Siamo ormai giunti al penultimo editoriale che anticipa il tempo del meritato riposo estivo, nel quale si portano a riposare pensieri, riflessioni, parole e
spinte emozionali.
Le vacanze questa necessità che ci piacerebbe vivere e condividere una vita intera, e non solo per 15 giorni allanno, anche se sono certo, a lungo andare ci annoierebbe.
Ci pensate? Una vita in vacanza! Un ozio che dura 365 giorni lanno? E poi? Che monotonia ragazzi! NO DAI!!!
Volete mettere il piacere di svegliarsi alla mattina, accorgersi che è già Lunedì e tu hai ancora i pensieri e i muscoli fermi a riposare sulla domenica? Vuoi mettere il piacere di alzarsi, andare in bagno, passare per un istante davanti allo specchio e urlare contro noi stessi per quanto siamo improponibili ed impresentabili alla mattina?
Vuoi mettere il gusto di fare colazione, leggere il giornale, scendere in strada, mettersi in auto o salire sullautobus e raggiungere la postazione di lavoro parlando il meno possibile con tutti?
Diciamo la verità è una goduria guardare gli altri, più assonnati di te, che neppure si accorgono di quanto sia demotivante incrociare sguardi stanchi come il tuo in un mondo che cerca globalizzazione, condivisione e aggregazione ma dimentica che ci sono giorni nei quali siamo in GUERRA contro noi stessi.
Vacanze per una vita intera? Ma dai , guardate quanto è bello avere un obiettivo da raggiungere e perseguire: la postazione di lavoro.
Ci sforziamo ad incitarci gli stimoli, dichiarando a noi stessi che noi lavoriamo per vivere e non viceversa, ma poi ci ritroviamo che mezza vita labbiamo spesa in un ufficio, una fabbrica o in un piazzale. Ma ci tocca!
Ricordate quella canzone chi non lavora non fa lamore?, uno spot alla resistenza ed affrontare i lunedì mattina per convincersi che se vogliamo andare in vacanza, avere una bella casa, uscire qualche volta con gli amici a mangiare una pizza e fare lamore con gusto e piacere allora tocca assolutamente lavorare.
E va bene questo autoconvincimento, alla fine, non ci migliora lumore ma, quanto meno, ci permette di sopportare meglio e di più TUTTO.
Ma poi nelle pause da caffè, da fumo o dal resto del mondo ci fate caso quante volte ci chiediamo perché la nostra vita non cambia MAI? Perché ci siamo scelti un destino tanto monotono e frustrante, o perché non succede mai che quel cellulare squilli e ci stravolga la vita (nel bene, ovviamente?)
Linsoddisfazione aleggia su noi come una nuvola fantozziana che sprigiona la sua ira senza preavvisi. A lei basta sapere che siamo concentrati nelle nostre cose per far la dispettosa e catapultarci addosso ettolitri di depressioni e sconforti.
Leggevo su una rivista scientifica che la depressione è il male del duemila. Un male silenzioso, perpetuo e destabilizzante, difficile da curare perché tutti noi, prima di ritrovarci sdraiati sul lettino di uno strizza cervelli ci riserviamo sempre altro tempo per provare ad uscirne da soli dalla crisi e così allunghiamo solo le maglie di questa triste rete nella quale rimaniamo imprigionati.
La depressione è qualcosa che opprime e reprime. Non si può curare con la sola forza di volontà, e non basta imporsi una soluzione su se stessi per trovarla e ottenerla!
I siti specializzati trattano il fenomeno della depressione come un disturbo mentale normalissimo e diffusissimo nel 15% della popolazione, con una maggiore incidenza sulle donne (e non chiedetemi il motivo, anche se il sentirsi sottovalutate, mai considerate o, peggio ancora, mai ringraziate di quanto assicurano quotidianamente, regali una depressione UNICA e TOTALITARIA).
Generalmente chi soffre di depressione mostra un umore tedioso, rimarcando una tristezza quasi quotidiana che sfocia in insoddisfazione nelle cose che si compiono giornalmente, per le quali non si ha più nessuna attrattiva o piacere. Lumore, i pensieri e le parole sono quasi sempre al negativo. Una sorta di dolore di vivere che porta al non riuscire a godere più per ogni cosa. (che tristezza vero? Eppure è diffusissima questa mietitrice di entusiasmi).
La depressione, però, quando diventa di natura patologica, si trasforma in male su se stessi.
Inizi a non mangiare più (anoressia) o a farlo in maniera sproporzionata (obesità); ti ritrovi a non avere più sonno (insonnia) o a voler dormire continuamente (fiacchezza); ad avere un rallentamento motorio (dolori dappertutto) o a compiere gesti e azioni in maniera quasi forsennata (isterismo) e, soprattutto, tutto si ingrigisce attorno a te: ti manca lucidità per concentrarti sulle cose, si ha sempre una tendenza ad incolparsi, ci si propone a tutti con un vittimismo esasperato, si ha poca stima in se stessi maturando idee sempre estreme come il suicidio (se pensi che sia tu lerrore della tua vita) o allomicidio sotto forma di strage (se pensi che quello che ti ruota intorno è la vera causa della tua infelicità).
E di questi tempi (e non so il perché sempre in maniera più evidente e continuativa nei periodi estivi) ci sconvolgono notizie da telegiornale con le quali si racconta di una madre che ammazza la figlia, di un marito esemplare che fa stage di famiglia o il vicino educato che taciturno e introverso da un po di tempo, lo ritroviamo killer della famiglia accanto.
(ma, giusto per tranquillizzare chi mi legge dalle zone più calde dItalia, non è un problema di afa o di caldo eccessivo se così fosse basterebbero i condizionatori ad evitare stragi. Il problema è più profondo e complesso).
Laspetto più cattivo di questo stato emotivo (la depressione) sta nel fatto che quanti ne soffrono si ritrovano a subirla sempre con manifestazioni diverse in intensità. Mi spiego meglio: ci sono periodi in cui lo stato di infelicità tocca la soglia critica della acutezza assoluta, ed altri periodi durante i quali è più trasparente e sopportabile.
La ragione di questi sbalzi non è possibile individuarla in modo superficiale, ma ha bisogno di analisi approfondite, studi e ricerche con lausilio di strutture specializzate e dottori esperti della mente umana. Ma, una cosa che consigliano gli esperti del settore, è di non infierire MAI nei confronti di chi soffre di depressione. Anche se in buona fede, siamo portati ad incoraggiare o stimolare quanti crediamo soffrano di depressione, e questatteggiamento non fa altro che acuire il senso di colpa, dinsoddisfazione ed isolamento nel quale piomba chi è in lotta con se stesso, con la propria autostima e la vita che vorrebbe diversa.
La soluzione migliore è quella di aiutare gradatamente chi soffre di disistima con poche parole, qualche sottile consiglio e tanto tempo da dedicargli, standogli accanto per fargli apprezzare nuovamente le gioie ed il bello della vita così da sconfiggere da se, poco per volta, il male di vivere che ha dentro d sé.
E chiaro che a questa ricetta di natura molto popolana, serve SEMPRE unadeguata terapia farmacologica ed unanalisi psicoterapeuta cognitiva sul comportamento, che solo esperti del settore possono garantire.
Noi di nostro, limitiamoci a non incoraggiare con parole del tipo: ma dai.. non buttarti sempre giù; sei sempre triste e monotono; vivi la vita con più serenità e spensieratezza o tira a campare che tutto passa.
Piuttosto restiamo in silenzio.
Sapete quel detto che solo il saggio o chi ama la vita sua e degli altri parla poco e per poco?
Ecco, ora che mi sento braccato mentalmente da questo argomento (se non altro per la paura di sconfinare anche io in una profondissima e deprimente depressione personale) mi allontano dal PC, prendo il solito caffè di metà mattina, esco fuori per una sigaretta e guardando il cielo e quel monotono azzurro tanto esteso, quanto inutile penso a come sarà bello continuare a vederlo così immobile, ma disteso sulla sdraio a godermi le agognate ferie che dureranno anche poco, ma... poi ritornano di nuovo tra un anno e avanti così per tutta una vita senza mai farsi trovare impreparati ad ogni evento e stando attenti a mostrare poche insoddisfazioni che se qualcuno se ne accorge prova ad aiutarci e rischia di aumentarci la tristezza e la depressione!
Le vacanze questa necessità che ci piacerebbe vivere e condividere una vita intera, e non solo per 15 giorni allanno, anche se sono certo, a lungo andare ci annoierebbe.
Ci pensate? Una vita in vacanza! Un ozio che dura 365 giorni lanno? E poi? Che monotonia ragazzi! NO DAI!!!
Volete mettere il piacere di svegliarsi alla mattina, accorgersi che è già Lunedì e tu hai ancora i pensieri e i muscoli fermi a riposare sulla domenica? Vuoi mettere il piacere di alzarsi, andare in bagno, passare per un istante davanti allo specchio e urlare contro noi stessi per quanto siamo improponibili ed impresentabili alla mattina?
Vuoi mettere il gusto di fare colazione, leggere il giornale, scendere in strada, mettersi in auto o salire sullautobus e raggiungere la postazione di lavoro parlando il meno possibile con tutti?
Diciamo la verità è una goduria guardare gli altri, più assonnati di te, che neppure si accorgono di quanto sia demotivante incrociare sguardi stanchi come il tuo in un mondo che cerca globalizzazione, condivisione e aggregazione ma dimentica che ci sono giorni nei quali siamo in GUERRA contro noi stessi.
Vacanze per una vita intera? Ma dai , guardate quanto è bello avere un obiettivo da raggiungere e perseguire: la postazione di lavoro.
Ci sforziamo ad incitarci gli stimoli, dichiarando a noi stessi che noi lavoriamo per vivere e non viceversa, ma poi ci ritroviamo che mezza vita labbiamo spesa in un ufficio, una fabbrica o in un piazzale. Ma ci tocca!
Ricordate quella canzone chi non lavora non fa lamore?, uno spot alla resistenza ed affrontare i lunedì mattina per convincersi che se vogliamo andare in vacanza, avere una bella casa, uscire qualche volta con gli amici a mangiare una pizza e fare lamore con gusto e piacere allora tocca assolutamente lavorare.
E va bene questo autoconvincimento, alla fine, non ci migliora lumore ma, quanto meno, ci permette di sopportare meglio e di più TUTTO.
Ma poi nelle pause da caffè, da fumo o dal resto del mondo ci fate caso quante volte ci chiediamo perché la nostra vita non cambia MAI? Perché ci siamo scelti un destino tanto monotono e frustrante, o perché non succede mai che quel cellulare squilli e ci stravolga la vita (nel bene, ovviamente?)
Linsoddisfazione aleggia su noi come una nuvola fantozziana che sprigiona la sua ira senza preavvisi. A lei basta sapere che siamo concentrati nelle nostre cose per far la dispettosa e catapultarci addosso ettolitri di depressioni e sconforti.
Leggevo su una rivista scientifica che la depressione è il male del duemila. Un male silenzioso, perpetuo e destabilizzante, difficile da curare perché tutti noi, prima di ritrovarci sdraiati sul lettino di uno strizza cervelli ci riserviamo sempre altro tempo per provare ad uscirne da soli dalla crisi e così allunghiamo solo le maglie di questa triste rete nella quale rimaniamo imprigionati.
La depressione è qualcosa che opprime e reprime. Non si può curare con la sola forza di volontà, e non basta imporsi una soluzione su se stessi per trovarla e ottenerla!
I siti specializzati trattano il fenomeno della depressione come un disturbo mentale normalissimo e diffusissimo nel 15% della popolazione, con una maggiore incidenza sulle donne (e non chiedetemi il motivo, anche se il sentirsi sottovalutate, mai considerate o, peggio ancora, mai ringraziate di quanto assicurano quotidianamente, regali una depressione UNICA e TOTALITARIA).
Generalmente chi soffre di depressione mostra un umore tedioso, rimarcando una tristezza quasi quotidiana che sfocia in insoddisfazione nelle cose che si compiono giornalmente, per le quali non si ha più nessuna attrattiva o piacere. Lumore, i pensieri e le parole sono quasi sempre al negativo. Una sorta di dolore di vivere che porta al non riuscire a godere più per ogni cosa. (che tristezza vero? Eppure è diffusissima questa mietitrice di entusiasmi).
La depressione, però, quando diventa di natura patologica, si trasforma in male su se stessi.
Inizi a non mangiare più (anoressia) o a farlo in maniera sproporzionata (obesità); ti ritrovi a non avere più sonno (insonnia) o a voler dormire continuamente (fiacchezza); ad avere un rallentamento motorio (dolori dappertutto) o a compiere gesti e azioni in maniera quasi forsennata (isterismo) e, soprattutto, tutto si ingrigisce attorno a te: ti manca lucidità per concentrarti sulle cose, si ha sempre una tendenza ad incolparsi, ci si propone a tutti con un vittimismo esasperato, si ha poca stima in se stessi maturando idee sempre estreme come il suicidio (se pensi che sia tu lerrore della tua vita) o allomicidio sotto forma di strage (se pensi che quello che ti ruota intorno è la vera causa della tua infelicità).
E di questi tempi (e non so il perché sempre in maniera più evidente e continuativa nei periodi estivi) ci sconvolgono notizie da telegiornale con le quali si racconta di una madre che ammazza la figlia, di un marito esemplare che fa stage di famiglia o il vicino educato che taciturno e introverso da un po di tempo, lo ritroviamo killer della famiglia accanto.
(ma, giusto per tranquillizzare chi mi legge dalle zone più calde dItalia, non è un problema di afa o di caldo eccessivo se così fosse basterebbero i condizionatori ad evitare stragi. Il problema è più profondo e complesso).
Laspetto più cattivo di questo stato emotivo (la depressione) sta nel fatto che quanti ne soffrono si ritrovano a subirla sempre con manifestazioni diverse in intensità. Mi spiego meglio: ci sono periodi in cui lo stato di infelicità tocca la soglia critica della acutezza assoluta, ed altri periodi durante i quali è più trasparente e sopportabile.
La ragione di questi sbalzi non è possibile individuarla in modo superficiale, ma ha bisogno di analisi approfondite, studi e ricerche con lausilio di strutture specializzate e dottori esperti della mente umana. Ma, una cosa che consigliano gli esperti del settore, è di non infierire MAI nei confronti di chi soffre di depressione. Anche se in buona fede, siamo portati ad incoraggiare o stimolare quanti crediamo soffrano di depressione, e questatteggiamento non fa altro che acuire il senso di colpa, dinsoddisfazione ed isolamento nel quale piomba chi è in lotta con se stesso, con la propria autostima e la vita che vorrebbe diversa.
La soluzione migliore è quella di aiutare gradatamente chi soffre di disistima con poche parole, qualche sottile consiglio e tanto tempo da dedicargli, standogli accanto per fargli apprezzare nuovamente le gioie ed il bello della vita così da sconfiggere da se, poco per volta, il male di vivere che ha dentro d sé.
E chiaro che a questa ricetta di natura molto popolana, serve SEMPRE unadeguata terapia farmacologica ed unanalisi psicoterapeuta cognitiva sul comportamento, che solo esperti del settore possono garantire.
Noi di nostro, limitiamoci a non incoraggiare con parole del tipo: ma dai.. non buttarti sempre giù; sei sempre triste e monotono; vivi la vita con più serenità e spensieratezza o tira a campare che tutto passa.
Piuttosto restiamo in silenzio.
Sapete quel detto che solo il saggio o chi ama la vita sua e degli altri parla poco e per poco?
Ecco, ora che mi sento braccato mentalmente da questo argomento (se non altro per la paura di sconfinare anche io in una profondissima e deprimente depressione personale) mi allontano dal PC, prendo il solito caffè di metà mattina, esco fuori per una sigaretta e guardando il cielo e quel monotono azzurro tanto esteso, quanto inutile penso a come sarà bello continuare a vederlo così immobile, ma disteso sulla sdraio a godermi le agognate ferie che dureranno anche poco, ma... poi ritornano di nuovo tra un anno e avanti così per tutta una vita senza mai farsi trovare impreparati ad ogni evento e stando attenti a mostrare poche insoddisfazioni che se qualcuno se ne accorge prova ad aiutarci e rischia di aumentarci la tristezza e la depressione!
La vita è bella e va vissuta in ogni suo aspetto
nella sua interezza, la sua più assoluta profondità.
Anche una sofferenza, una tristezza e una lacrima appartengono a noi,
alla nostra storia, alla nostra vita.
Anche un dolore merita rispetto
perché è figlio di noi
Parte da dentro, dal profondo del cuore e merita riguardo ed attenzione
Non va respinto nel disagio e neppure assorbito come fosse un torto.
Non può essere accatastato in fondo al cuore
che a collezionare delusioni
si trasformano in opprimenti depressioni
che non dobbiamo subire perché fanno male agli entusiasmi
e intristiscono la vita che è geniale perché imprevedibile
e, in quanto tale, merita rispetto
merita più amore,
merita ragione
sorrisi e tanto amore.
