Che sogno ragazzi!!!
Lho fatto proprio ieri notte e lo voglio raccontare a voi, cosi come lo ricordo.
mi sono ritrovato catapultato in una strada, a me sconosciuta, buia e desolata, che mi ha obbligato a percorrerla per tutta la sua lunghezza, con incedere timoroso ma risoluto, fin quando mi son ritrovato una porta chiusa dinanzi a me. Con il peso di un forte batticuore aggrappato in gola ho deciso di aprirla: si è presentato lo scenario sconfinato di una immensa campagna, incolta e senza alcuna forma di vita che la circondasse, con un acre odore nellaria che mi avvolgeva completamente il respiro. Impaurito da quello sperdimento totale ho proseguito a camminare senza meta, lasciando che calasse frettolosamente la notte sopra di me, fin quando sono stato sorpreso dalla visione di una luce intensa, proveniente dal cielo, che si dirigeva verso di me a forte velocità.
Ho arrestato la mia corsa, rimanendo immobile dinanzi a quel fascio eccezionale, che mi ha impedito qualsiasi movimento. Sempre più abbagliante si è avvicinato a me accecandomi la vista, e solo dopo aver abituato gli occhi a quella luminosità fluorescente, ho scorto la sagoma di una navicella spaziale: una di quelle buffe astronavi a forma di piatto da cucina, che ci hanno sempre disegnato sui giornalini dei piccoli, quando volevano raffigurarci gli UFO.
Affossato dallo smarrimento più disagiato sono rimasto in silenzio, in posizione inerme di stallo, come regina sorpresa da un inavvertito scacco matto.
Spenti motore e luci, si è aperta una porta, e da quello strano marchingegno ho visto scendere un omino strano, che si è avvicinato sempre più a me: nascosto dentro ad una tuta di colore grigio chiara, che non mi permetteva di scorgergli il viso, mi ha raggiunto e teso la mano.
<<non avere paura di me>> mi ha detto, mentre restava col braccio in bilico sospeso, ad attendere che ne afferrassi la mano per salutarlo.
La paura, mista ad un denso senso di curiosità, mi ha spinto ad afferrare quella mano nella mia e stringerla, come ci si propone fra due amici di vecchia data. In quel preciso istante del contatto ho sentito trasferito su me il suo piacere a poter stabilire ununione.
<<chi sei?>> gli ho chiesto, con la voce svilita e rotta dallemozione, per quellevento tanto imprevedibile quanto inspiegabile.
<<sono un abitante di un pianeta lontano. Sono stato mandato in missione sulla terra per scoprire il segreto della vostra felicità>>
Lho guardato fissamente, per cercare di carpire qualche particolare che mi aiutasse a rinsavire i sensi e mi scrollasse di dosso quello stato indefinibile di stupore.
<<da un altro pianeta? E cosa ti fa pensare che qui sulla terra ci sia un segreto per la felicità?>> provai a controbattere, istigando un suo ulteriore approfondimento.
<<perché vi osserviamo da più millenni e, nonostante guerre, distruzioni, violenza, cataclismi e calamità ritornate sempre a proporvi col sorriso sulle labbra, come fate?>>
Lo ascoltavo parlare, concentrandomi su quella sua dizione imperfetta ed elementare, priva di articolazioni complesse, sempre più affascinato dalla possibilità di investigare su di lui.
<<ci deve essere un segreto. Qualè. Insegnalo anche a me. Io sono venuto su questo pianeta in pace e voglio ritornare arricchito di un grande tesoro>> continuò ad insistere.
Non riuscivo a spiegarmi perché fosse capitato a me quel fardello; dover motivare il nostro continuo bisogno di non lasciarci affossare dalle inquietudini, provando sempre a ripartire di nuovo.
Non riuscendo a costruire un dialogo continuativo ed esauriente, mi limitai a sussurrargli appena, lunico sentimento per il quale il genere umano si potrà salvare da qualsiasi odissea, perché mosso a continuare a sperare.
<<lamore. E lamore che ci muove i passi e ci spinge sempre a ripartire>>
<<lamore? Cosè?>> chiese con voce interessata, bisognoso di maggiori ragguagli su quel concetto a lui totalmente sconosciuto.
<<e come faccio a spiegarti cosè lamore? E un sentimento>>
<<sentimento? Che parole difficili che usate su questo pianeta. Ti prego di essere più semplice, fai afferrare anche a me il tuo segreto>>
Mi fermai a riflettere su quella sua considerazione. Era giusta quella sua domanda: perché si usano parole tanto complicate da intendere per spiegare un sentimento cosi semplice e onnipresente in noi? Ero confuso; non mi sentivo preparato per riuscire a spiegargli cosa fosse lamore. Povero di parole, rimanevo in silenzio e continuavo a fissarlo.
Si accorse di quella mia titubanza e provò a spronarmi la continuazione del dialogo, intenerendo la voce in una strana morbidezza, con la volontà di rassicurarmi e spingermi a parlare ancora.
<<non devi sentirti in disagio. Prova a spiegarlo a parole tue, con semplicità. Non credo che lamore di cui parli sia qualcosa difficile da spiegare, se continuate a viverlo con tanta semplicità>>
<<lamore è qualcosa di indispensabile per noi. Come laria che respiriamo. Ci è necessario per motivarci la vita ed arricchire lanima>>
<<lanima?>> provò ad interrompermi, per capire cosa stessi provando a spiegargli.
<<si lanima, che non si vede ma esiste in noi. Un luogo astratto. Dentro lanima ci abita lo spirito, che è poi la nostra forza>>
<<la vostra forza danimo è lo spirito, allora?>> propose con impeto, volenteroso di confermarmi la sua totale concentrazione sui miei discorsi, e complimentandosi successivamente, alla vista di un mio sorriso abbozzato sulle labbra, a confermargli la sua perspicacia.
<<lamore è il carburante che alimenta lanima>>
<< e dove si compra?>> chiese per logica conseguenza.
<<non si compra>> risposi, lasciando un sorriso divertito sul mio volto per quella sua constatazione divertente. <<lamore è un bene che ci appartiene dalla nascita. Cresce e si alimenta di noi, delle nostre esperienze, dei nostri sussulti e patemi. Lui cresce in noi e con noi muore. Lamore è un qualcosa di non visibile ma che muove ogni passo nostro>>
<<come faccio a spiegarlo alla mia gente questo vostro amore?>>
Non sapevo cosa dirgli. Ogni accenno di parola veniva bloccato sulle labbra da uno spesso muro di imbarazzo ed inquietudine. Sapermi il prescelto, non meritato, di un messaggio tanto prezioso da affidare a popoli a me lontani, mi incuteva timore e scoramento. Provare a spiegare in modo semplice questo sentimento, e non avere parole adatte per magnificarlo, era un limite che mi ansimava il respiro in gola.
Mi rigirai più volte attorno a me, con la speranza di trovare qualcuno a cui chiedere un aiuto. Ma ero solo io e lui: desideroso di sapersi custode depositario di un tesoro tanto ambito, quanto prezioso, da riuscire a trasmettere ai suoi simili e provare a vivere più serenamente la felicità interiore.
Lo presi per mano, incurante di ogni sua reazione, e ci incamminammo. Ripercorsi il sentiero buio, questa volta meno agitato e confuso, fino a giungere in una grande piazza, animata da centinaia di persone, che camminavano in modo frettoloso, incuranti di cosa stesse accadendo attorno a loro. Non ci notavano, o non potevano farlo, e mi sentivo come lo spettatore di un film a cui è stato chiesto di commentarlo in presa diretta.
<<vedi quei due che si abbracciano e si baciano? Quello è amore>> indicandogli due innamorati fermi su una panchina a baciarsi passionalmente.
Li fissò attentamente, per assorbire ogni minimo particolare del loro comportamento e poi ritornò con lo sguardo su me, sapendo che avrei continuato a commentare altre visioni.
<<ed anche quei due, che camminano mano nella mano, si stringono il loro amore, per non lasciarselo sfuggire>>
Continuammo a camminare e commentare le persone che incontravamo lungo la strada, fino a giungere accanto ad una chiesa <<vedi quelle persone che si rifugiano silenziose e a capo chino dentro quella chiesa? Sono spinti dallamore della fede>>
<<la fede? >> chiese sospettoso
<<si. Lamore è una fede. Non si manifesta e non chiede conferme. Una necessità di ancorarsi a delle certezze assolute. Dio è una certezza per molti uomini>>
Annuì col capo, senza alcuna necessità di approfondire, quasi ne fosse già a conoscenza.
Passeggiammo ancora per molto. Mi fermai davanti a dei giardini, dove una mamma abbracciava suo figlio, dove un uomo portava a spasso il suo cane, dove due donne sorridevano a voce alta ed altri continuavano il loro camminamento, distratti dai mille pensieri affollati nella propria mente.
<<vedi tutta questa gente davanti a noi? Anche loro sono spinti dallamore. Lamore per la propria vita e per quello che gli appartiene. La loro forza danimo è nella volontà di non arrendersi mai dinanzi a niente. Anche questo è lamore. Lamore di volersi bene: lamore per se stessi e per quanti sentono di appartenergli>>
<< che bello questo sentimento. Come si fa ad averlo dentro?>> chiese supplicante, affascinato da quella compattezza di movimento e visi rasserenati, che notava in ogni persona che ci sfilava dinanzi.
<<basta credere negli altri. Non chiudersi in se stessi e convincersi che senza amore non si può vivere. Cè bisogno di dimostrarlo lamore che hai dentro per qualcuno o qualcosa. Se lo tieni prigioniero in te, non sarai mai felice. Se chiudi le porte al tuo cuore ci sarà solo solitudine nella mente, nellanima e nei gesti. Il sorriso è il volto dellamore>>
<<amare gli altri? basta questo?>>
<<Non è cosa facile, sai? Amare significa difendere e proteggere. Bisogna convincersi che se quei beni preziosi ci venissero strappati via dalla vita di tutti i giorni ci farebbero morire. Capisci? Lamore non è merce di scambio ma un dono personale da regalare. Per amore si vive e si muore. Per amore si scalano montagne e ci si affonda nel mare. Per amore si vive in eterno o non si nasce mai>>
Rimase silenzioso a guardare quel viavai continuo. Attratto dai due ragazzi che si baciavano aggiunse con convinzione <<quei due si stanno scambiano gesti damore?>>
<<si, esatto. Bisogno di regalarsi ad unaltra persona in modo assoluto e dimostrargli il proprio amore, scambiandosi sogni, speranze e corpo>>
<<Il sentimento è la forza danimo che muove lo spirito>> sbottò deciso, provando a riassumere la lezione.
<<la forza danimo che esiste in noi e nellanima, che è la parte di noi più eletta e pura>>
Felice di poter trasmettere ai suoi simili parte di quel dono prezioso, stava apprestandosi a salutarmi, quando venne bloccato dalla visione di una immagine triste e sconsolata.
Davanti a noi cera un uomo, steso sul marciapiede, coperto di pochi stracci, che dormiva. Il suo sonno era continuamente interrotto da una tosse insistente, che ne risaltavano uno stato di salute malato.
Mi guardò e chiese a voce bassa, quasi come se non volesse svegliarlo <<e qui, dovè lamore?>>
Avrei preferito sparire piuttosto che provare a spiegargli che in quelluomo lunico amore era stato per se stesso, forse. Il bisogno di una libertà assoluta che lo ha portato alla solitudine più disperata. Ma sapevo di dover prendere in prestito quello stato di disagio per spiegargli la desolazione che abita nei cuori di chi è privo dellamore degli altri.
<<in quelluomo non cè amore>>
<<che brutto. Senza amore si vive male. Chi glielo ha portato via?>>
<<nessuno. E lui che lo ha respinto o non crede più che esista>>
<<perché non crede più che esiste?>> domandò, rimanendo ancora con lo sguardo puntato su di lui
<<perché si sente abbandonato e dimenticato da tutti>> aggiunsi mestamente, abbassando il capo per amplificare la mestizia che mi aveva avvolto il cuore.
Mentre ne osservavamo i suoi raggiri scomposti del corpo, intirizzito dal freddo, si fermò una donna accanto a lui, che prese dalla borsa delle monete e le poggiò accanto al suo corpo voltato di spalle. Svegliato da quel gesto, ben udito, si rigirò lesto verso di lei, per ringraziarla, raccogliere le monete e riprendere a proteggersi dal freddo, accovacciandosi su se stesso e rigirandosi col corpo su di un lato, opposto a quello nostro.
<<vedi? Quello è lamore. Anche quando sembra che non esiste più traccia di lui, ritorna e ti fa ritornare a sperare. Bussa alla porta del tuo cuore e ti spinge ad aver fiducia ancora, perché sai che non tutto è perduto. Nel momento in cui ha aperto gli occhi e ringraziato di quel gesto tanto caritatevole, è ritornato lamore a splendergli il volto. Questa è la forza dellamore. A volte, anche se non lo cerchi, è lui che viene a trovarti>>
Senza nessun bisogno di aggiungere altro a quella mia considerazione, mi tese nuovamente la mano, affrettando il saluto di congedo, per il bisogno di raggiungere presto la sua gente e provare a spiegargli da cosa fosse prodotta quella felicità permanente in noi.
Prima di salutarmi mi ringraziò e poi aggiunse: <<che bello sarebbe se lamore fosse sempre in voi. Vi abbiamo visto uccidere, massacrare, inquinare, offendere e mortificare terre e popoli ma adesso ho capito perché eravate senza amore>> e volò via sparendo da me e dal mio sogno.
Che strano sogno vero? Uno di quegli astrattismi che non ti servono per ricercare nella cabala numeri fortunati. Assolutamente No!
Forse è solo una possibilità, offertami dal cuore, di parlarmi per tentare di farsi ascoltare, nel bel mezzo della notte dove tutto si acquieta, e riflettere su quanto bisogno cè di parlare damore in modo semplice, con la sola forza dei gesti, ancora più che con le parole!
Faccio sogni troppo strani?... mi sa che devo andare in ferie!
Un abbraccio a tutti quanti voi dal vostro amico del cuore Gianco il sognatore!
Lho fatto proprio ieri notte e lo voglio raccontare a voi, cosi come lo ricordo.
mi sono ritrovato catapultato in una strada, a me sconosciuta, buia e desolata, che mi ha obbligato a percorrerla per tutta la sua lunghezza, con incedere timoroso ma risoluto, fin quando mi son ritrovato una porta chiusa dinanzi a me. Con il peso di un forte batticuore aggrappato in gola ho deciso di aprirla: si è presentato lo scenario sconfinato di una immensa campagna, incolta e senza alcuna forma di vita che la circondasse, con un acre odore nellaria che mi avvolgeva completamente il respiro. Impaurito da quello sperdimento totale ho proseguito a camminare senza meta, lasciando che calasse frettolosamente la notte sopra di me, fin quando sono stato sorpreso dalla visione di una luce intensa, proveniente dal cielo, che si dirigeva verso di me a forte velocità.
Ho arrestato la mia corsa, rimanendo immobile dinanzi a quel fascio eccezionale, che mi ha impedito qualsiasi movimento. Sempre più abbagliante si è avvicinato a me accecandomi la vista, e solo dopo aver abituato gli occhi a quella luminosità fluorescente, ho scorto la sagoma di una navicella spaziale: una di quelle buffe astronavi a forma di piatto da cucina, che ci hanno sempre disegnato sui giornalini dei piccoli, quando volevano raffigurarci gli UFO.
Affossato dallo smarrimento più disagiato sono rimasto in silenzio, in posizione inerme di stallo, come regina sorpresa da un inavvertito scacco matto.
Spenti motore e luci, si è aperta una porta, e da quello strano marchingegno ho visto scendere un omino strano, che si è avvicinato sempre più a me: nascosto dentro ad una tuta di colore grigio chiara, che non mi permetteva di scorgergli il viso, mi ha raggiunto e teso la mano.
<<non avere paura di me>> mi ha detto, mentre restava col braccio in bilico sospeso, ad attendere che ne afferrassi la mano per salutarlo.
La paura, mista ad un denso senso di curiosità, mi ha spinto ad afferrare quella mano nella mia e stringerla, come ci si propone fra due amici di vecchia data. In quel preciso istante del contatto ho sentito trasferito su me il suo piacere a poter stabilire ununione.
<<chi sei?>> gli ho chiesto, con la voce svilita e rotta dallemozione, per quellevento tanto imprevedibile quanto inspiegabile.
<<sono un abitante di un pianeta lontano. Sono stato mandato in missione sulla terra per scoprire il segreto della vostra felicità>>
Lho guardato fissamente, per cercare di carpire qualche particolare che mi aiutasse a rinsavire i sensi e mi scrollasse di dosso quello stato indefinibile di stupore.
<<da un altro pianeta? E cosa ti fa pensare che qui sulla terra ci sia un segreto per la felicità?>> provai a controbattere, istigando un suo ulteriore approfondimento.
<<perché vi osserviamo da più millenni e, nonostante guerre, distruzioni, violenza, cataclismi e calamità ritornate sempre a proporvi col sorriso sulle labbra, come fate?>>
Lo ascoltavo parlare, concentrandomi su quella sua dizione imperfetta ed elementare, priva di articolazioni complesse, sempre più affascinato dalla possibilità di investigare su di lui.
<<ci deve essere un segreto. Qualè. Insegnalo anche a me. Io sono venuto su questo pianeta in pace e voglio ritornare arricchito di un grande tesoro>> continuò ad insistere.
Non riuscivo a spiegarmi perché fosse capitato a me quel fardello; dover motivare il nostro continuo bisogno di non lasciarci affossare dalle inquietudini, provando sempre a ripartire di nuovo.
Non riuscendo a costruire un dialogo continuativo ed esauriente, mi limitai a sussurrargli appena, lunico sentimento per il quale il genere umano si potrà salvare da qualsiasi odissea, perché mosso a continuare a sperare.
<<lamore. E lamore che ci muove i passi e ci spinge sempre a ripartire>>
<<lamore? Cosè?>> chiese con voce interessata, bisognoso di maggiori ragguagli su quel concetto a lui totalmente sconosciuto.
<<e come faccio a spiegarti cosè lamore? E un sentimento>>
<<sentimento? Che parole difficili che usate su questo pianeta. Ti prego di essere più semplice, fai afferrare anche a me il tuo segreto>>
Mi fermai a riflettere su quella sua considerazione. Era giusta quella sua domanda: perché si usano parole tanto complicate da intendere per spiegare un sentimento cosi semplice e onnipresente in noi? Ero confuso; non mi sentivo preparato per riuscire a spiegargli cosa fosse lamore. Povero di parole, rimanevo in silenzio e continuavo a fissarlo.
Si accorse di quella mia titubanza e provò a spronarmi la continuazione del dialogo, intenerendo la voce in una strana morbidezza, con la volontà di rassicurarmi e spingermi a parlare ancora.
<<non devi sentirti in disagio. Prova a spiegarlo a parole tue, con semplicità. Non credo che lamore di cui parli sia qualcosa difficile da spiegare, se continuate a viverlo con tanta semplicità>>
<<lamore è qualcosa di indispensabile per noi. Come laria che respiriamo. Ci è necessario per motivarci la vita ed arricchire lanima>>
<<lanima?>> provò ad interrompermi, per capire cosa stessi provando a spiegargli.
<<si lanima, che non si vede ma esiste in noi. Un luogo astratto. Dentro lanima ci abita lo spirito, che è poi la nostra forza>>
<<la vostra forza danimo è lo spirito, allora?>> propose con impeto, volenteroso di confermarmi la sua totale concentrazione sui miei discorsi, e complimentandosi successivamente, alla vista di un mio sorriso abbozzato sulle labbra, a confermargli la sua perspicacia.
<<lamore è il carburante che alimenta lanima>>
<< e dove si compra?>> chiese per logica conseguenza.
<<non si compra>> risposi, lasciando un sorriso divertito sul mio volto per quella sua constatazione divertente. <<lamore è un bene che ci appartiene dalla nascita. Cresce e si alimenta di noi, delle nostre esperienze, dei nostri sussulti e patemi. Lui cresce in noi e con noi muore. Lamore è un qualcosa di non visibile ma che muove ogni passo nostro>>
<<come faccio a spiegarlo alla mia gente questo vostro amore?>>
Non sapevo cosa dirgli. Ogni accenno di parola veniva bloccato sulle labbra da uno spesso muro di imbarazzo ed inquietudine. Sapermi il prescelto, non meritato, di un messaggio tanto prezioso da affidare a popoli a me lontani, mi incuteva timore e scoramento. Provare a spiegare in modo semplice questo sentimento, e non avere parole adatte per magnificarlo, era un limite che mi ansimava il respiro in gola.
Mi rigirai più volte attorno a me, con la speranza di trovare qualcuno a cui chiedere un aiuto. Ma ero solo io e lui: desideroso di sapersi custode depositario di un tesoro tanto ambito, quanto prezioso, da riuscire a trasmettere ai suoi simili e provare a vivere più serenamente la felicità interiore.
Lo presi per mano, incurante di ogni sua reazione, e ci incamminammo. Ripercorsi il sentiero buio, questa volta meno agitato e confuso, fino a giungere in una grande piazza, animata da centinaia di persone, che camminavano in modo frettoloso, incuranti di cosa stesse accadendo attorno a loro. Non ci notavano, o non potevano farlo, e mi sentivo come lo spettatore di un film a cui è stato chiesto di commentarlo in presa diretta.
<<vedi quei due che si abbracciano e si baciano? Quello è amore>> indicandogli due innamorati fermi su una panchina a baciarsi passionalmente.
Li fissò attentamente, per assorbire ogni minimo particolare del loro comportamento e poi ritornò con lo sguardo su me, sapendo che avrei continuato a commentare altre visioni.
<<ed anche quei due, che camminano mano nella mano, si stringono il loro amore, per non lasciarselo sfuggire>>
Continuammo a camminare e commentare le persone che incontravamo lungo la strada, fino a giungere accanto ad una chiesa <<vedi quelle persone che si rifugiano silenziose e a capo chino dentro quella chiesa? Sono spinti dallamore della fede>>
<<la fede? >> chiese sospettoso
<<si. Lamore è una fede. Non si manifesta e non chiede conferme. Una necessità di ancorarsi a delle certezze assolute. Dio è una certezza per molti uomini>>
Annuì col capo, senza alcuna necessità di approfondire, quasi ne fosse già a conoscenza.
Passeggiammo ancora per molto. Mi fermai davanti a dei giardini, dove una mamma abbracciava suo figlio, dove un uomo portava a spasso il suo cane, dove due donne sorridevano a voce alta ed altri continuavano il loro camminamento, distratti dai mille pensieri affollati nella propria mente.
<<vedi tutta questa gente davanti a noi? Anche loro sono spinti dallamore. Lamore per la propria vita e per quello che gli appartiene. La loro forza danimo è nella volontà di non arrendersi mai dinanzi a niente. Anche questo è lamore. Lamore di volersi bene: lamore per se stessi e per quanti sentono di appartenergli>>
<< che bello questo sentimento. Come si fa ad averlo dentro?>> chiese supplicante, affascinato da quella compattezza di movimento e visi rasserenati, che notava in ogni persona che ci sfilava dinanzi.
<<basta credere negli altri. Non chiudersi in se stessi e convincersi che senza amore non si può vivere. Cè bisogno di dimostrarlo lamore che hai dentro per qualcuno o qualcosa. Se lo tieni prigioniero in te, non sarai mai felice. Se chiudi le porte al tuo cuore ci sarà solo solitudine nella mente, nellanima e nei gesti. Il sorriso è il volto dellamore>>
<<amare gli altri? basta questo?>>
<<Non è cosa facile, sai? Amare significa difendere e proteggere. Bisogna convincersi che se quei beni preziosi ci venissero strappati via dalla vita di tutti i giorni ci farebbero morire. Capisci? Lamore non è merce di scambio ma un dono personale da regalare. Per amore si vive e si muore. Per amore si scalano montagne e ci si affonda nel mare. Per amore si vive in eterno o non si nasce mai>>
Rimase silenzioso a guardare quel viavai continuo. Attratto dai due ragazzi che si baciavano aggiunse con convinzione <<quei due si stanno scambiano gesti damore?>>
<<si, esatto. Bisogno di regalarsi ad unaltra persona in modo assoluto e dimostrargli il proprio amore, scambiandosi sogni, speranze e corpo>>
<<Il sentimento è la forza danimo che muove lo spirito>> sbottò deciso, provando a riassumere la lezione.
<<la forza danimo che esiste in noi e nellanima, che è la parte di noi più eletta e pura>>
Felice di poter trasmettere ai suoi simili parte di quel dono prezioso, stava apprestandosi a salutarmi, quando venne bloccato dalla visione di una immagine triste e sconsolata.
Davanti a noi cera un uomo, steso sul marciapiede, coperto di pochi stracci, che dormiva. Il suo sonno era continuamente interrotto da una tosse insistente, che ne risaltavano uno stato di salute malato.
Mi guardò e chiese a voce bassa, quasi come se non volesse svegliarlo <<e qui, dovè lamore?>>
Avrei preferito sparire piuttosto che provare a spiegargli che in quelluomo lunico amore era stato per se stesso, forse. Il bisogno di una libertà assoluta che lo ha portato alla solitudine più disperata. Ma sapevo di dover prendere in prestito quello stato di disagio per spiegargli la desolazione che abita nei cuori di chi è privo dellamore degli altri.
<<in quelluomo non cè amore>>
<<che brutto. Senza amore si vive male. Chi glielo ha portato via?>>
<<nessuno. E lui che lo ha respinto o non crede più che esista>>
<<perché non crede più che esiste?>> domandò, rimanendo ancora con lo sguardo puntato su di lui
<<perché si sente abbandonato e dimenticato da tutti>> aggiunsi mestamente, abbassando il capo per amplificare la mestizia che mi aveva avvolto il cuore.
Mentre ne osservavamo i suoi raggiri scomposti del corpo, intirizzito dal freddo, si fermò una donna accanto a lui, che prese dalla borsa delle monete e le poggiò accanto al suo corpo voltato di spalle. Svegliato da quel gesto, ben udito, si rigirò lesto verso di lei, per ringraziarla, raccogliere le monete e riprendere a proteggersi dal freddo, accovacciandosi su se stesso e rigirandosi col corpo su di un lato, opposto a quello nostro.
<<vedi? Quello è lamore. Anche quando sembra che non esiste più traccia di lui, ritorna e ti fa ritornare a sperare. Bussa alla porta del tuo cuore e ti spinge ad aver fiducia ancora, perché sai che non tutto è perduto. Nel momento in cui ha aperto gli occhi e ringraziato di quel gesto tanto caritatevole, è ritornato lamore a splendergli il volto. Questa è la forza dellamore. A volte, anche se non lo cerchi, è lui che viene a trovarti>>
Senza nessun bisogno di aggiungere altro a quella mia considerazione, mi tese nuovamente la mano, affrettando il saluto di congedo, per il bisogno di raggiungere presto la sua gente e provare a spiegargli da cosa fosse prodotta quella felicità permanente in noi.
Prima di salutarmi mi ringraziò e poi aggiunse: <<che bello sarebbe se lamore fosse sempre in voi. Vi abbiamo visto uccidere, massacrare, inquinare, offendere e mortificare terre e popoli ma adesso ho capito perché eravate senza amore>> e volò via sparendo da me e dal mio sogno.
Che strano sogno vero? Uno di quegli astrattismi che non ti servono per ricercare nella cabala numeri fortunati. Assolutamente No!
Forse è solo una possibilità, offertami dal cuore, di parlarmi per tentare di farsi ascoltare, nel bel mezzo della notte dove tutto si acquieta, e riflettere su quanto bisogno cè di parlare damore in modo semplice, con la sola forza dei gesti, ancora più che con le parole!
Faccio sogni troppo strani?... mi sa che devo andare in ferie!
Un abbraccio a tutti quanti voi dal vostro amico del cuore Gianco il sognatore!
