ROMA - Sfiorare appena le labbra di una collega, tentare di darle un bacio sul collo o darle una pacca sul sedere: sono tutti comportamenti punibili penalmente se imposti con violenza, minacce o abuso di autorita'.
Lo ha ribadito la Corte di Cassazione respingendo il ricorso di un funzionario di Polizia cinquantenne condannato nel 2002 dalla Corte di Appello di Genova a un anno e due mesi di reclusione per violenza sessuale: il poliziotto, gia' condannato in primo grado dal Tribunale di San Remo, nel '94 aveva costretto una giovane collega alle sue dirette dipendenze a subire baci sul collo, e aveva tentato poi di baciarla anche sulla bocca dopo averla stretta a se con forza all'interno di una vettura di servizio.
Il funzionario di Polizia aveva proposto il ricorso in Cassazione per insussistenza del reato spiegando che le sue erano state semplici 'avances' e che non incidevano sulla sfera sessuale della donna. Con la sentenza n. 19808 depositata oggi a piazza Cavour, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso confermando la condanna.
I giudici della terza sezione penale della Corte di Cassazione hanno quindi confermato le considerazioni espresse nel 2004 con sentenza n. 37395, nella quale avevano fissato i limiti della condotta tipica del reato di violenza sessuale, ovvero 'qualsiasi azione che possa ledere il bene giuridico di liberta' sessuale, non solo quindi la congiunzione carnale o gli atti di libidine'': per questo fu confermata allora la condanna per un magistrato accusato di aver dato una pacca sul sedere proprio a una dirigente del 'Palazzaccio' e ad altre impiegate.
Come sancito da diverse pronunce della Suprema Corte, anche palpeggiamenti e i toccamenti - spiega il relatore della sentenza odierna, Aldo Fiale - possono costituire una indebita intrusione nella sfera sessuale ed il riferimento del sesso non deve limitarsi alle zone genitali, ma comprende pure quelle ritenute erogene dalla scienza medica, psicologica ed antropologica. I giudici di Piazza Cavour hanno quindi respinto il ricorso del funzionario di Polizia confermando la condanna a un anno e due mesi di reclusione ed addebitando all'imputato le spese di giudizio.
Ecco alcuni precedenti sui quali e' stata chiamata a decidere la Suprema Corte:
2001 - UNA SOLA PACCA IL CAPO LA PUO' DARE - Via libera in ufficio a chi vuole palpeggiare il fondoschiena delle colleghe: la Suprema Corte dice che se il gesto e' ''isolato e repentino'' non costituisce ''offesa alla sfera sessuale della donna''. Viene cosi' respinto il ricorso del pm veneziano Felice Casson contro l'assoluzione di un dirigente di una Usl di Basso Piave che aveva 'toccato' una dipendente.
2003 - DIETROFRONT, E' REATO ANCHE SE FUGACE - Per quanto veloce e non atta a soddisfare pienamente ''l'istinto sessuale'', la pacca e' reato ''in quanto violenza sessuale'' che integra una ''aggressione alla sfera sessuale della vittima''. La Suprema Corte condanna - a un anno e due mesi di reclusione - un romano che aveva dato una ''fuggevole toccata ai glutei'' di una barista.
2004 - LA PACCA E' REATO, NON SEMPRE IMPUDICO - La pacca - dice la sentenza 37395 - e' una violenza sessuale ma non necessariamente un atto osceno. In pratica, se non istiga l' istinto sessuale dell'uomo di media moralita', e' un atto ''relativamente osceno'' che non lede il comune senso del pudore. Confermata la condanna nei confronti proprio di un magistrato di Cassazione che palpeggiatore le impiegate della cancelleria. Depennata la condanna per ''atti osceni'': le sue pacche suscitavano solo indignazione.
2005 - CONDANNATO PALPEGGIATORE IN CABINA TELEFONICA - A Ivan P. e' costato caro - un anno e due mesi di carcere con la condizionale - aver messo le mani sul sedere della bella Meghi P., una ragazza carnica che telefonava in una cabina nella piazza di un paesino vicino a Tolmezzo. Anche la madre e il fidanzato della ragazza avevano assistito al gesto e hanno testimoniato contro il palpeggiatore.
2006 - DIRETTORE BACIA COLLEGA IN BANCA, 14 MESI - Condannato un direttore di banca aver tentato di baciare - con un ''mero sfioramento delle labbra'' - una dipendente dell'istituto di credito che dirigeva. La Cassazione ha infatti confermato la condanna a 14 mesi di reclusione (con la condizionale) nei confronti di Valter B. (50 anni), direttore di una piccola banca del Trevigiano processato per violenza sessuale su una giovane cassiera della filiale. Il direttore, nel giorno di San Valentino del 2000, aveva cercato di baciare sulle labbra la dipendente, ma per la resistenza della donna era a malapena riuscito a sfiorarle con le labbra il viso.
Lo ha ribadito la Corte di Cassazione respingendo il ricorso di un funzionario di Polizia cinquantenne condannato nel 2002 dalla Corte di Appello di Genova a un anno e due mesi di reclusione per violenza sessuale: il poliziotto, gia' condannato in primo grado dal Tribunale di San Remo, nel '94 aveva costretto una giovane collega alle sue dirette dipendenze a subire baci sul collo, e aveva tentato poi di baciarla anche sulla bocca dopo averla stretta a se con forza all'interno di una vettura di servizio.
Il funzionario di Polizia aveva proposto il ricorso in Cassazione per insussistenza del reato spiegando che le sue erano state semplici 'avances' e che non incidevano sulla sfera sessuale della donna. Con la sentenza n. 19808 depositata oggi a piazza Cavour, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso confermando la condanna.
I giudici della terza sezione penale della Corte di Cassazione hanno quindi confermato le considerazioni espresse nel 2004 con sentenza n. 37395, nella quale avevano fissato i limiti della condotta tipica del reato di violenza sessuale, ovvero 'qualsiasi azione che possa ledere il bene giuridico di liberta' sessuale, non solo quindi la congiunzione carnale o gli atti di libidine'': per questo fu confermata allora la condanna per un magistrato accusato di aver dato una pacca sul sedere proprio a una dirigente del 'Palazzaccio' e ad altre impiegate.
Come sancito da diverse pronunce della Suprema Corte, anche palpeggiamenti e i toccamenti - spiega il relatore della sentenza odierna, Aldo Fiale - possono costituire una indebita intrusione nella sfera sessuale ed il riferimento del sesso non deve limitarsi alle zone genitali, ma comprende pure quelle ritenute erogene dalla scienza medica, psicologica ed antropologica. I giudici di Piazza Cavour hanno quindi respinto il ricorso del funzionario di Polizia confermando la condanna a un anno e due mesi di reclusione ed addebitando all'imputato le spese di giudizio.
Ecco alcuni precedenti sui quali e' stata chiamata a decidere la Suprema Corte:
2001 - UNA SOLA PACCA IL CAPO LA PUO' DARE - Via libera in ufficio a chi vuole palpeggiare il fondoschiena delle colleghe: la Suprema Corte dice che se il gesto e' ''isolato e repentino'' non costituisce ''offesa alla sfera sessuale della donna''. Viene cosi' respinto il ricorso del pm veneziano Felice Casson contro l'assoluzione di un dirigente di una Usl di Basso Piave che aveva 'toccato' una dipendente.
2003 - DIETROFRONT, E' REATO ANCHE SE FUGACE - Per quanto veloce e non atta a soddisfare pienamente ''l'istinto sessuale'', la pacca e' reato ''in quanto violenza sessuale'' che integra una ''aggressione alla sfera sessuale della vittima''. La Suprema Corte condanna - a un anno e due mesi di reclusione - un romano che aveva dato una ''fuggevole toccata ai glutei'' di una barista.
2004 - LA PACCA E' REATO, NON SEMPRE IMPUDICO - La pacca - dice la sentenza 37395 - e' una violenza sessuale ma non necessariamente un atto osceno. In pratica, se non istiga l' istinto sessuale dell'uomo di media moralita', e' un atto ''relativamente osceno'' che non lede il comune senso del pudore. Confermata la condanna nei confronti proprio di un magistrato di Cassazione che palpeggiatore le impiegate della cancelleria. Depennata la condanna per ''atti osceni'': le sue pacche suscitavano solo indignazione.
2005 - CONDANNATO PALPEGGIATORE IN CABINA TELEFONICA - A Ivan P. e' costato caro - un anno e due mesi di carcere con la condizionale - aver messo le mani sul sedere della bella Meghi P., una ragazza carnica che telefonava in una cabina nella piazza di un paesino vicino a Tolmezzo. Anche la madre e il fidanzato della ragazza avevano assistito al gesto e hanno testimoniato contro il palpeggiatore.
2006 - DIRETTORE BACIA COLLEGA IN BANCA, 14 MESI - Condannato un direttore di banca aver tentato di baciare - con un ''mero sfioramento delle labbra'' - una dipendente dell'istituto di credito che dirigeva. La Cassazione ha infatti confermato la condanna a 14 mesi di reclusione (con la condizionale) nei confronti di Valter B. (50 anni), direttore di una piccola banca del Trevigiano processato per violenza sessuale su una giovane cassiera della filiale. Il direttore, nel giorno di San Valentino del 2000, aveva cercato di baciare sulle labbra la dipendente, ma per la resistenza della donna era a malapena riuscito a sfiorarle con le labbra il viso.
