalzare degli eventi, di salutare brevemente il finto portinaio del palazzotto (in verità, un capitano dei lancieri ), di guardia nell'atrio con, nelle mani, quello spazzolone dal lunghissimo manico; attendano solo che abbia mostrati i gradi, declinato l’armata, citato la divisione, nominato la brigata, accennato alle mostrine, ricordato la compagnia, specificato l’ufficio d’appartenenza, indicato la specializzazione, fornito nome e cognome, data di nascita, paternità, maternità, enumerato la matricola, declamato il motto della caserma, pronunciato la parola d'ordine, accennato sobriamente due passi del ballo in voga al circolo ufficiali, canticchiato a mezza voce una strofetta dell’inno reggimentale, mostrato la lettera d'invito firmata da Sua Eccellenza, e che mi avvii, senza indugio alcuno, verso il sottopassaggio.
La loro curiosità sarà soddisfatta.


9. Il bustino femminile coi suoi cento lacciuoli...
Braxton Bragg · 03/03/2010 21:04 · #9
9. Il bustino femminile coi suoi cento lacciuoli, il fiorire di studi filologici in Germania, uno smodato consumo delle ostriche di Bretagna, la fortuna commerciale di certi pallidi levantini, l'invenzione della macchina fotografica, gli scomodi e attillati pantaloni degli ussari…. ora che i dettagli del gioco di pazienza, le tessere del rompicapo, vanno ciascuna al loro posto, la questione non diventa all’improvviso chiara come il sole?
Come, …No?
Non proprio?
In questo caso, ecco la spiegazione; come sottrarre segreti di stato ad un addetto militare d'ambasciata, è cosa di pubblico dominio: una splendida seduttrice invita il bell'ufficiale nei propri appartamenti e lo trascina nel vortice della lussuria, mentre un complice, sottratte le preziose carte dalla borsa del sedotto, ne fa una copia, riponendo poi l'originale.
L'ufficiale in genere è là proprio per farsi rubare quei segreti di fantasia e collaborare coscienziosamente. Con singolare tempismo, terminato l’affrettarsi dei copisti sulle carte, terminava, sebbene con un qual certo ritardo, anche il gemere degli amanti nelle alcove.
Tutto ciò è molto semplice, oggidì, con le moderne macchine fotografiche, inventate proprio a questo scopo, ma si ha idea di quanto fossero complicate le cose, quando si disponeva soltanto di penne d'oca e calamai?
Occorre forse specificare come, durante quegli intimi scambi di informazioni segrete, non tutti i militari si comportassero alla stessa maniera.
Obbligo per ognuno era di far durare il più possibile il tempo accordato per la laboriosa copiatura ma, laddove gli ufficiali del genio, abituati alla tenace applicazione dai loro severi studi, davano modo agli affannati copisti di lavorare con relativa calma, gli impetuosi comandanti della cavalleria o della truppa d’assalto, non consentivano che affrettate ed incomplete copiature, avvezzi com'erano a risolvere tutto con fulminei corpo a corpo.

10. Le carte sottratte giungevano colme di strafalcioni, di pagine mancanti, di refusi; non c’è da stupirsi, quindi, se...
Braxton Bragg · 05/03/2010 12:48 · #10
10. Le carte sottratte giungevano colme di strafalcioni, i fascicoli, zeppi di pagine mancanti, le pagine, traboccanti di refusi; non c’è da stupirsi, quindi, se per completare dei finti progetti, si finì per stilarne di autentici.
Inoltre, i traduttori di quei testi talvolta enigmatici, furono, per lungo tempo, brillanti letterati, consci di come ogni traduzione sia una interpretazione, e convinti che occorra talvolta trascurare la lettera per rispettare lo spirito; con quali conseguenze tecniche è facile immaginare.
Considerati i sorprendenti effetti di questo atteggiamento mentale (si veda in proposito l’articolo di E. Horse e T. Power: "La genesi dell'equivoco. Cavalli Vapore e nascita della propulsione navale. Il triste caso dei purosangue bolliti", nel numero x della "Rivista ufficiale dei Servizi Segreti "), lo stato maggiore tedesco finanziò, sotto mentite spoglie, gli studi filologici in Germania, in modo che sempre si potessero arruolare studiosi i quali, come disse Von Moltke:
"…capiscano quello che c’è scritto e ce lo dicano, senza tante storie".
Ma se da un lato la sete d'informazioni segrete era in continua crescita, non di meno rapidamente aumentava la mole di informazioni artefatte che si cercava di gabellare alle potenze avversarie (o, perché no? Amiche).
Il tempo di un normale incontro d'amore non era più sufficiente per un copista?
Da un lato si studiarono nuove lusinghe per la passione, dall'altro si moltiplicarono gli scrivani; alla lussuria si congiunse il peccato di gola: all'amore, il caviale, le ostriche e lo Champagne.

11.Ma potevano le occulte strategie delle grandi potenze, essere turbate dalle mareggiate in Bretagna o da una cattiva vendemmia?
Braxton Bragg · 07/03/2010 07:45 · #11
11. Ma potevano le occulte strategie delle grandi potenze, essere turbate da una mareggiata in Bretagna o dalla cattiva vendemmia? Le fantasiose eroine di queste battaglie contro il tempo, presero allora ad aggiungere i bracciali da togliere, le collane da sfilare, le spille da spiccare; a moltiplicare i lacci del busto, rimpicciolire la dimensioni dei bottoni, aumentarne il numero, ed a nasconderli sotto strati di merletti; ad aggiungere camiciole alle camice, corsetti alle giubbe, lacci agli stivaletti, giarrettiere alle calze e nastrini alle giarrettiere, sommando mutandine a mutandoni, sottovesti a sottogonne e sottogonne alle sottane, e vaporose trine agli spumosi pizzi, trasformando i preliminari della voluttà in qualcosa di non meno appassionante che il giocare a rimpiattino.
I guanti si allungarono fino al gomito e i conti di sarti e gioiellieri fino al cielo.
Ma ancora non bastava.
Fu allora che i sei bottoni della tenuta da campagna degli ufficiali divennero trentasei, disposti in duplice fila; si aggiunsero cordelle e collari, medaglie, e colbacchi, nappine e fasce, bandoliere e giberne, alamari e spalline e galloni e frange, e incongrui giubbini, gettati con sfrontatezza sulla spalla, al solo e inconfessabile ma evidente scopo di risultare d’impaccio.
I comodi pantaloni da cavallerizzo diventarono attillati in maniera inverosimile, cuciti in modo che si potessero sfilare solo con grande sforzo, serrati da cinture con doppie fibbie, infilati a forza in stivali tanto netti quanto stretti.
Chiunque abbia visto un ussaro in alta uniforme sa cosa intendo.
Ma non sembrava ancora sufficiente.

12.Se il mio paziente lettore mi concedesse una piccola digressione, mentre assorto percorro il corridoio sotterraneo...
Braxton Bragg · 09/03/2010 16:10 · #12
12.Se il mio paziente lettore mi concedesse una piccola digressione, mentre affretto il passo nel corridoio sotterraneo che conduce ai luoghi della riunione, noterei che un dubbio colse allora taluni: non era forse meglio trovare un altro metodo per trafugare quei documenti, magari meno legato al pur encomiabile vigore dei signori ufficiali ed alla leggendaria fantasia delle esotiche danzatrici, fantasia e vigore che, occorre pur dirlo, non sempre si dimostravano all’altezza della loro nascosta e favolosa fama?
Venne fatto un tentativo ma, in una tempestosa riunione segreta , i laconici ufficiali, adusi ad obbedir tacendo, prima chiesero se fosse chiaro a tutti cosa significasse partecipare ad una campagna, quindi vibratamente protestarono, compilando un ordinato ed esaustivo memorandum in cui osservavano come:
Punto A: perduto il loro onore
Punto B: abbandonate le caste e vereconde spose
Punto C: ed una vita morigerata a loro congeniale
Punto D: (Cancellato. Quando è troppo è troppo)
Punto E: tanto avevano sacrificato all'ideale di patria
Punto F: (Omissis. Non esageriamo....)
PuntoG: siamo gentiluomini e non ne parleremo. Ma se potessimo… Ah!
Punto H : ricordando come, ormai avvezzi solo ai cibi più fini
Punto I: ed alle vesti più lussuose
Punto L: alla crapula, ed alla deboscia
Punto M: in una normale campagna militare le loro ormai consolidate doti non avrebbero trovato modo di brillare
(a meno di circostanze del tutto particolari)
Punto N: si sarebbero visti i fondi impiegati per quel loro addestramento, così singolare e costoso, andare sprecati in un momento; ed era lecito gettare al vento d'un tratto, conclusero, cosi cospicui e annosi investimenti sottratti, con la morte nel cuore, agli ospedali ed all'istruzione per gl'indigenti?
No, venne riconosciuto, non è proprio possibile, ammettendo, seppure a malincuore che, come disse il capo di stato maggiore generale: "In campagna, è un'altra cosa".

13. E' da rimarcare, peraltro, come si fosse ormai passati, da un lato, dalla paginetta copiata agli all'intero "Piano di mobilitazione generale ", in sei volumi più...
Braxton Bragg · 11/03/2010 16:25 · #13
13. E' da rimarcare, peraltro, come si fosse ormai passati, da un lato, dalla paginetta copiata agli inizi, all'intero "Piano di mobilitazione generale ", in sei volumi più allegati e, dall'altro, dalla frettolosa cenetta nel salottino privato di un ristorante londinese, ai tre anni e mezzo trascorsi in una villa di Biarritz.
Ufficiali e ballerine ormai coabitavano serenamente nel lusso, come moglie e marito, allevando nidiate di graziosi pargoletti.
Occorre qui distaccarsi brevemente dalla cruda descrizione dei fatti per considerare la sorte di quei poveri piccini. Nati, si può dire, per le segrete urgenze dei ministeri della guerra, dovevano vedere la loro breve infanzia interrotta dalle politiche delle cancellerie o degli impresari del balletto.
Al momento della partenza, previsibilmente inaspettata, della madre o del padre, i giovinetti, provveduti di una piccola fortuna, venivano imbarcati per una ingannevole crociera di piacere che, per molteplici e oscure ragioni, legate in sintesi alla mancanza di fantasia, si concludeva, quasi sempre, col loro abbandono presso quel vero e proprio porto di mare che era lo scalo di Smirne.
Cresciuti, si davano arditamente agli affari e, in breve tempo, dimostravano di avere tutte le giuste entrature per ottenere successo sia nelle forniture di materiale bellico, che nel commercio di forti quantitativi di passamanerie e merletti.
Il miglioramento delle tecniche fotografiche, coinciso con una grave crisi finanziaria internazionale, pose fine a questa esaltante e misconosciuta pagina che congiunge la storia della moda e dello spionaggio internazionale a quella del progresso scientifico e del diffondersi di nuovi e più fantasiosi costumi.

14. Aprii la porta d’uscita del tunnel sotterraneo e mi guardai intorno, socchiudendo le palpebre...
Braxton Bragg · 12/03/2010 18:44 · #14
14. Aprii la porta d’uscita del tunnel sotterraneo e mi guardai intorno, socchiudendo le palpebre.
Ero ormai giunto nella spaziosa sala d'attesa; la chiara luce della nostra bella patria filtrava attraverso le ricche tende tricolori e colmava di sé quell'atrio, riflessa, come da uno specchio, dal levigato marmo del pavimento lustrato con la cera.
Numerosi ufficiali aspettavano in quella saletta, quasi tutti voltati ad ammirare i magnifici quadri con scene di gloriose sconfitte. Mi parve di intuire che quel mio ingresso avesse interrotto un sommesso brusio. Credetti di intuire che le necessità della discrezione imponessero a quei soldati di non mostrarmi il volto.
Solo uno di loro, un maturo capitano, cedette all'usuale cameratismo militare, salutandomi impettito, portando la mano tesa alla fronte nel saluto d'ordinanza.
Intimidito dal silenzio che regnava, salutai anch'io, tralasciando di battere i tacchi.
Il capitano battè le palpebre, e mi salutò nuovamente; ed io nuovamente risposi.
Mi parve di sentire intorno a me il mormorio del disappunto, e pensai: attendevano un segreto eroe.
Scorgendo sul viso del capitano una espressione delusa, presi a domandare, con molto tatto, se una qualche uggia per caso lo addolorasse. Egli, annuendo, mi confidò, indicando tristemente i suoi stivali, che dei terribili calli lo affliggevano, tanto da impedirgli di salutare come Dio ed il regolamento comandano, cioè con un secco schioccare dei tacchi.
Quel poveretto era tanto crucciato da quella mancanza, che mi pregò caldamente di sedere accanto a lui, e di battere i tacchi in sua vece, qualora fosse giunto qualcun altro.
Nel mentre, gli altri ufficiali si erano voltati, chiacchierando e salutandomi con informali cenni del capo, invitandomi con lo sguardo a favorire quello sfortunato capitano. Mi sedetti accanto a lui.

15. Proprio allora, la porta che separava il sottopassaggio da quella sala si aprì nuovamente ed entrò...
Braxton Bragg · 13/03/2010 13:12 · #15
15. Proprio allora, la porta che separava il sottopassaggio da quella sala si aprì di nuovo, ed entrò un giovanissimo tenente, con un fascio di documenti sotto il braccio.
In un attimo tutti si voltarono verso i dipinti, tranne me ed il cordiale capitano che, impettito, si volse al nuovo venuto portando la mano tesa alla fronte, mentre io battevo macchinalmente i tacchi.
Una delle prime lezioni di fisica, al corso per allievi ufficiali, tratta tutto dell’attrito e delle conseguenze che.. Ma non vorrei divagare.
Irrigidito sull'attenti sul lucido pavimento, il giovane tenente rispose al saluto battendo vigorosamente un tacco contro l'altro, cosi che uno stivale, colpendo l'altro, lo fece volare via sulla cera.
Per un interminabile istante il giovane ufficiale sembrò sospeso in aria, mentre gli occhi gli si spalancavano in una misura che mai avrei creduto possibile.
Stupito di essersi come falciato da sé, il giovane tenente, con gli occhi sbarrati e la mano alla fronte, cadde di fianco, rigido sull'attenti.
Allo schioccare dei tacchi seguì il fragore della caduta, seguito dallo sferragliare della sciabola contro il pavimento, seguito dal fruscìo dei fogli sparsi, seguito da un esclamazione del tenente, indegna del suo grado, seguita dal prorompere incontenibile dalle risa, soffocate ma sguaiate ed incoercibili, che facevano tintinnare le medaglie degli ufficiali, mentre questi si voltavano come un sol uomo verso il poveretto, torcendosi soffocati dai singulti, dandosi manate sulle cosce, scambiandosi l'un l'altro pacche sulle spalle, additandosi il malcapitato.
Il tenente, steso ai miei piedi, patriotticamente divenne bianco, rosso, verde.
Mi guardò, con l'odio e il disprezzo che si riserva a chi ci tende una vile imboscata.
"Felice di vederla costì, tenente ", feci in tempo a balbettare , quando si aprì la porta scorrevole della sala delle riunioni ed apparve, severa, la ieratica figura del Grande Ammiraglio.

16 .Un colonnello, giunto insieme a colui, allargò le braccia desolato e...
Braxton Bragg · 15/03/2010 16:24 · #16
16. Un colonnello, giunto insieme a colui, allargò le braccia desolato e, quindi, fece a me un cenno sbrigativo di seguirlo nella sala delle riunioni.
Salutai con un inchino i commilitoni ammutoliti, eroicamente impegnati a dissimulare il riso, e mi avviai verso la sala , facendo in tempo a notare, mentre i signori ufficiali asciugavano furtive lacrime da ilarità, come il maturo capitano, aiutando bonariamente il giovane ufficiale a sollevarsi, accennasse che ognuno ha le proprie sfortune; lui stesso, per esempio, non poteva nascondere di avere dei terribili calli che gli impedivano di salutare marzialmente battendo i tacchi, come Dio ed il regolamento comandano; ora, se il tenente fosse stato così gentile da sedersi accanto a lui, e batterli in sua vece...
Oltrepassai la soglia.
La porta si chiuse alle mie spalle, e l'emozione per quel che vidi mi serrò la gola, per un interminabile istante.
Là, davanti ai miei giovani occhi, in quella sala ove erano state prese le più gravi decisioni strategiche dello stato, intorno ad un grande e scuro tavolo a forma di lettera "u", là, impeccabili nelle fiammanti divise, nelle eleganti marsine, ornati dalla gloria, sotto l'egida dal loro altissimo prestigio, là stavano le migliori menti del paese, i migliori tra i migliori, assisi, come divinità dell'olimpo, su austeri scranni, circonfusi dalla luce che, filtrando dalle ricche tende, veniva riflessa dal marmo del pavimento, lustrato con la cera.
E cosa può fare un ufficiale bene addestrato, confuso da tante e tali presenze, in simile evenienza, se non irrigidirsi in un marziale saluto?
Con un breve gesto della mano, il Grande Ammiraglio mi prevenne, dicendo:
"Troppi bravi soldati abbiamo dovuto salutare con dolore, caduti per la patria, per desiderare di salutarne altri, caduti con dolore, per la cera".
Tutti inarcarono le sopracciglia, ammirando tanta saggezza.
Arrossii? Sbiancai? O entrambe le cose?
Salutai, limitandomi ad un profondo inchino...
Braxton Bragg · 16/03/2010 16:04 · #17
18: Quei personaggi eminenti mi scrutavano, tranquillamente seduti, valutando l'uomo prima che le parole.
Presiedeva l’assise Sua Altezza il principe ereditario, allora Ispettore generale della fanteria; alla sua destra sedeva il Grande Ammiraglio. Immediatamente accanto aveva posto Sua Eccellenza il Sottosegretario al Ministero della guerra. Il Direttore Generale degli armamenti ed il Segretario Particolare del Primo Ministro, sedevano invece alla sinistra del principe.
I responsabili dei servizi segreti dell'esercito, della marina, del controspionaggio interno, camuffati rispettivamente da pittore paesaggista, nostromo in cattive acque, poeta squattrinato, e che riconobbi solo perché, per discrezione, sedevano mostrandomi le spalle, completavano quella ristretta corte.
"Il vostro comandante " disse l'Ammiraglio, ricevuto un cortese gesto di Sua Altezza, "Ci assicura che avete da dirci qualcosa di molto interessante nel campo delle comunicazioni ".
Assentii.
Qualcuno azzardò :"Piccioni viaggiatori più veloci?".
Un pesante tonfo, da appena oltre la porta, ed uno scoppio di risa subito soffocate, proveniente dalla sala d’attesa, mi sorpresero mentre stavo per aprir bocca, facendomi sobbalzare.
L'Ammiraglio, incurante, mi fece cenno di procedere. Tirai fuori dalla busta di cuoio marocchino le copie del cablogramma in chiaro e le consegnai al colonnello, che le posò sul tavolo davanti a ciascuno. Respirai profondamente e cominciai.
"Mi sia consentito di tacere su come siamo entrati in possesso del cablogramma che il Primo Lord dell'ammiragliato di quella Britannia che, per ora, detta legge sulle onde, ha inviato ad un nostro compatriota, per felicitarsi della riuscita di un esperimento segreto. Questo esperimento potrebbe avere riflessi di prima importanza sulla organizzazione delle armate ".

19: Sua Altezza il principe, leggendo la sua copia, impallidì…
Braxton Bragg · 17/03/2010 18:31 · #18
19: Sua Altezza il principe, leggendo la sua copia, impallidì.
Il poeta squattrinato invece si lasciò sfuggire un verso soffocato.
Il pittore paesaggista allontanò la copia sul tavolo e la squadrò di sbieco, quasi a valutarne le prospettive.
Il sottosegretario al ministero della guerra sbirciò intorno, incerto su quale espressione assumere..
Il Direttore Generale degli armamenti, schiarita la voce, guardando quel cablo scarno ed esaustivo, lesse:
"Complimenti per la trasmissione ".
Pensoso domandò: " Cosa significa qui, questo termine cosi inusuale ?"
"Trasmissione " risposi "è il termine nazionale col quale ho tradotto un termine tecnico inglese. Si riferisce all'inoltro di un messaggio senza che questo debba essere scritto su carta e materialmente spostato..".
Qualcuno cominciò a guardarmi come se parlassi di magia.
".. Si tratta di un invio di messaggi simile a quello del telegrafo, ma di un telegrafo del tutto particolare " proseguii, "Il nostro connazionale, dopo aver chiesto inutilmente dei fondi per sviluppare il dispositivo in questione, venendo qui preso per pazzo, ha trovato i denari presso il Primo Lord del mare…
Ha infine realizzato un vero e proprio telegrafo... ma di tipo speciale, un telegrafo... senza fili!"
Di scatto, senza più curarsi della segretezza, i tre capi dei servizi segreti piroettarono all’unisono sui loro austeri scranni girevoli, voltandosi verso di me e scrutandomi in volto, intensamente.

20: Impulsivi ma previdenti, avevano elaborate barbe nere, spessi occhiali affumicati e grossi nasi finti. …
Braxton Bragg · 18/03/2010 16:31 · #19
20: Impulsivi ma previdenti, avevano elaborate barbe posticce, spessi occhiali affumicati e grossi nasi finti.
“..Senza fili? " chiese uno di loro, sollevando con lo stesso ed unico gesto gli scuri occhiali, il naso e i baffi finti attaccati, scrutandomi di sottecchi, quasi che, avvezzo a sottigliezze e inganni, d'abitudine non credesse alle proprie orecchie.
"Senza fili ". Confermai annuendo con serena gravità.
"Progettano di assegnare alle principali navi da battaglia questi nuovi e singolari telegrafi, poi ne doteranno le forze coloniali, quindi l'armata di terra.
Quando avranno anni di incolmabile vantaggio sulle altre potenze, organizzeranno un finto esperimento col quale la scoperta verrà resa pubblica.
Allora quella perfida nazione avrà flotte in grado di chiedere aiuto l'una all'altra senza dover attraversare il mare.
Un osservatore occulto dotato del dispositivo potrà comunicare direttamente all'ammiragliato, senza che un cavaliere debba attraversare al galoppo l'intero paese nemico, quando il tale reggimento si ponga in marcia per la frontiera, quando la tale classe riceva la chiamata alle armi, quando la flotta salpi le ancore, ed il messaggio arriverà prima ancora della più veloce delle navi di quella flotta stessa!
Un manipolo di genieri su una mongolfiera potrà dirigere il tiro delle artiglierie da un altezza superiore ai cinquecento metri, forse addirittura seicento… ".
Quegli uomini si guardarono l'un l'altro, costernati, incerti se preferire l'incredulità o lo scoramento. Una potenza nemica rischiava di cogliere un vantaggio decisivo, se solo la risposta non fosse stata all'altezza della nostra tradizione, fatta di coraggio, fermezza, genio, ardimento, flessibilità, senso dell'umorismo, improvvisazione. Proseguii.


21." D'ora in avanti, per conoscere un avvenimento accaduto a cinquemila miglia di distanza, non occorreranno dieci giorni, ma dieci minuti...
Braxton Bragg · 19/03/2010 18:40 · #20
21. "D'ora in avanti, per conoscere un avvenimento accaduto a cinquemila miglia di distanza, non occorreranno dieci giorni, ma dieci minuti.L'uso del telegrafo senza fili cambierà ogni prospettiva strategica: la guerra non sarà d'ora in poi, una questione di milioni di baionette, ma una lotta per chi possiede le informazioni.
D'ora in avanti, sarà come se la terra fosse diventata, all’improvviso, più piccola ".
"... La terra più piccola! " si lasciò sfuggire, costernato, il Segretario Particolare del Primo Ministro, uomo dalle cospicue rendite agrarie.
Sapevo che quelle frasi avrebbero avuto non poco effetto…
Non inutilmente dunque mi ero alzato prima, quella mattina, per provarle davanti allo specchio.
"Noi possiamo" soggiunsi "costruire tali dispositivi in breve tempo. Il Signor generale mio comandante propone alle loro alte autorità di dotare di tali mezzi le principali navi da battaglia, quindi, entro qualche anno, i corpi d'armata. Uno studio da me personalmente condotto indica in quale modo, senza ulteriori stanziamenti di bilancio, potremmo farlo".
Non posso nascondere che vedere l'impressione delle mie frasi su cotanto uditorio fu tale da inorgoglirmi.
Forse troppo.
Solo il grande, austero ammiraglio, non parve minimamente scosso né dalla cattiva né dalla buona notizia, tanto che pensai: ecco un uomo scolpito nell'acciaio.
E, se credevo di avere presentato argomenti capaci di sorprendere quella somma assise, presto avrei dovuto accorgermi come il grande ammiraglio fosse capace, con poche e mirate parole, di lasciarmi ben altrimenti sbalordito.


22: Ma potrei ritardare ancora…
Braxton Bragg · 21/03/2010 07:18 · #21
22: Ma potrei ritardare ancora, nello scusarmi con i miei lettori?
Potrei tralasciare di chiedere venia, per la ruvida scorza del mio scritto?
No! So bene che la mia , brusca , asciutta , scabra, essenziale, succinta, sbrigativa, militaresca, rapida ed agile prosa, sembrerà troppo arida, troppo sintetica alle vezzose e aggraziate lettrici, ai severi e pensosi lettori, aduso come sono a pilotare l’invelato naviglio della sobria presentazione dei fatti, direttamente verso il cuore caldo e palpitante degli avvenimenti, schivando i perigliosi scogli dei glossemi e delle fumisterie, mugghianti tra le onde spumose dell’interminato e iridescente oceano dei dettagli, su una rotta semplice, immediata, diritta come il tiro sibilante delle palle di fucile.
E, aggiungerei: che palle!
Ma io non sarò mai uno di quei dimenticabili romanzieri che, se questa voga moderna non si spegne, scriveranno un ponderoso tomo per raccontare cosa hanno fatto in una giornata qualsiasi , che so, il sedici di giugno e magari nella loro città, o arriveranno ad impiegare trenta pagine per descrivere in quale modo prendano sonno la sera, a spiegare cosa succede ad inzuppare un biscotto nella tisana, o magari scriveranno un intero volume per spiegare come, non essendo andati ultimamente in società, ora che sono stati invitati ad una festa, contano di recuperare il tempo perduto.
Chiedo venia: la divagazione aneddotica, la frase a effetto, l'ornamento dispensabile non fanno parte delle mie salmerie.
Diritti allo scopo: questo è il mio motto.
Dicevo? Ah , si...
Durante la mia breve relazione avevo osservato con curiosità e discrezione le reazioni di quegli uomini insigni.
Tranquilli e distesi prima che fossi arrivato al nocciolo della questione, s'erano, da allora in poi, dati a seguirmi con la massima attenzione, senza staccarmi gli occhi di dosso.
Il grande e austero ammiraglio invece, aveva talvolta dato di piglio ad un lapis, segnando cifre sulla carta, ovvero manovrato con calma un grande regolo calcolatore che teneva là accanto; il tutto senza quasi smettere di guardarmi, senza tradire alcuna emozione.
E, quando parlò, lasciò il segno.

23: "Sapete, giovanotto "disse infrangendo il silenzio colmo d'attesa,
"Che esiste un modo molto semplice per scoprire...
Braxton Bragg · 22/03/2010 16:12 · #22
23: "Sapete… giovanotto… "disse infrangendo il silenzio colmo d'attesa,
"Che esiste un modo molto semplice per scoprire dove si troverebbe il vostro osservatore… occulto? "
"Sapete che, per trasmettere col vostro dispositivo, mentre si naviga sugli abissi oceanici, si spenderebbe tanto quanto costa una corazzata?"
"Sapete, infine, che la flotta che trasmettesse col dispositivo di cui parlate, denuncerebbe ad un osservatore avveduto tutti i suoi spostamenti, tutte le sue manovre?"
"Sapete che basterebbe un solo uomo, neppure addestrato, diciamo ...un legnaiuolo, per interrompere tali comunicazioni ?"
"Tornate dallo stimato generale vostro comandante… e domandategli se non desideri riconsiderare la sua proposta...".
Parole misurate e serene, il cui significato era: progetto respinto, senza nessuna discussione!
Rimasi di sasso. Quell'uomo sembrava conoscere particolari scientifici, sulla trasmissione mediante vibrazioni elettriche nell'etere, quali io, che passavo per il massimo esperto dell'esercito, non avevo neppure sospettato.
Da tre giorni appena sapevamo del segreto; come poteva già conoscere contromisure e punti deboli che neppure l’inventore sembrava immaginare?
Come individuare un telegrafo senza fili occulto? Da cosa?
E quale traccia, quale scìa, avrebbe lasciato la nave col "senza fili " a bordo?
E come interrompere la trasmissione? E, per giunta, con un semplice spacca legna?
E perché il costo di trasmissione avrebbe avuto un vertiginoso incremento proprio sulle profondità oceaniche?

24: Avrei voluto chiedere, domandare, interloquire. Ma oltre alla sorpresa…
Braxton Bragg · 23/03/2010 19:39 · #23
24: Avrei voluto chiedere, domandare, interloquire...
Ma oltre alla sorpresa, che mi aveva letteralmente levato il fiato, v'era che porre quesiti informali, su quella materia segretissima, ad un accademico che lavorasse per le nostre armi, senza autorizzazione scritta, sarebbe stato sufficiente a qualificarmi come sprovveduto o, peggio, come spia.
Porre quesiti a Sua Eccellenza, su segreti di stato, in quella sede, sarebbe equivalso a sollecitare di essere mandato ad ispezionare, nella più benigna delle mie ipotesi, la qualità delle biade date ai muli, nella più brusca delle maniere e nella più remota delle nostre colonie.
Dire che rimasi deluso non può esprimere il mio autentico stato d'animo.
Quando il severo ammiraglio aveva parlato, tutti all'intorno avevano annuito, sollevati della semplice soluzione del problema.
Il telegrafo senza fili era da considerarsi sepolto, almeno per le nostre armi; una tra le tante invenzioni che non avrebbero avuto seguito. Forse addirittura una trappola del nemico, se non un cavallo di Troia.
E forse stavo per diventare l'ingenuo strumento di quell'inganno...
Ma lo stupore e lo scoramento che avevo in corpo ancora non erano se non i più dolci dei sentimenti che dovevo provare in quella memorabile giornata.
L'Ammiraglio, forse accortosi dell'infantile delusione patita nel vedere il mio progetto andare in fumo, forse per una paterna benevolenza, volle salutarmi con un ultimo incoraggiamento.
Il grand'uomo corrugò la vasta fronte e disse:
"Non crediate che il progetto ci lasci indifferenti. Saremo ben lieti di ascoltarvi nuovamente, giovanotto, non appena sarà stato inventato un telegrafo che possa fare a meno non solo dei fili, ma anche dei pali".


25. Epilogo.
Anni dopo, nel denso inchiostro di una notte africana…
Braxton Bragg · 25/03/2010 16:13 · #24
25. Epilogo.
Anni dopo, nel denso inchiostro di una notte africana, il lampo accecante d’un’improvvisa fucilata, mirata su di me da appena sette passi, mi sorprese con un decrepito papiro in una mano, ed una bussola ingannevole nell’altra, illuminandomi, mentre incerto varcavo la soglia di un’antica e ciclopica fortezza, costruita nel cuore di sabbia d’un vertiginoso deserto.
Ma ormai ero temprato a ben altri urti, dopo avere inteso le parole pronunciate dal grande ammiraglio.
Con un nodo alla gola, sollecitato da un cenno sbrigativo del colonnello, che già consultava la lista per introdurre l’ospite seguente, pensai a quante ingenue illusioni avessi condotto sin là con me, quella mattina, e come la sola dignità potessi riportare indietro, fuori da quella sala, ove la luce del pieno mattino, filtrando attraverso le ricche tende, si rifletteva sul levigato pavimento in marmo, lustrato con la cera.
Ormai è finta, pensai; bisognava andare.
Dimenticavo forse qualcosa?
Certo. E così, prima d’uscire, portata la mano alla fronte, salutai marzialmente.
Battendo con vigore i tacchi.

* * *
Braxton Bragg · 05/10/2010 16:50 · #25
Post Scriptum.

"Se portiamo sul capo la corona dell’intero regno, lo dobbiamo proprio alle azioni di quell’ufficiale".

Che il sovrano, protagonista della riunificazione della nostra bella patria, avesse pronunciato, durante una festa in onore dell’eroe dei due mondi, proprio questa frase, indicando lo sconosciuto e giovane ufficiale di marina che, anni dopo, sarebbe diventato il celebre grande ammiraglio, è cosa riservata ma nota, negli ambienti dei supremi comandi.
E’ altrettanto noto come allora il principe ereditario, padre dell’attuale monarca, abbia domandato al genitore il motivo di tanta stima, solo per sentirsi rispondere: "A volte... è meglio non sapere".
Poi il giovane principe, divenuto re di li a pochi mesi, fidando nelle parole del padre e sovrano, sempre volle testimoniare a quell’ufficiale la riconoscenza della casata, per i suoi segreti ed altissimi meriti, fino ad innalzarlo al grado di ammiraglio ed a farne l'eminenza grigia del regno, in fatto di cose militari.
Si favoleggiò a lungo sul perché proprio l’ammiraglio, a quel tempo giovane ufficiale nella marina delle due Sicilie, quindi ancora al servizio del nemico, fosse l’uomo a cui si doveva, in sostanza, il successo dell’impresa dei mille.
Durante i miei recenti studi presso il regio archivio della marina di Napoli e Sicilia, ormai in rovina e libero dai vincoli del segreto, presso il quale mi trovavo per documentarmi in vista della pubblicazione di quest’opera, trovai il seguente rapporto segreto, a firma di quello che poi sarebbe diventato, quasi mezzo secolo dopo, il grande ammiraglio, rapporto di cui trascrivo uno stralcio.

"Nulla dobbiamo temere dall’azzardata iniziativa del rozzo e zazzeruto Nizzardo", scrive l’estensore. Nella riga seguente troviamo l’approvazione vergata da Re Francesco II che, evidentemente, mai lesse del tutto il rapporto.
Segue l’elencazione di tutti i dati relativi all’impresa, evidentemente spiata nei minimi particolari: quanti uomini, quanti fucili, quanti barili di polvere da sparo, quanta galletta e pesce salato….
E’ riportato persino quanto fosse il barbera imbarcato, quanto il barolo, e come risultassero presenti, nella cambusa, solo due barili di un liquoroso e squisito vino da dessert siciliano.
"...Pertanto non serve occuparsi della faccenda, ed è inutile inviare una delle nostre tante navi ad affondare l’inerme naviglio nemico" concludeva quell’ufficiale.
" Semplicemente, faranno naufragio da soli, fermi in mezzo al mare, per mancanza di propulsione. Hanno infatti riempito le stive di carbone, a tonnellate, ma hanno solo due barili del costoso combustibile liquido prescelto per quel bizzarro piroscafo. Eppure è noto, come tutti gli informatori ci assicurano, che la nave và a Marsala..."