Un Sonetto al Giorno
Mithrandir · 29/03/2004 08:46 · #1Carissimi amici del forum, ho deciso di regalare a tutti coloro che ne volessere usufruire delle piccole riflessioni quotidiane.
Ogni giorno inserirò un sonetto del Gran Maestro William Shakespeare.
Cercherò di essere puntuale e continuativo (sempre che sia un iniziativa gradita)
Aspetto le vostre risposte e nell'attesa vi dono il sonetto di oggi.
p.s.: qualora foste interessati all'approfondimento di un sonetto in particolare non esitate a contattarmi.
Alle meraviglie del creato noi chiediam progenie
perché mai si estingua la rosa di bellezza,
e quando ormai sfiorita un dì dovrà cadere,
possa un suo germoglio continuarne la memoria:
ma tu, solo devoto ai tuoi splendenti occhi,
bruci te stesso per nutrir la fiamma di tua luce
creando miseria là dove c'è ricchezza,
tu nemico tuo, troppo crudele verso il tuo dolce io.
Ora che del mondo sei tu il fresco fiore
e l'unico araldo di vibrante primavera,
nel tuo stesso germoglio soffochi il tuo seme
e, giovane spilorcio, nell'egoismo ti distruggi.
Abbi pietà del mondo o diverrai talmente ingordo
da divorar con la tua morte quanto a lui dovuto.
_________________
Voce squillante, mano che guarisce,
Bastone che guida, spada che ferisce,
Un pellegrino stanco sul sentiero scosceso.
In sapienza e in saggezza egli era signore,
Appoggiato sul suo fedele bastone nodoso.
Mithrandir · 30/03/2004 09:14 · #2-Sonetto 2-
Quando quaranta inverni avranno aggredito la tua fronte
e scavato fonde trincee nel campo della tua bellezza,
la superba veste della tua gioventù or tanto ammirata,
sarà considerata un cencio di nessun valore:
se allora ti venisse chiesto dove giace il tuo fascino
e dove si è perso l'amore dei tuoi ruggenti giorni,
ammettere che è in fondo ai tuoi occhi incavati
sarebbe penosa vergogna ed inutile vanto.
Qual maggior lode avrebbe l'uso della tua bellezza
se tu potessi rispondere: "Questa mia bella creatura
pareggia il mio conto e giustifica la mia vecchiaia"
dimostrando che è tua la sua bellezza ereditata!
Questo sarebbe rinnovarti quando sarai vecchio
e veder caldo il tuo sangue quando il tuo sarà freddo.
_________________
Voce squillante, mano che guarisce,
Bastone che guida, spada che ferisce,
Un pellegrino stanco sul sentiero scosceso.
In sapienza e in saggezza egli era signore,
Appoggiato sul suo fedele bastone nodoso.
tina · 31/03/2004 05:32 · #3Mithrandir ha scritto:
Alle meraviglie del creato noi chiediam progenie
perché mai si estingua la rosa di bellezza,
e quando ormai sfiorita un dì dovrà cadere,
possa un suo germoglio continuarne la memoria:
ma tu, solo devoto ai tuoi splendenti occhi,
bruci te stesso per nutrir la fiamma di tua luce
creando miseria là dove c'è ricchezza,
tu nemico tuo, troppo crudele verso il tuo dolce io.
Ora che del mondo sei tu il fresco fiore
e l'unico araldo di vibrante primavera,
nel tuo stesso germoglio soffochi il tuo seme
e, giovane spilorcio, nell'egoismo ti distruggi.
Abbi pietà del mondo o diverrai talmente ingordo
da divorar con la tua morte quanto a lui dovuto.
Bello e molto significativo.
Rispecchia la vita di oggi, l'egoismo imperante in ognuno di noi......_________________
"Vorrei insegnarti meglio che posso, non ad amarmi amore mio, ma a dirmelo...."
Mithrandir · 31/03/2004 09:52 · #4-Sonetto 3-
Guardati allo specchio e di' al volto che vedi
che è ormai tempo per quel viso di crearne un altro,
se non rinnovi ora la sua giovane freschezza
inganni il mondo e rinneghi la gioia d'ogni madre.
Vi è forse donna tanto pura il cui illibato grembo
disdegni il seme della tua virilità?
O forse uomo tanto folle da voler essere la tomba
del suo proprio amore per non aver progenie?
Tu sei lo specchio di tua madre e come lei in te
ricorda il leggiadro Aprile della sua primavera,
così dai vetri del tuo crepuscolo tu rivedrai
a dispetto delle rughe, questo tuo tempo d'oro.
Ma se invece vuoi vivere senza esser ricordato,
muori celibe e la tua immagine morirà con te.
_________________
Voce squillante, mano che guarisce,
Bastone che guida, spada che ferisce,
Un pellegrino stanco sul sentiero scosceso.
In sapienza e in saggezza egli era signore,
Appoggiato sul suo fedele bastone nodoso.
Mithrandir · 01/04/2004 07:51 · #5-Sonetto 4-
Prodiga grazia, perché spendi
solo per te il patrimonio della tua bellezza?
Il lascito della natura non è che un prestito
e generosa, essa presta a quelli che tali sono.
Quindi, ricco avaro, perché abusi
delle generose offerte date per essere donate?
Arido usuraio, perché sperperi
questa enorme ricchezza senza riuscire a vivere?
Speculando soltanto per te stesso
defraudi la tua bella persona del tuo io
e quando natura ti chiamerà all'appello
qual valida prova potrai tu lasciare?
La tua inutile bellezza sarà con te sepolta,
se invece l'userai, vivrà per eternarti.
_________________
Voce squillante, mano che guarisce,
Bastone che guida, spada che ferisce,
Un pellegrino stanco sul sentiero scosceso.
In sapienza e in saggezza egli era signore,
Appoggiato sul suo fedele bastone nodoso.
Mithrandir · 02/04/2004 08:00 · #6-Sonetto 5-
Quelle ore che con delicato lavoro plasmarono
l'amabile sembiante su cui ogni occhio indugia,
saranno implacabili verso la loro opera
ed abbruttiranno quanto magicamente splende:
perché l'inarrestabile tempo guida l'estate
verso l'orrido inverno e ivi la sommerge;
linfa stretta dal ghiaccio e vive foglie cadenti,
bellezze sepolte da neve e squallore ovunque.
Se allora non rimanesse l'essenza dell'estate,
liquida prigioniera fra pareti di vetro,
l'eternarsi della bellezza finirebbe con la stessa
e non ci resterebbe nemmeno un suo ricordo:
ma i fiori distillati, pur colpiti dall'inverno
perdon solo l'apparenza: dolce ne vivrà il profumo.
_________________
Voce squillante, mano che guarisce,
Bastone che guida, spada che ferisce,
Un pellegrino stanco sul sentiero scosceso.
In sapienza e in saggezza egli era signore,
Appoggiato sul suo fedele bastone nodoso.
Mithrandir · 03/04/2004 09:22 · #7-Sonetto 6-
Non lasciare quindi che l'aspra mano dell'inverno
devasti la tua estate prima d'averla distillata:
rendi dolce una fiala; riponi in qualche luogo
il tesoro della tua bellezza prima che si estingua.
Non è usura perseguibile un interesse
che rende felice chi paga un prestito voluto;
tale per te sarebbe procreare un altro tuo io
o dieci volte meglio se l'uno ti rendesse dieci.
Dieci volte più di te sarebbe il tuo io felice
se dieci dei tuoi ti raffigurassero dieci volte:
qual potere avrebbe morte, se privato della vita
tu lasciassi te vivente nella tua posterità?
Non essere testardo, tu sei troppo bello
per esser preda della morte e far eredi i vermi.
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Voce squillante, mano che guarisce,
Bastone che guida, spada che ferisce,
Un pellegrino stanco sul sentiero scosceso.
In sapienza e in saggezza egli era signore,
Appoggiato sul suo fedele bastone nodoso.
Mithrandir · 04/04/2004 13:36 · #8-Sonetto 7-
Guarda: quando ad oriente la regale luce
alza la sua infuocata testa, ogni occhio quaggiù
rende omaggio a quella visione nascente,
seguendo con riverenza la sua sacra maestà
e poi che ha scalato l'erto colle celeste,
qual fulgida gioventù nel fiore dei suoi anni,
ancora sguardi mortali ne adoran la bellezza
scortandola devoti nel suo aureo cammino.
Ma quando dal sommo cielo, sul suo stanco carro,
si stacca dal giorno qual tremulo vegliardo,
gli occhi, pria rispettosi, ora si staccan
dal suo cadente percorso e guardano altrove.
Così tu, negando te stesso nel tuo mezzogiorno
morirai dimenticato se non avrai un figlio.
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Voce squillante, mano che guarisce,
Bastone che guida, spada che ferisce,
Un pellegrino stanco sul sentiero scosceso.
In sapienza e in saggezza egli era signore,
Appoggiato sul suo fedele bastone nodoso.
Mithrandir · 05/04/2004 08:45 · #9-Sonetto 8-
Tu che sei sol musica, perché l'ascolti con disdegno?
Dolcezza ama dolcezza e gioia di gioie si diletta:
perché vuoi ascoltare qualcosa che ti annoia
o forse hai piacere nell'essere annoiato?
Se l'armonioso suono di note ben accordate
in un perfetto assieme, offendono il tuo orecchio,
esse t'accusan solo gentilmente perché confondi
in singola armonia quanto scindere dovresti.
Guarda come ogni corda dolcemente unita all'altra
vibra ognuna su ognuna in ordine reciproco,
sembrando padre e figlio e felice madre
che tutti insieme cantano la stessa dolce nota:
queste mute voci, riunite in un sol coro,
all'unisono ti dicono: "Solo, non sarai nessuno".
_________________
Voce squillante, mano che guarisce,
Bastone che guida, spada che ferisce,
Un pellegrino stanco sul sentiero scosceso.
In sapienza e in saggezza egli era signore,
Appoggiato sul suo fedele bastone nodoso.
Mithrandir · 06/04/2004 08:27 · #10-Sonetto 9-
È per paura di inumidire gli occhi di una vedova
che disperdi il tuo io in continuo celibato?
Ah, se ti accadrà di morire senza prole
il mondo ti piangerà qual moglie senza sposo;
sarà il mondo la tua vedova e sempre lamenterà
che tu non abbia lasciato alcun modello tuo,
mentre ogni altra vedova può sempre rivedere
negli occhi dei suoi figli le sembianze del marito.
Bada, ciò che un prodigo sperpera nel mondo
cambia sol di posto, perché il mondo ancor lo gode;
ma lo spreco della bellezza ha fine sulla terra
e tenendola inusata, chi la possiede la distrugge.
Non v'è amore verso gli altri nel cuore di colui
che commette su se stesso un delitto così infame.
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Voce squillante, mano che guarisce,
Bastone che guida, spada che ferisce,
Un pellegrino stanco sul sentiero scosceso.
In sapienza e in saggezza egli era signore,
Appoggiato sul suo fedele bastone nodoso.