Carissimi amici miei, eccomi a voi.
Noto, con grande piacere, che il FORUM di cuorinellatormenta inizia a popolarsi e riscuotere consenti.
Il prorompente silenzioso esercito dei MASCHI muove i sui primi timidi passi, e ciò mi inorgoglisce profondamente.
Stamattina ero alla ricerca di alcune informazioni sul motore di ricerca Virgilio, e mi sono soffermato su un riquadro che riportava i 5 argomenti più richiesti dai visitatori.
Quello che più mi ha interessato è stato largomento posizionato al 5° posto: vite da single: una scelta o una condanna?
Quanti sono i single nel mondo? Queste singole metà che continuano a vivere, esclusivamente, di se stessi?E, soprattutto, perché arrivare a tanto? Per scelta o per circostanza?
Molti di voi, lo so, mi attaccheranno, ma credo che il 90% dei cuori solitari sia stato obbligato ad accettare questa condizione, conseguenza di passaggi, inevitabilmente dolorosi, che hanno tracciato sentieri tortuosi ed imposto scelte, tanto radicali e definitive, per il proprio futuro.
Provo a spiegarmi meglio: il vivere da soli non deve far piacere a nessuno.
La specie umana, per indole naturale, è soggetta allaggregazione di massa. Noi siamo la specie animale, che più di ogni altra, non ama la solitudine e si comporta pacificamente solo se vive in branchi (anche se non è sempre cosi, purtroppo).
Nel genere umano il primo senso che si sviluppa è proprio lamore. Questo sentimento determina il bisogno di rapportarsi ad un altro suo simile, col quale completare la sua esistenza.
Un bambino appena nato, cerca istintivamente le braccia materne, dentro alle quali stringersi ed annusare profumi che gli appartengono. Gia da quella fase si inizia a scalare il monte dellAMORE.
Labnegazione di forzate solitudini oggi sono scelte limitate a dipendenze di natura assoluta: tipo la fede cristiana, che non permettono compromessi.
E improbabile ritrovarsi dinanzi un volto che abbia scelto di affrontare la vita in modo solitario solo perché dettato dal cuore. Non può essere cosi semplice la spiegazione.
La solitudine è uno stato di coscienza che si manifesta sempre quando ci sentiamo vittime di una prepotenza. Ingiustizia damore, di interessi, di stima, di affezione o di ideali.
Quando sbattiamo contro i muri della indifferenza o la rinuncia al dialogo, tutto si inasprisce; il prato dei sentimenti si inaridisce e al posto dei germogli prolifera la sterpaglia.
Io ne ho lette ed ascoltate di storie desolate, che hanno lasciato vuoti incolmabili nella memoria e nel cuore di chi si è sentito defraudato di quella essenza.
Lamore, vero principio assoluto di esistenza, è il più acerrimo nemico della solitudine. Con estrema facilità ti fa dondolare sui piatti dellincertezza.
Nasce un amore e in te si fa strada una nuova coscienza, sorprendente e sconosciuta anche a te. Tutto si sopporta meglio e non esistono le fatiche della vita. Ma se muore e ci sentiamo parte offesa di quella delusione, ci chiudiamo a riccio e, troppe volte, soprattutto in età adulta, proviamo a difenderci dallassalto di nuovi omicidi al cuore, rinnegandolo, criticandolo o mortificandolo deprimendo la parte migliore di noi stessi: il cuore!
Ci sono persone che, in rispetto di quel dolore tremendo patito, procurato da una sparizione improvvisa ed indimenticabile, non hanno più amato. In ossequioso rispeso se ne restano ai margini della vita e si convincono che il buio che li avvolge è prodotto dal naturale tramonto perenne del cuore. (ma lamore non conosce età e limiti, e risorge sempre nuovo fino ad un attimo prima di morire e.. va ben oltre)
Capisco che lamore strappato via con forza, e senza possibilità di difese, deragli qualsiasi propositiva speranza, armando gli istinti di risolutezza e intolleranza.
Amori persi di vista per abbandono, incomprensioni, mancanza di fiducia e di rispetto o per morte, lasciano in eredità solo tanta amarezza, difficile da sopportare.
Per ogni delusione si moltiplicano i cecchini spietati che puntano dritto al cuore, ferendoci sempre più abilmente, fino a costringerci allarresa e il definitivo incatenamento dellamore, fuori dalle stanze del nostro cuore.
Ma non dovrebbe essere cosi MAI!
Non bisognerebbe MAI permettere alla solitudine di abitare il proprio cuore, per provare a stimolarsi la vita di energie sempre nuove. Nuove sollecitazioni ed impulsi che ravvivino i nostri battiti.
Lo so che lamore, se si è convinti che rappresenti il vero portavoce della disperazione, non ha più accesso facile al cuore di chi ha scelto di amare solo se stessi. Ma bisognerebbe sforzarsi di riflettere sugli attimi in cui, un volto, una voce, una dolcezza improvvisa od un sorriso, producono un leggero brivido nel cuore che, se provassimo a farlo stare un po di più con noi, potrebbe riaprici laccesso di frontiere disabitate.
Non essere tanto cinici ed indifferenti nei riguardi dellamore.
Non possiamo sempre obbligargli allontanamenti repentini, per paura di ricadere in sconforti e frustrazioni, che ancora fanno tanto male.
Ogni amore è figlio unico di se stesso e non ha similitudini in altri.
Che sia, il precedente, finito per incomprensioni, assuefazione, dolore perenne, malattia incurabile o morte non possiamo negare al nostro cuore nuove battaglie, non ne abbiamo il diritto.
Siamo preda dellamore e mai conduttori dei suoi impulsi. Insceniamo frammenti di vitalità a soggetto, perché il suggeritore è lui: IL NOSTRO CUORE!
Comprendo e rispetto le scelte di quanti e quante hanno deciso di chiudere la porta del cuore definitivamente, ma mi sia permesso a tutti quanti loro di poter suggerire un piccolo esercizio:
al prossimo improvviso sussulto, non respingetelo subito, ma concedete il tempo alla mente di fantasticare su di lui e sulla probabilità che possa essere diverso dai precedenti. Offriamogli un po di fiducia e proviamo a lasciargli campo visivo, sul quale dimostrarsi per quello che ha da concederci.
Basta poco; è sufficiente convincerci che non è ancora giunta lora, per noi, di restare perennemente soli a prenderci cura di noi stessi e della nostra ombra: stanca di rincorrerci.
siamo figli dellamore, nati per amare e destinati ad emozionare altri cuori!
____________________________________________________________
Al prossimo fallimento dirò BASTA PER SEMPRE
alla solitudine e proverò ad innamorarmi nuovamente, cosi da scacciare via le ombre di quel doloroso immeritato amore!
Noto, con grande piacere, che il FORUM di cuorinellatormenta inizia a popolarsi e riscuotere consenti.
Il prorompente silenzioso esercito dei MASCHI muove i sui primi timidi passi, e ciò mi inorgoglisce profondamente.
Stamattina ero alla ricerca di alcune informazioni sul motore di ricerca Virgilio, e mi sono soffermato su un riquadro che riportava i 5 argomenti più richiesti dai visitatori.
Quello che più mi ha interessato è stato largomento posizionato al 5° posto: vite da single: una scelta o una condanna?
Quanti sono i single nel mondo? Queste singole metà che continuano a vivere, esclusivamente, di se stessi?E, soprattutto, perché arrivare a tanto? Per scelta o per circostanza?
Molti di voi, lo so, mi attaccheranno, ma credo che il 90% dei cuori solitari sia stato obbligato ad accettare questa condizione, conseguenza di passaggi, inevitabilmente dolorosi, che hanno tracciato sentieri tortuosi ed imposto scelte, tanto radicali e definitive, per il proprio futuro.
Provo a spiegarmi meglio: il vivere da soli non deve far piacere a nessuno.
La specie umana, per indole naturale, è soggetta allaggregazione di massa. Noi siamo la specie animale, che più di ogni altra, non ama la solitudine e si comporta pacificamente solo se vive in branchi (anche se non è sempre cosi, purtroppo).
Nel genere umano il primo senso che si sviluppa è proprio lamore. Questo sentimento determina il bisogno di rapportarsi ad un altro suo simile, col quale completare la sua esistenza.
Un bambino appena nato, cerca istintivamente le braccia materne, dentro alle quali stringersi ed annusare profumi che gli appartengono. Gia da quella fase si inizia a scalare il monte dellAMORE.
Labnegazione di forzate solitudini oggi sono scelte limitate a dipendenze di natura assoluta: tipo la fede cristiana, che non permettono compromessi.
E improbabile ritrovarsi dinanzi un volto che abbia scelto di affrontare la vita in modo solitario solo perché dettato dal cuore. Non può essere cosi semplice la spiegazione.
La solitudine è uno stato di coscienza che si manifesta sempre quando ci sentiamo vittime di una prepotenza. Ingiustizia damore, di interessi, di stima, di affezione o di ideali.
Quando sbattiamo contro i muri della indifferenza o la rinuncia al dialogo, tutto si inasprisce; il prato dei sentimenti si inaridisce e al posto dei germogli prolifera la sterpaglia.
Io ne ho lette ed ascoltate di storie desolate, che hanno lasciato vuoti incolmabili nella memoria e nel cuore di chi si è sentito defraudato di quella essenza.
Lamore, vero principio assoluto di esistenza, è il più acerrimo nemico della solitudine. Con estrema facilità ti fa dondolare sui piatti dellincertezza.
Nasce un amore e in te si fa strada una nuova coscienza, sorprendente e sconosciuta anche a te. Tutto si sopporta meglio e non esistono le fatiche della vita. Ma se muore e ci sentiamo parte offesa di quella delusione, ci chiudiamo a riccio e, troppe volte, soprattutto in età adulta, proviamo a difenderci dallassalto di nuovi omicidi al cuore, rinnegandolo, criticandolo o mortificandolo deprimendo la parte migliore di noi stessi: il cuore!
Ci sono persone che, in rispetto di quel dolore tremendo patito, procurato da una sparizione improvvisa ed indimenticabile, non hanno più amato. In ossequioso rispeso se ne restano ai margini della vita e si convincono che il buio che li avvolge è prodotto dal naturale tramonto perenne del cuore. (ma lamore non conosce età e limiti, e risorge sempre nuovo fino ad un attimo prima di morire e.. va ben oltre)
Capisco che lamore strappato via con forza, e senza possibilità di difese, deragli qualsiasi propositiva speranza, armando gli istinti di risolutezza e intolleranza.
Amori persi di vista per abbandono, incomprensioni, mancanza di fiducia e di rispetto o per morte, lasciano in eredità solo tanta amarezza, difficile da sopportare.
Per ogni delusione si moltiplicano i cecchini spietati che puntano dritto al cuore, ferendoci sempre più abilmente, fino a costringerci allarresa e il definitivo incatenamento dellamore, fuori dalle stanze del nostro cuore.
Ma non dovrebbe essere cosi MAI!
Non bisognerebbe MAI permettere alla solitudine di abitare il proprio cuore, per provare a stimolarsi la vita di energie sempre nuove. Nuove sollecitazioni ed impulsi che ravvivino i nostri battiti.
Lo so che lamore, se si è convinti che rappresenti il vero portavoce della disperazione, non ha più accesso facile al cuore di chi ha scelto di amare solo se stessi. Ma bisognerebbe sforzarsi di riflettere sugli attimi in cui, un volto, una voce, una dolcezza improvvisa od un sorriso, producono un leggero brivido nel cuore che, se provassimo a farlo stare un po di più con noi, potrebbe riaprici laccesso di frontiere disabitate.
Non essere tanto cinici ed indifferenti nei riguardi dellamore.
Non possiamo sempre obbligargli allontanamenti repentini, per paura di ricadere in sconforti e frustrazioni, che ancora fanno tanto male.
Ogni amore è figlio unico di se stesso e non ha similitudini in altri.
Che sia, il precedente, finito per incomprensioni, assuefazione, dolore perenne, malattia incurabile o morte non possiamo negare al nostro cuore nuove battaglie, non ne abbiamo il diritto.
Siamo preda dellamore e mai conduttori dei suoi impulsi. Insceniamo frammenti di vitalità a soggetto, perché il suggeritore è lui: IL NOSTRO CUORE!
Comprendo e rispetto le scelte di quanti e quante hanno deciso di chiudere la porta del cuore definitivamente, ma mi sia permesso a tutti quanti loro di poter suggerire un piccolo esercizio:
al prossimo improvviso sussulto, non respingetelo subito, ma concedete il tempo alla mente di fantasticare su di lui e sulla probabilità che possa essere diverso dai precedenti. Offriamogli un po di fiducia e proviamo a lasciargli campo visivo, sul quale dimostrarsi per quello che ha da concederci.
Basta poco; è sufficiente convincerci che non è ancora giunta lora, per noi, di restare perennemente soli a prenderci cura di noi stessi e della nostra ombra: stanca di rincorrerci.
siamo figli dellamore, nati per amare e destinati ad emozionare altri cuori!
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Al prossimo fallimento dirò BASTA PER SEMPRE
alla solitudine e proverò ad innamorarmi nuovamente, cosi da scacciare via le ombre di quel doloroso immeritato amore!
