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CREDERCI... che bella idea!

Gianco · 01/07/2007 11:16 · #1
Non fare qualcosa se non sei sicuro di te stesso, ma non abbandonarla solo perché qualcuno non ha fiducia in te.
Credo sia S. White a regalarci questa massima ideologica, ed io oggi mi soffermo con voi su questo intrigante dogma, che troppo spesso riconosciamo giusto ma che, poche volte nella vita di ogni giorno, mettiamo in pratica.

C’è poco da discutere: non è vero che siamo liberi e incondizionati, NO!
Nonostante ci armiamo di buoni propositi e grande autostima, convincendoci di noi stessi e ponendo in alto ogni nostra aspettativa, basta un niente e i nostri entusiasmi, quando sbattono contro l’indifferenza, si volatilizzano, trasformandosi in… “ennesime delusioni” da subire e rinsaccare nel fondo del cuore, per paura che facciano troppo male a ricordarle nel tempo che verrà.
Quanti sogni, aspettative e progetti abbiamo dentro di noi, che non riescono ad affacciarsi alla luce del sole, perché li segreghiamo dentro alla nostra mente, per paura di non essere compresi, capiti, incitati ma… solo criticati, messi al bando e derisi!
Non ce lo nascondiamo amici: tutti quanti vorremmo una vita diversa, fatta di maggiori progetti da condividere, con ben altre ragioni di vita da reggere e con mille altri sogni da realizzare, eppure rimaniamo cinici e indifferenti nei confronti della nostra “voce interiore”, solo per la paura di… non essere compresi.
Ma perché?
Perché ci riteniamo “liberi” e “autori del nostro destino” se poi tutto lo condizioniamo agli altri?
A volte mi capita spesso di incrociare i barboni ai semafori o sui marciapiedi a “non far niente”… eppure, quella è gente che io ammiro, a prescindere dal modo insulso o inglorioso di come vivono ed hanno cura di se stessi.
Molti di loro avranno vissuto un giorno nella loro vita in cui si sono ribellati a tutto e tutti, non ascoltando più nessun consiglio o giudizio, cambiando rotta alla propria esistenza, spingendosi oltre la quotidianità, la normalità, il senso del pudore e del pratico, delle forzature degli schemi e delle riserve di una vita senza più freni.
Io quella gente la stimo tanto. Hanno avuto coraggio a spingersi oltre quel muro… hanno creduto in se stessi e, ammesso che ambivano a qualcosa di più generoso ed esaltante, non hanno scadenze da rispettare, regole da osservare e limiti da considerare.

Ma, ritornando al concetto iniziale, mi voglio soffermare su quanti di noi hanno mille e più sogni nei cassetti del cuore, che non si riescono ad aprire perché fanno un male incredibile.
Fa male rievocare la collezione personale di sogni infranti o desideri inconfessabili, che è preferibile lasciare in salamoia dentro di noi, perché non saremmo compresi e accettati. Quelle, nonostante dia fastidio come concetto, sono vere e proprie “frustrazioni” che subiamo, perché sono pezzi di vetro sul cuore… basta smuoverle un po’ e ti fanno un gran male, lasciando ferite sempre più profonde.
Leggo spesso mail e racconti di donne che vorrebbero un futuro diverso, non fatto solo di obblighi da brave moglie, mamme attente o figlie rispettose. Donne coi propri progetti e le proprie aspettative; donne votate al sacrificio per incrociare la disperazione, la fame o… la libertà di un pensiero, di un’azione o di una passione.
Così come leggo di tanti uomini (i famosi: frustrati di sempre), che si lamentano perché a 30, 40 o 50 anni non hanno più stimoli: si sentono spenti e si ritrovano a interpretare il ruolo dei mariti scontenti, dei padri distratti o dei figli insensibili, perché nessuno afferra il loro bisogno di osare di più… di vivere qualcosa di nuovo e di diverso.
A differenza delle donne, però, quella che riguarda gli uomini è vera e propria meschinità! Sì, lo ripeto: pura e semplice “meschina povertà morale”, perché l’uomo da sempre, e per la sua natura di indipendista, è più libero di decidere ed agire. Ma, ciò nonostante,… resta lì, a compiangersi attorno ai propri fallimenti, perché forse gli fa comodo sapersi compatito, piuttosto che criticato.
Attenzione: non è un’accusa la mia, anche perché un po’ incolperei me stesso, con i miei mille progetti ancora tutti fermi lì, da qualche parte e in divieto di sosta, ad aspettare che qualcuno mi inciti a tirarli fuori, rispolverarli e farli diventare PROGETTI!
Ma, ripeto e lo sottoscrivo che: non è facile!

Però, mi sto rivolgendo un po’ a tutti noi; perché noi tutti abbiamo sogni e desideri conservati in naftalina da qualche parte del cuore, ma non troviamo il coraggio di tirarli fuori, perché sono difficili da spiegare e trasferire. Ed il dramma sapete qual è? Che molti di questi desideri, nonostante siano semplici o piccoli, vanno a finire nel calderone di quelli “impossibili”, solo perché non ci accontentiamo mai di poco… ma vogliamo sempre IL DI PIU’!
Ma qui sbagliamo di grosso.
Il mondo non va avanti solo con le svolte epocali od i grandi mutamenti ma, soprattutto, coi piccoli passi in avanti.
(un esempio: non c’è bisogno di sognare di fare l’attore di teatro per rinunciare anche a fare un po’ di filodrammatica in una parrocchia, se davvero l’interesse che cerchiamo è l’aggregazione e l’arte di esprimersi)
Anzi, credo che una delle maggiori difficoltà ad imbarcarsi in nuovi sogni (grandi o piccini che essi siano) sia proprio data dall’impedimento a coinvolgere gli altri, di trasferire la ragione o il bisogno che si ha di viverli. E’ difficile spiegare al proprio amico, alla moglie, ai figli, i parenti e quanti altri vogliamo, che… spendere qualche ora della nostra vita, per qualche impegno costante in cui crediamo, ci fa bene, perché ci arricchisce e ci entusiasma.
Ma come si fa a condividere e far partecipare chi non vuole sentire e non si accorge che in te c’è tanto buio che alberga il cuore?
Come si fa a spiegare al marito stanco che, due volte a settimana, sarà lui a dover fare da mamma, perché ci siamo trovate un nuovo impegno sociale o vogliamo partecipare ad un corso di ballo o iscriverci ad un corso di ricamo e cucito, se lui NON SENTE RAGIONI; o con quale ardire un uomo può dire a sua moglie che questo fine settimana si inventerà un viaggio solitario sui monti per ossigenarsi il cuore e i pensieri lontano da tutti, o che vuole provare a cambiare lavoro per avere più tempo da dedicare alle proprie passioni da fotografo o del modellismo, se tutti lo indicheranno come uno SCRITERIATO INCOSCIENTE?
Non è facile; come non è facile raccontare a qualcuno che stai partendo per l’Africa o ti stai licenziando dal tuo posto di banchiere perché … vuoi provare a fare il panettiere.

Credetemi non è facile spiegare agli altri cosa c’è dentro di noi che fa rumore e pretende rispetto. Ma, anche a far la parte dei consigliatori non è cosa semplice. Se provassimo a far desistere od incitare quella scelta in qualcuno, risulteremmo solo degli “inutili moralismi inappropriati” perché… in chi ci ascolta, se non sono sintonizzati perfettamente mente e cuore,… non si va da nessuna parte. (i rimorsi, le accuse, le preoccupazioni e le critiche… ci bloccano inesorabilmente).
E succede così che per la famiglia ed i figli, spesso, si preferisce vivere amori clandestini piuttosto che denunciarne la loro immensità per viverli completamenti; o che per il rispetto di un marito che lavora per la famiglia evitiamo di raccontargli la nostra ambizione di diventare una pittrice famosa che vuole girare il mondo a catturare emozioni, una bravissima parrucchiera che deve partecipare a corsi di aggiornamenti serali, una modellista di classe o una donna che sta vicino alla malattia altrui, sottraendo ore all’obbligo di madre e moglie; o che per paura di deludere e ferire un amico, preferiamo restargli accanto in silenzio, piuttosto che urlargli addosso la rabbia che ci fa a vederlo così misero di entusiasmi e destinato al peggio, perché è rischioso parlare con schiettezza, se poi veniamo fraintesi o allontanati per sempre.

Continui blocchi inevitabili, perché non possiamo deludere o non sappiamo sopportare le accuse e così… la vita scorre, i sogni si ammalano di vecchiaia e gli entusiasmi sono qualcosa che… viviamo in maniera effimera e senza nessuna esaltazione.
Ma, ripeto, non è facile!

Allora, ritornando all’inizio di questo lunghissimo editoriale (di cui mi scuso) come provare a fare propria la massima ideologica di White, che vuole che “non bisogna mai fare qualcosa se non ne siamo completamente sicuri (forzature e rispetto degli obblighi) e non bisogna MAI abbandonare qualcosa in cui crediamo (sogni e desideri) solo perché qualcuno non ha fiducia in noi?
Alla fine, se non crediamo in noi stessi e in quello che vorremmo provare a viverci addosso, diventa difficile immaginare di riuscire a coinvolgere e convincere, vi sembra?


Bene, mi fermo qui, che questa settimana ho scritto davvero troppo… (sperando che qualcuno sia arrivato fino a questo punto) icon_smile_angry.gif
In conclusione ho scritto tre pagine di parole e riflessioni e non ho la benché minima idea della risposta da dare al consiglio di White.
Anzi, facciamo così:
amici miei cari, per una volta… se conoscete la soluzione, potete CONSIGLIARLA ANCHE A ME?!







Una cosa è certa…
l’interesse che muove la passione è il risultato.
Per raggiungere quel traguardo c’è bisogno,
prima di ogni altra cosa,
di credere in se stessi
e di osare minimamente
sempre
DI PIU’
.:~*~:.CROW.:~*~:. · 01/07/2007 12:34 · #2
bisogna credere in quello che si fa...essere convinti di stare sulla strada giusta...e anche se trovi un muro davanti...ci sbatterai la testa?...rimarrai deluso?...ti demoralizerai?...ma dopo recuperi le forze e continui a combattere...