"Sarà tempo anche per me"
Eccomi di nuovo qui ragazzi, stavolta però non per raccontare unavventura o una gita fuori porta scortata da amici su un destriero a due ruote, spesso Suzuki, ma per trovare un punto di sfogo. Se ripenso al passato mi vedo scorrere davanti agli occhi,come delle diapositive, una bimbetta che grida: - Wow che bella! oppure : - La voglio anche io da grande! ad ogni singola moto che incontravo per strada. Nel lontano 2000 iniziai ad andare in moto, anzi, a essere portata in moto. Come molti, si sa, si è invitati a fare un giro fuori città o andare al mare nei periodi giusti. Così anche io.Ho stampate nella mente le scene dei primi periodi: la fatica per tenersi al serbatoio, il mal di braccia, i crampi alle gambe e al sedere.. Ma col tempo capii che a posto di essere malori negativi sono effetti stupendi di una gran passione. Ricordo ancora quel CBR 600F Sport blu e bianco, che, col tempo, mi fece salire ancor più adrenalina nel sangue e crescere motociclisticamente. Mi tenne compagnia per alcuni mesi, fin quando circa a settembre smisi di andare in moto per un lungo periodo. Un anno dopo convinsi un mio amico di Milano a comprare un CBR600 grigio e nero che fu un altro mio destriero. In successione misi il cu** su un R6 rossa, bianca e nera e su alcuni GSX-R che divennero la mia vera e propria ossessione. Ovunque andavo sentivo il desiderio di comprare una due ruote e finalmente poter esclamare con un gran sorriso : - E mia! -, esclamazione totolmante diversa del dire E mia! sapendo che in realtà chi la guida è un amico o il tuo ragazzo. La puoi sentire Tua, ma di fatto non lo sarà. Spesso è capitato di sera o nel cuore della giornata di sentire per strada alcuni motori sfrecciare a gran velocità e spesso e volentieri ritrovarmi con un gran magone dentro. Essere bloccata nel luogo in cui mi trovavo, senza poterli seguire, sentire il vento che ti picchia in faccia, sentire le braccia a pezzi quando superi certi limiti di velocità, incontrare la Polizia e, perché no, farsi gran risate. Tutte cose che volendo ho sempre fatto anche da zavorra, ma sono situazioni molto diverse. Cè stato un periodo negli ultimi anni in cui non vedevo lora di essere Scarrozzata ( accettatemi il termine poco corretto) e di divertirmi appresso alle varie moto che incrozciavo per strada. Ricordo ancora quanto ero felice quando comprai il mio primo casco che ancor oggi mi accompagna in alcuni viaggetti. Mi sentivo soddisfatta. Per non parlare della prima giacca della Dainese e della fatica che feci per metter da parte i soldi per gli stivali, identici a quelli di Checa. La cosa che più mi ha stupito è stata la convinzione con la quale mi sono battuta con i miei genitori per avere tutto ciò. Ammetto di essere sempre stata una ragazza Con le palle, ma vi confido che in alcuni momenti avrei voluto mollare tutto. Non sopportavo più le pressioni di alcuni conoscenti che avevano avuto a che fare con il relly e che continuavano a ripetermi : - Le moto son pericolose, non bisogna prenderci la mano o sono cacchi amari per tutti. Non vedi quanti incidenti e stro***te del genere. Il cammino non si prospettava in discesa, né in pianura.Oggi, alle soglie del 2003, mi ritrovo con un lavoro, con uno stipendio fisso e con la voglia sempre maggiore di possedere una moto tutta Mia. Però non tutto è così chiaro.Ho ancora delle perplessità sulla patente. Non so quando farla, se vale la pena aspettare un anno per poter comprare la moto dei miei sogni o prenderla ora. A volte tirerei delle testate contro il muro pensando a tutti i soldi che ho speso inutilmente per delle ca**ate, soldi che sommati avrebbero dato una bella cifra utile al mio sogno. Io parlo di SOGNI, ma ho le lacrime agli occhi pensando che tutto da un momento allaltro potrebbe divenire realtà. Nellarco dei miei 20 anni mi sono sfuggiti molti di quelli che definisco Sogni, ma questo no, non lo lascio andare via. Mi sono stufata di dipendere dalla voglia degli amici per fare un giro, è tempo anche per me.
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meg
Eccomi di nuovo qui ragazzi, stavolta però non per raccontare unavventura o una gita fuori porta scortata da amici su un destriero a due ruote, spesso Suzuki, ma per trovare un punto di sfogo. Se ripenso al passato mi vedo scorrere davanti agli occhi,come delle diapositive, una bimbetta che grida: - Wow che bella! oppure : - La voglio anche io da grande! ad ogni singola moto che incontravo per strada. Nel lontano 2000 iniziai ad andare in moto, anzi, a essere portata in moto. Come molti, si sa, si è invitati a fare un giro fuori città o andare al mare nei periodi giusti. Così anche io.Ho stampate nella mente le scene dei primi periodi: la fatica per tenersi al serbatoio, il mal di braccia, i crampi alle gambe e al sedere.. Ma col tempo capii che a posto di essere malori negativi sono effetti stupendi di una gran passione. Ricordo ancora quel CBR 600F Sport blu e bianco, che, col tempo, mi fece salire ancor più adrenalina nel sangue e crescere motociclisticamente. Mi tenne compagnia per alcuni mesi, fin quando circa a settembre smisi di andare in moto per un lungo periodo. Un anno dopo convinsi un mio amico di Milano a comprare un CBR600 grigio e nero che fu un altro mio destriero. In successione misi il cu** su un R6 rossa, bianca e nera e su alcuni GSX-R che divennero la mia vera e propria ossessione. Ovunque andavo sentivo il desiderio di comprare una due ruote e finalmente poter esclamare con un gran sorriso : - E mia! -, esclamazione totolmante diversa del dire E mia! sapendo che in realtà chi la guida è un amico o il tuo ragazzo. La puoi sentire Tua, ma di fatto non lo sarà. Spesso è capitato di sera o nel cuore della giornata di sentire per strada alcuni motori sfrecciare a gran velocità e spesso e volentieri ritrovarmi con un gran magone dentro. Essere bloccata nel luogo in cui mi trovavo, senza poterli seguire, sentire il vento che ti picchia in faccia, sentire le braccia a pezzi quando superi certi limiti di velocità, incontrare la Polizia e, perché no, farsi gran risate. Tutte cose che volendo ho sempre fatto anche da zavorra, ma sono situazioni molto diverse. Cè stato un periodo negli ultimi anni in cui non vedevo lora di essere Scarrozzata ( accettatemi il termine poco corretto) e di divertirmi appresso alle varie moto che incrozciavo per strada. Ricordo ancora quanto ero felice quando comprai il mio primo casco che ancor oggi mi accompagna in alcuni viaggetti. Mi sentivo soddisfatta. Per non parlare della prima giacca della Dainese e della fatica che feci per metter da parte i soldi per gli stivali, identici a quelli di Checa. La cosa che più mi ha stupito è stata la convinzione con la quale mi sono battuta con i miei genitori per avere tutto ciò. Ammetto di essere sempre stata una ragazza Con le palle, ma vi confido che in alcuni momenti avrei voluto mollare tutto. Non sopportavo più le pressioni di alcuni conoscenti che avevano avuto a che fare con il relly e che continuavano a ripetermi : - Le moto son pericolose, non bisogna prenderci la mano o sono cacchi amari per tutti. Non vedi quanti incidenti e stro***te del genere. Il cammino non si prospettava in discesa, né in pianura.Oggi, alle soglie del 2003, mi ritrovo con un lavoro, con uno stipendio fisso e con la voglia sempre maggiore di possedere una moto tutta Mia. Però non tutto è così chiaro.Ho ancora delle perplessità sulla patente. Non so quando farla, se vale la pena aspettare un anno per poter comprare la moto dei miei sogni o prenderla ora. A volte tirerei delle testate contro il muro pensando a tutti i soldi che ho speso inutilmente per delle ca**ate, soldi che sommati avrebbero dato una bella cifra utile al mio sogno. Io parlo di SOGNI, ma ho le lacrime agli occhi pensando che tutto da un momento allaltro potrebbe divenire realtà. Nellarco dei miei 20 anni mi sono sfuggiti molti di quelli che definisco Sogni, ma questo no, non lo lascio andare via. Mi sono stufata di dipendere dalla voglia degli amici per fare un giro, è tempo anche per me.
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